Dalla lotta di classe allo "scudo assicurativo": cosa sta succedendo ai sindacati italiani

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Dalla lotta di classe allo "scudo assicurativo": cosa sta succedendo ai sindacati italiani

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di Federico Giusti

Nei giorni scorsi ci siamo imbattuti in una serie di offerte, una vera campagna acquisti per ricorrere al gergo calcistico, da parte delle organizzazioni sindacali alla ricerca di iscritti nella Pubblica amministrazione. Gli iscritti al sindacato sono da anni in diminuzione e in particolare nel settore pubblico.

Per attirare iscritti e simpatizzanti è nata una sorta di corsa all'offerta migliore da presentare a lavoratori e lavoratrici, una delega che preveda anche una serie di servizi e coperture assicurative

Oltre ai soliti sindacati firmatari di contratto, rappresentativi e della galassia autonoma, troviamo anche alcune sigle di base ,stiamo parlando delle assicurazioni private offerte insieme alla iscrizione  per copertura dell'assicurato in caso di eventuali addebiti per colpa e dolo. Solo pochi anni or sono ci eravamo imbattuti nella iscrizione al sindacato come condizione essenziale per partecipare ai corsi di preparazione per concorsi nella Pubblica amministrazione e nell'igiene ambientale. "Iscriviti e potrai partecipare ai nostri corsi di preparazione" c'era scritto in qualche volantino, cambia la sigla ma la sostanza resta identica.

Si critica il modello concertativo salvo poi sposarne le peggiori modalità attraverso le quali relazionarsi con la forza lavoro, per attrarre iscritti si accetta il welfare aziendale anche a discapito di quello universale, la previdenza integrativa diventa un pilastro insostituibile al pari della sanità privata e oggi arrivano le assicurazioni per offrire adeguata copertura in caso di colpi gravi e dolo.

"Ce lo chiedono i lavoratori", è stata la risposta alle prime obiezioni mosse, di conseguenza i lavoratori potranno chiedere al sindacato di sostenere non rivendicazioni con aumenti salariali atti a recuperare potere di acquisto ma sgravi fiscali a carico dello Stato, potranno alla occorrenza avanzare rivendicazioni settoriali e corporative sostenendo alla fine implicitamente i processi di privatizzazione.

Ora noi sappiamo che il movimento operaio, protagonista della stagione  di lotte sul finire degli anni sessanta, non fu tenero verso lo Statuto dei lavoratori, ciò nonostante il richiamo a quella legge oggi è ritenuto essenziale per offrire maggiore radicalità alla nostra azione sindacale. Di conseguenza non ci  meravigliamo se la previdenza integrativa o le pensioni private siano nel frattempo divenute appetibili soluzioni in un contesto storico nel quale la erosione del potere di acquisto diventa sempre maggiore.

Siamo tuttavia davanti a una incoerenza di fondo o se preferiamo a una prassi incomprensibile se ci mettiamo in lizza tra sigle accettando le assicurazioni private, la sanità privata, la previdenza integrativa, le assicurazioni per il dolo e la colpa grave senza mai avere costruito una vera mobilitazione contro il ricorso a facili denunce negli ospedali.

La nostra non vuol essere una critica ideologica o astratta ma siamo certi che proporre assicurazioni private insieme alla delega sindacale non rappresenti una soluzione o piuttosto la risposta obbligata a un problema reale che vede i dipendenti pubblici minacciati, denigrati e con carichi di lavoro sempre meno sostenibili.

Siamo davanti ad una opzione che farà entrare anche parte dei sindacati di base nel novero dei sostenitori delle assicurazioni private sapendo che molte lavoratrici, terrorizzate da una eventuale accusa di dolo o di colpa grave soprattutto nel settore della sanità, saranno incline a sostenere il ricorso alle assicurazioni. Il problema è  reale ma il conto dovrebbe essere presentato direttamente al Governo e all'Aran visto che si usano due pesi e due misure assai diverse tra loro, ad esempio tra personale della sanità e membri delle forze dell'ordine. Lo scudo penale vale per alcuni e per altri no? O forse è proprio lo scudo una soluzione errata ?

Da lavoratori restiamo ben consapevoli di quanto grave sia la situazione appena descritta che meriterebbe la massima attenzione anche da parte del Governo e dell'Aran senza essere sminuita o banalizzata, sulla forza lavoro da anni stanno scaricando sempre maggiori oneri per non parlare dell'obbligo di riservatezza e di rispetto di codici etici e aziendali che non prevedono obiezione di coscienza ad esempio rispetto ai progetti legati alla ricerca a fini militari.

Guardiamo con estrema preoccupazione poi a quella norma che imporrebbe ai lavoratori di pagarsi una assicurazione privata per eventuale danno erariale,  questa  rientra tra gli emendamenti al Milleproroghe.

L’obbligo di assicurarsi slitterà molto probabilmente al 1° gennaio 2027, forse la regola sarà nel frattempo riscritta inserendola nei prossimi contratti della PA e per renderla inattaccabile davanti a eventuali ricorsi.

L’obbligo di polizza assicurativa investirà chiunque si assuma un incarico che comporti la gestione di risorse pubbliche oggetto di giurisdizione della Corte dei conti. Pensiamo ad agenti contabili, i Responsabili unici del progetto (Rup) negli appalti ma pensiamo anche a dipendenti privati che maneggiano, tra appalti e convenzioni, risorse pubbliche.

Pensiamo ad un grande mercato di decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici , probabilmente a un vero e proprio business per assicurazioni private e polizze varie, questa norma è mossa dal fatto che lo Stato vuole avere certezza di riscuotere le sanzioni deliberate nelle sentenze di condanna e quindi far cassa 

Troviamo inaudito che il Governo non preveda invece nei contratti nazionali una apposita norma. Parallelamente i sindacati, oltre al classico pacchetto di servizi da offrire in cambio della iscrizione, servizi  dal caf al patronato, dalla sanità integrativa agli sconti per compagnie assicurative o palestre, offrono una polizza assicurativa contro la colpa grave e il dolo insieme alla iscrizione.

Siamo davanti  all'avvento delle assicurazioni private ricordando che tra i provvedimenti all'ordine del giorno del Governo troviamo anche l''obbligo di assicurare le abitazioni da alluvioni e calamità naturali. Lo Stato rinuncia a un ruolo fondamentale, quello di prevenire catastrofi con interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, il sindacato dal canto suo opta per la limitazione del danno con le polizze assicurative.

Stiamo forse venendo meno alle ragioni etiche, morali e materiali, di classe se vogliamo, che portavano un lavoratore, o lavoratrice, a iscriversi a un sindacato? E l'avvento delle polizze assicurative, sul modello statunitense, è forse irreversibile?

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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