Da boyscout alla mimetica: Renzi in Libano si diverte a giocare alla guerra

Alberto Negri: "Siamo stati testimoni dei morti italiani in agguati e in battaglia. Troppe volte ci siamo trovati nella triste condizione di dovere spiegare cosa eravamo andati a fare"

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Da boyscout alla mimetica: Renzi in Libano si diverte a giocare alla guerra

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Vi riproponiamo due post FaceBook che l'editorialista de il Sole 24 ore Alberto Negri ha dedicato in merito alla visita di Renzi in Libano martedì mattina. Migliore sintesi secondo noi di un premier mai eletto da nessuno che da boyscout si trasforma oggi in militare in tenuta mimetica non c'è.

di Alberto Negri
 
Oggi Renzi è in Libano, Grasso a Baghdad: in vista del Natale si fanno pubbliche relazioni con le forze armate e magari si assesta una lavata di capo all'ottimo ambasciatore in Iraq che con un certo realismo non ha promosso abbastanza le iniziative del presidente del consiglio. Gli iracheni ci hanno detto che la diga di Mosul se la guardano da soli.
 
Ecco un estratto su quanto scritto sul Sole una settimana fa sull'agomento.
 
"Come dice il presidente del Consiglio questo non è il Paese dei balocchi, quindi decide il Parlamento, non l’audience o i social network. Questo non è il Paese dei balocchi perchè i soldati non sono dei contractor a disposizione del governo ma degli uomini, dei professionisti, e bisogna sapere perché debbano essere mandati e soprattutto con quali regole di ingaggio. In cambio di un appalto? Sembra un po’ troppo poco. Speriamo non vengano a dire che è l’ennesima missione di pace.
Queste cose non le diciamo per spirito polemico ma perché nei decenni abbiamo dovuto scrivere dozzine di articoli sulle missioni in Somalia, Kosovo, Afghanistan. Siamo stati testimoni dei morti italiani in agguati e in battaglia. Troppe volte ci siamo trovati nella triste condizione di dovere spiegare cosa eravamo andati a fare: quando un soldato muore da noi diventa una tragedia nazionale e si innescano le relative e stucchevoli polemiche. E’ sempre stato così e ai media viene affidato il compito, svolto per carità di patria, di rivolgersi contriti a un’opinione pubblica che non ha lo stomaco per sopportare perdite umane". 
 
E, prosegue Negri, in un altro post su Fb:
 
Nelle nostre partecipazioni alle missioni militari all’estero è inutile arrovellarsi a cercare una strategia: non c’è. La controprova è nel fatto che ogni volta partiti e opinione pubblica, davanti a eventi quasi inevitabili in teatri di guerra, si chiedono cosa siamo andati a fare, soprattutto quando ci accorgiamo che i nostri alleati non ci elargiscono nessuna contropartita. A ogni giro di stagione però in questo Paese si presenta qualcuno che pensa di essere più furbo degli altri che lo hanno preceduto e trova chi lo segue. Buona fortuna a tutti. 

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