Da Valaam il messaggio di Putin all'Occidente: la Russia detta i tempi del conflitto (e della pace)
"Kiev deve accettare la realtà sul campo": il presidente russo invita al dialogo. Lukashenko avverte: "Se vogliono la pace perché continuano a inviare armi?’"
In un incontro informale sull'isola di Valaam, tra i paesaggi suggestivi del Lago Ladoga, il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo bielorusso Alexander Lukashenko hanno discusso a lungo del conflitto in Ucraina, tra aperture negoziali, analisi militari e un chiaro messaggio all'Occidente: Mosca non cederà sulle sue richieste fondamentali, ma è pronta a parlare se il regime di Kiev accetterà la realtà sul campo.
Putin ha espresso ancora una volta la disponibilità russa a riprendere i negoziati, sottolineando però che sarà l'Ucraina a dover decidere quando e come. "Se i leader ucraini credono che questo non sia il momento giusto e che sia necessario aspettare, pazienza, noi possiamo aspettare", ha affermato durante il colloquio con i giornalisti. "Ma le trattative sono necessarie, soprattutto se si vuole costruire una pace duratura, non una semplice tregua temporanea".
Il presidente russo ha ricordato i progressi fatti durante i colloqui di Istanbul, che hanno permesso lo scambio di prigionieri e il rimpatrio di soldati, ma ha anche messo in guardia contro le "aspettative irrealistiche" che, secondo lui, hanno spesso portato a delusioni. "Per risolvere la questione in modo pacifico, serve un dialogo approfondito, non mediatico, lontano dai riflettori", ha aggiunto, ribadendo la proposta di creare tre gruppi di lavoro separati per affrontare le questioni politiche, militari e umanitarie.
?????Putin: Moscú está dispuesta a esperar a Kiev
— Sepa Más (@Sepa_mass) August 1, 2025
Vladímir Putin afirma que Rusia puede esperar si Ucrania aún no está preparada para negociar una solución al conflicto.https://t.co/KDOXonHb81 pic.twitter.com/1mL3AKtpQ3
Le richieste russe rimangono immutate: il ritiro completo delle truppe ucraine dalle regioni di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, il riconoscimento di Crimea e Sebastopoli come territori russi insieme alle nuove regioni liberate, e una garanzia di neutralità per l'Ucraina, che dovrebbe rinunciare a qualsiasi adesione alla NATO, smilitarizzare e denazificare il paese.
"Lo scorso giugno ho chiarito pubblicamente gli obiettivi della Russia. Niente è cambiato da allora", ha affermato Putin, rispondendo alle critiche secondo cui Mosca avrebbe richieste "vaghe". "Il punto principale è eliminare le cause che hanno scatenato questa crisi: l'espansione della NATO verso i nostri confini e la repressione della popolazione russofona in Ucraina. Senza affrontare queste questioni, non ci sarà una soluzione stabile".
Putin ha anche sollevato dubbi sulla legittimità costituzionale del presidente ucraino Vladimir Zelensky, il cui mandato sarebbe tecnicamente scaduto a maggio 2023. "Non entrerò nei dettagli, ma l'attuale governo non rispetta la Costituzione ucraina", ha affermato, lasciando intendere che Mosca potrebbe non riconoscere Kiev come interlocutore valido in futuro.
Nel frattempo, sul campo di battaglia, le forze russe continuano a guadagnare terreno. Putin ha confermato la liberazione di Chasov Yar, un nodo strategico nel Donbass, e ha dichiarato che l'esercito ucraino, nonostante i tentativi di contrattacco, non riesce a fermare l'avanzata. "L'iniziativa strategica è ora completamente nelle nostre mani", ha detto, attribuendo i successi all'eroismo dei soldati russi.
A margine dell'incontro, Putin ha fatto un annuncio significativo: il sistema missilistico ipersonico "Oreshnik" è entrato in produzione in serie ed è già operativo. Il missile, testato lo scorso novembre contro un obiettivo in Ucraina, può trasportare testate convenzionali o nucleari, con una potenza tale da essere paragonabile a un'arma atomica tattica. "È un ulteriore deterrente per la nostra sicurezza", ha commentato il presidente russo, aggiungendo che entro fine anno verrà valutata la possibilità di fornirlo alla Bielorussia.
Lukashenko, da parte sua, ha sostenuto la linea di Mosca e ha criticato l'Occidente per quello che ha definito un approccio "ipocrita e pericoloso". "Se davvero vogliono la pace, perché continuano a inviare armi e a spingere per una vittoria impossibile? La Russia è una potenza nucleare, non si può trattarla con ultimatum", ha detto, denunciando anche il rischio di escalation dopo che un ordigno inesploso (con 59 kg di esplosivo) ha colpito un edificio civile in Bielorussia.
Il messaggio finale di Putin è chiaro: la Russia non ha fretta, perché militarmente sta avanzando, e non accetterà soluzioni che ignorino i "fatti sul terreno". Tuttavia, se il regime di Kiev e i suoi sostenitori occidentali vorranno seriamente negoziare, Mosca è disposta a sedersi al tavolo.
"La pace non si costruisce con i diktat, ma con il realismo", ha concluso il presidente russo. "E il realismo, oggi, dice che l'Ucraina non vincerà questa guerra. Meglio trovare un accordo ora, prima che altri territori vengano liberati".
Una posizione che lascia poco spazio a interpretazioni e che, nelle prossime settimane, potrebbe diventare ancora più stringente man mano che le truppe russe continueranno la loro avanzata.


