Dalla Russia all'Italia: i Brics a Roma grazie ad un convegno organizzato dal M5S.

Geraldina Colotti: "Passi impor­tanti per una nuova archi­tet­tura finan­zia­ria e un nuovo indi­rizzo, di segno inverso a quello che ha preso piede con l’egemonia del FMI E BM"

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Dalla Russia all'Italia: i Brics a Roma grazie ad un convegno organizzato dal M5S.

 
di Geraldina Colotti
 
Si è con­cluso a Ufa, in Rus­sia, il VII Ver­tice dei Brics, Bra­sile, Rus­sia, India, Cina e Suda­frica. Una strada aperta a nuove regole del gioco, a nuove sfide glo­bali. Ha preso forma la Banca mon­diale di svi­luppo, tutti i paesi hanno sot­to­scritto un fondo di riserve comuni, eletto i ver­tici (la pre­si­denza della Banca va all’India) e i dele­gati hanno fir­mato una serie di docu­menti in mate­ria di coo­pe­ra­zione: a livello eco­no­mico, ma anche cul­tu­rale e orga­niz­za­tivo, con la crea­zione di una pagina web comune ai mini­steri degli Esteri dei paesi mem­bri che fun­zio­nerà come segre­ta­riato vir­tuale dei Brics.

La Rus­sia, a cui è toc­cata la pre­si­denza di turno, ha ini­ziato con la Cina e con l’India nego­ziati per la crea­zione di zone di libero com­mer­cio, che per ora — ha detto il pre­si­dente russo Vla­di­mir Putin — riman­gono nell’ambito dei rap­porti bila­te­rali e non coin­vol­gono gli altri paesi della coa­li­zione. Ieri, nella stessa sede, si è svolto anche il Ver­tice dell’Ocs, l’Organizzazione di coo­pe­ra­zione di Shan­ghai: con l’obiettivo di inclu­dere a pieno titolo due paesi osser­va­tori, India e Paki­stan, da aggiun­gere a Rus­sia, Cina, Ka­za­ki­stan, Kir­ghi­zi­stan, Tagi­ki­stan e Uzbe­ki­stan, e per con­fi­gu­rarsi così come un nuovo G8.
 
Passi impor­tanti per una nuova archi­tet­tura finan­zia­ria e un nuovo indi­rizzo, di segno inverso a quello che ha preso piede con l’egemonia del Fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale e della Banca mon­diale. I Brics hanno infatti mani­fe­stato, per bocca della pre­si­dente bra­si­liana Dilma Rous­seff, la loro «totale con­tra­rietà alla poli­tica di san­zioni» e ai piani di aggiu­sta­mento strut­tu­rali impo­sti con il ricatto del debito. Rous­seff ha fatto al riguardo l’esempio di Cuba, del mici­diale blocco eco­no­mico impo­sto dagli Usa e oggi rimesso in que­stione. Sul tavolo anche la crisi greca, a cui i Brics potreb­bero offrire una sponda.
 
Ieri, in un con­ve­gno inter­na­zio­nale orga­niz­zato alla Camera dei depu­tati dal Movi­mento 5Stelle, dal titolo “Brics, parte for­mal­mente la sfida al mondo dol­la­riz­zato”, hanno par­lato rap­pre­sen­tanti dei cin­que grandi emer­genti, intro­dotti da Ales­san­dro Di Battista.
 
Andrey Kli­mov, vice­pre­si­dente della Com­mis­sione affari esteri del senato russo ha chia­rito: «Non abbiamo pre­clu­sioni all’entrata di altri paesi, che siano in via di svi­luppo o svi­lup­pati, ma la regola è che i cin­que fon­da­tori man­ten­gano una mag­gio­ranza di oltre il 50% affin­ché il loro peso effet­tivo rimanga sem­pre mag­gio­ri­ta­rio». Per Kli­mov, Banca dei brics non è un isti­tuto «di bene­fi­cenza», ma avrà comun­que una logica diversa da quella dell’Fmi, giac­ché il suo obiet­tivo è «com­bat­tere la povertà e ren­dere la cre­scita più inclu­siva». La logica dei Brics — ha spie­gato Tang You­jing, con­si­gliere poli­tico dell’ambasciata cinese, «è quella di con­ce­dere finan­zia­menti per le infra­strut­ture in un’ottica di com­ple­men­ta­rietà e costruire una via, una cin­tura sulla rotta e lo spi­rito dell’antica via della Seta».

Di Gre­cia e di Europa si è par­lato nella seconda parte dell’incontro con tre eco­no­mi­sti: lo spa­gnolo Ramon Fran­quesa, il greco Leo­ni­das Vati­kio­tis, cri­tico sull’atteggiamento di Tsi­pras di non «rispet­tare il no degli elet­tori rine­go­ziando con la troika pro­getti già fal­li­men­tari», e Luciano Vasa­pollo, a cui la sala piena ha riser­vato un’ovazione. Vasa­pollo ha par­lato dell’Alba, l’Alleanza boli­va­riana per i popoli delle Ame­ri­che che ha chie­sto di entrare nei Brics. E ha esa­mi­nato il com­plesso per­corso per uscire dall’euro e costruire un’Alba medi­ter­ra­nea: assu­mendo la deci­sione di «una nuova valu­ta­zione del debito» com­piendo un’operazione di sovra­nità come quella rea­liz­zata con pro­fitto da Mora­les in Boli­via o da Cor­rea in Ecuador.

Fonte: il Manifesto

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