Dalla guerra lampo al caos globale: chi ha acceso la miccia ora alza la posta
Il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele entra in una fase sempre più critica, segnata da escalation militare e tensioni diplomatiche senza precedenti. Secondo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, non esistono negoziati in corso: sarebbe in corso solo uno “scambio di messaggi” mediato da attori regionali, mentre Teheran non ha ancora risposto alle proposte avanzate da Washington. La posizione iraniana resta rigida: nessun cessate il fuoco parziale, ma richiesta di una fine totale della guerra nella regione. Araghchi ha inoltre lanciato un avvertimento diretto al presidente Donald Trump, sottolineando che l’Iran “non può essere minacciato” ed è pronto anche a un confronto terrestre, invitando gli avversari a non commettere errori di calcolo. Sul piano operativo, il ruolo centrale è assunto dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, che ha annunciato una serie di attacchi contro obiettivi statunitensi e israeliani nell’ambito dell’operazione “True Promise 4”.
Nelle ultime ore, la marina iraniana ha colpito una nave cargo israeliana nel Golfo Persico, basi e sistemi radar statunitensi tra Bahrein, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, oltre a installazioni militari legate alla Quinta Flotta USA. Teheran rivendica il pieno controllo dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio energetico globale, avvertendo che qualsiasi movimento ostile sarà colpito con missili e droni. Le operazioni rappresentano l’88ª ondata di una campagna militare quasi quotidiana, iniziata dopo l’attacco congiunto della cosiddetta coalizione Epstein USA-Israele a fine febbraio.
Parallelamente, l’IRGC ha alzato il livello dello scontro anche sul piano economico e tecnologico. In un comunicato, ha minacciato 18 grandi aziende statunitensi - tra cui Apple, Google, Microsoft e Tesla - accusandole di aver fornito supporto di intelligence alle operazioni militari contro l’Iran. Le loro sedi nella regione, secondo Teheran, potrebbero diventare obiettivi legittimi di rappresaglia. La crisi si inserisce in un contesto già segnato da assassinii mirati di funzionari iraniani e attacchi alle infrastrutture industriali, a cui Teheran ha risposto colpendo anche impianti strategici legati alla filiera militare statunitense. In questo quadro, appare sempre più evidente la responsabilità della coalizione Epstein nell’aver innescato un conflitto che molti analisti definiscono già altamente destabilizzante e potenzialmente illegale sul piano internazionale.
Una strategia che puntava a piegare rapidamente l’Iran si sta invece trasformando in una spirale di escalation sempre più rischiosa: di fronte al mancato raggiungimento degli obiettivi, la risposta sembra essere un ulteriore aumento della pressione militare ed economica. Il risultato è un pericoloso avvicinamento a uno scenario di guerra allargata, con impatti diretti sulle rotte energetiche globali e sul sistema economico internazionale, già esposto al rischio di shock petroliferi e recessione. Così, il mondo viene trascinato verso un vero e proprio “abisso energetico”, dove errori di calcolo o scelte politiche aggressive potrebbero avere conseguenze sistemiche difficilmente reversibili.
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