Dalla salute all'auto ferma: come la crisi sta cambiando il volto delle famiglie italiane
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La crisi economica è palese se intesa almeno come erosione del potere di acquisto dei salari, lo si evince dal fatto che tante famiglie non arrivano a fine mese,lo percepiamo dal ricorso strutturale allo straordinario, dal ritorno del doppio lavoro. Ma la crisi si manifesta anche e soprattutto in altre forme, ad esempio attraverso i tagli familiari alle spese per salute e istruzione, con il fermo di una macchina o di un motorino per diversi mesi l'anno al fine di ridurre i costi derivanti dall'assicurazione.
Il caro carburante spinge molti a cambiare abitudini, ad esempio sta ritornando la vecchia divisione delle spese di viaggio. Ogni famiglia deve intanto rivedere le priorità di spesa, tanto che sette italiani su 10 dichiarano di avere stretto la cinghia rinunciando a qualche spesa giudicata superflua.
Il vero problema è costituito dal fatto che tra i tagli ritroviamo i controlli medici, le analisi rinviate a tempi migliori, le gite di istruzioni, l'acquisto di un libro o di un abbonamento
Poi ci sono anche differenze dovute all'età, la crisi colpisce soprattutto giovani e anziani alle prese rispettivamente con salari bassi e lavori precari e assegni previdenziali decisamente ridotti se confrontati agli ultimi stipendi.
Le leggi che hanno precarizzato il lavoro e quelle in materia previdenziale hanno prodotto gli effetti sperati per chi le aveva introdotte ma con risultati sociali devastanti
Eppure la informazione di questo disagio sociale non sempre arriva, si interrompe negli imbuti creati dal controllo dei media, dai messaggi rassicuranti del Governo e delle associazioni ad esso legate.
Davanti alla revisione dei comportamenti di spesa e delle abitudini: la maggior parte di noi sa che questa situazione è destinata a durare nel tempo e probabilmente anche a peggiorare, lo si capisce dai dati relativi al costo della benzina e al ricorso strutturale alle guerre da parte di Trump
Ma è altrettanto vero che gli italiani si sono schierati in teoria contro la guerra, sono solidali con i palestinesi ma estremamente disattenti alla riconversione della manifattura da civile e militare, ignavi davanti alle tecnologie duali. E questo atteggiamento contraddittorio prima o poi ci presenterà un conto salato.
Il Governo ha provato a contenere i costi energetici ma non ci è riuscito tanto che Il Sole 24 Ore riportava un sondaggio secondo il quale il 95%, degli intervistati si dichiara preoccupato per la crescita dei carburanti.
E la guerra, qualora dovesse riprendere con maggiore efferatezza in Iran, non solo genererebbe aumento della inflazione ma anche la spirale speculativa sui prezzi del gas e del petrolio.
L'egemonia Usa si gioca con le carte tradizionali della guerra ed è proprio la guerra a rappresentare la vera incognita per il nostro futuro. Continuiamo a pensare che il problema sia il blocco della Flottiglia o invece il ricorso strutturale alla guerra con tutte le conseguenze sulla economia e la riconversione delle industrie da civili a militari?. Forse un po' di chiarezza non guasterebbe.


