Da "Tigre di carta" a "Impero della narrazione": il grande inganno del potere USA
di Michele Blanco
Molti non lo sanno o, quantomeno, non lo ricorderanno: nel 1946, Mao Zedong definì l’imperialismo statunitense una “tigre di carta”. Molto più recentemente, nel 2022, lanciando l’Operazione militare speciale contro l'Ucraina, il presidente russo Putin si riferì agli USA come “l’impero della menzogna”, riferendosi alle continue manipolazioni dell'informazione presenti nei mass media occidentali. Queste due definizioni si potrebbero molto bene sintetizzare in una terza, secondo il mio modesto parere molto più appropriata, che sarebbe molto più calzante: “l'impero della narrazione”.
Gli Stati Uniti basano fondamentalmente il proprio potere, prima che sulla violenza, colpi di stato, elezioni manipolate e truccate, la sopraffazione e le note misure coercitive, che pur praticano da secoli, sulla diffusione costante con la manipolazione dell'informazione mondiale dell’idea del loro essere onnipotenti e indispensabili. Sono delle vere e proprie "catene mentali" imposte dall’egemonia culturale degli Stati Uniti d'America nelle nazioni da essa controllate, soprattutto nelle opinioni pubbliche di queste nazioni, a fungere da primo fondamentale ostacolo in qualsiasi possibile e necessario processo di liberazione.
Infatti, vista la base economica dell’imperialismo statunitense, non potrebbe essere altrimenti. Il sistema capitalista contemporaneo non si basa sulla realtà oggettiva della produzione e dell’economia reale, ma sull’irrealtà di una finanza globalizzata ormai slegata da qualsiasi reale processo produttivo e ridotta alla sola speculazione tramite la creazione “dal nulla” di ricchezze virtuali e non esistenti realmente.
Un grande gioco speculativo basato su specchi dove a definire la “realtà” percepita non è il dato materiale, ma la narrazione proposta dalla comunicazione manipolata e falsa. Nel mondo contemporaneo bastano alcune frasi sul social X del presidente degli Stati Uniti, per quanto palesemente e assolutamente distanti da qualsiasi descrizione veritiera della realtà, per provocare importanti movimenti di capitale. Tutti si comportano “come se” la narrazione, chiaramente costruita e non veritiera, fosse assolutamente vera, perché viene dall’interno del sistema capitalista fondato sull’egemonia di Washington; in questo contesto è la falsa narrazione a definire la realtà.
Tutto questo ha comportato e garantito immense possibilità d’arricchimento solo per la grande borghesia finanziaria, per persone che vengono idolatrate al grande pubblico dai mezzi di comunicazione di massa, ma che nella realtà sono solo dei parassiti e speculatori: si pensi ai vari personaggi come Musk e Thiel. Tutto questo, nel corso degli anni, ha notevolmente contribuito a ridurre la forza reale del sistema capitalistico statunitense.
Nel mondo contemporaneo si cominciano a vedere segni di una decadenza dovuta all'eccessiva finanziarizzazione del sistema economico; l'intero sistema egemonico statunitense vede il manifestarsi di uno scarto crescente tra la "narrazione" esagerata e la realtà effettiva. Gli USA, con la loro propaganda, si ostinano fortemente a presentarsi ancora oggi come “l’unica superpotenza”, il paese che, in virtù della propria eccezionalità, avrebbe la força e il diritto, ma a quale diritto si riferiscono? A quello del non diritto della forza, di imporre quell’ordine basato sulle regole che consente il mantenimento della ingiusta e ingiustificabile gerarchia internazionale. Nella loro "narrazione", gli Stati Uniti primeggerebbero ancora in tutti i campi, e i loro cittadini conoscerebbero un livello di prosperità semplicemente impensabile per il resto del mondo.
Ma tutto questo è palesemente falso. Basti pensare ai 50 milioni di cittadini statunitensi senza assistenza sanitaria.
Tutte le dichiarazioni dei massimi dirigenti del regime, sempre più illiberale, di Washington e della casta mediatico-intellettuale al loro servizio bastano per rendersi conto di come tale falsa narrazione sia ancora oggi diffusa. Ma basterebbe guardare anche solo in modo superficiale la realtà del mondo contemporaneo per rendersi effettivamente conto di quanto tale narrazione sia, nella realtà, surreale se non completamente falsa.
Anche con la disinformazione manipolata a molti è ormai noto lo stato di totale degrado delle città americane e della grande povertà presente in vasti strati della popolazione statunitense.
La società statunitense contemporanea è caratterizzata da una delle disuguaglianze economiche più estreme al mondo. Mentre un numero ristretto di super-ricchi detiene una quota senza precedenti della ricchezza nazionale, oltre 40 milioni di cittadini vivono in povertà, spesso impossibilitati a pagare l'affitto, acquistare cibo o accedere alle cure mediche.
I dati chiave evidenziano una polarizzazione profonda, con una grande concentrazione della ricchezza. Negli Stati Uniti i miliardari sono 1.135, con patrimoni complessivi che superano i 5.700 miliardi. L'1% più ricco della popolazione possiede circa metà dell'intero mercato azionario e oltre il 30% della ricchezza totale del paese.
Ma ci sono milioni di poveri e lavoratori in difficoltà. Si stima che oltre il 40% della popolazione statunitense appartenga alla fascia a basso reddito: si tratta di 160 milioni di persone. Circa 66 milioni di lavoratori guadagnano sotto una soglia spesso inferiore al costo della vita reale (living wage), questo in particolare nelle principali aree metropolitane.
Inoltre, negli Stati Uniti vige una vera e propria emergenza abitativa. Il costo della vita estremamente elevato ha portato a una forte crescita dei senzatetto e delle persone senza una fissa dimora nei grandi centri urbani, con oltre 350.000 persone in difficoltà abitative solo a New York. L'OCSE stima che circa il 18% della popolazione statunitense viva in condizioni di povertà relativa.
Se questo è il modello da seguire secondo la "narrazione" dei mezzi di comunicazione di massa del mondo occidentale e dalla propaganda statunitense, siamo veramente messi malissimo.


