Dall’ordine basato sul diritto internazionale alla proiezione di potenza multipolare

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Dall’ordine basato sul diritto internazionale alla proiezione di potenza multipolare

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di Alex Marsaglia

“Stiamo combattendo guerre. Non è possibile per gli Stati Uniti occuparsi di asili nido, Medicaid e Medicare”, così Donald Trump nella serata del 1 Aprile proclamava la prosecuzione dell’aggressione in maniera sempre più brutale e indiscriminata all’Iran per altre 2-3 settimane, se necessario sino a “riportarlo all’età della pietra”.

E così l’assalto imperialista e colonialista alla Repubblica Islamica iraniana continua targettizzando sempre più spesso i civili, con costi enormi per le popolazioni coinvolte. E prosegue nel silenzio pressoché totale delle istituzioni internazionali che dovrebbero far rispettare il diritto, ma sembrano più preoccupate ad allinearsi al potere occidentale decadente mettendo sotto analisi l’esercizio della legittima difesa dell’Iran nel Golfo, così come nel 2022 e ancor prima nel 2014 si è fatto con il Donbass e la Russia che rivendicavano i loro legittimi diritti all’autodeterminazione e all’autodifesa dei civili.

D’altra parte siamo di fronte a questo: al diritto internazionale esercitato come strumento del potere occidentale che lo ha concepito, come ha fatto recentemente notare la portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zacharova, “l’autodeterminazione dei popoli” è valida solo se questi si asserviscono al potere imperialista, altrimenti prevale “l’integrità territoriale” (vedi dal minuto 18.55: https://youtu.be/OVawyAj5N6E?is=cAzgh3MRpx0yPK_A). Alla luce dell’andamento di 12 anni di escalation e di conflitto permanente contro l’Oriente, continuamente sostenuto e giustificato in punta di diritto internazionale diventa veramente difficile riporre fiducia nel senso di giustizia di qualsiasi decisione giuridica in sede Onu. Nelle scorse settimane nel turbine degli eventi di guerra è passata in secondo piano, ma risulta fondamentale, l’astensione sino-russa alla Risoluzione 2817 (vedi la ricostruzione di Fulvio Scaglione qui: https://it.insideover.com/politica/lonu-condanna-liran-e-tace-su-usa-e-israele-leuropa-promette-di-liberare-lo-stretto-di-hormuz-dopo.html). Si è trattato della più evidente e grave forma di “doppio standard” nel diritto internazionale, denunciata magistralmente dal Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi quando ha detto che “gli Stati Uniti hanno appoggiato il blocco israeliano di Gaza, eppure condannano l’Iran per essersi difeso nello Stretto di Hormuz”. Dunque per l’Onu c’è l’aggressione nell’aggressione e questa avviene da parte dell’Iran. Un assurdo logico-giuridico che però a ben vedere si innesta su quanto già avvenuto nel conflitto russo-ucraino.

Insomma, la “sicurezza” e “l’integrità territoriale” dei quisling, diventano un argomento retorico per giustificare la violenza del potere imperialista che si esercita prescindendo dal diritto internazionale. Allo stesso modo l’analisi giurisprudenziale internazionale si scervella nell’analisi della reazione iraniana, così come è stato fatto con quella russa, giudicando nei minimi dettagli lo sconfinamento di limiti e confini. Ovviamente quando gli Stati Uniti calpestavano la sovranità delle popolazioni degli Stati del Golfo Persico riempiendo quegli stessi stati di basi militari nessuno si è premurato di porre la questione sulla bilancia del diritto internazionale. Già, perché il discorso dell’avvicinamento della NATO alla Russia può essere trasposto pressoché alla stessa maniera anche nel Golfo e la reazione di autodifesa esistenziale iraniana dovrebbe insegnare molto alle élite dementi europee che stanno seguendo le monarchie del Golfo nei livelli di vassallaggio di guerra, con la sottile differenza che l’Iran non ha la bomba atomica. Questo ancora oggi risulta di difficile comprensione ai vassalli kamikaze europei, a partire dai baltici che stanno aprendo i loro spazi aerei per gli attacchi ucraini sul suolo russo, rendendo de facto l’Unione Europea non più solo un alleato dell’Ucraina, ma un membro co-belligerante della guerra russo-ucraina.

Quello che sta salvando le popolazioni occidentali degli Stati vassalli dell’Impero americano decadente al momento è puramente l’estrema prudenza e le valutazioni geopolitiche e di mercato che l’Oriente e le potenze dell’Eurasia compiono. Infatti, se da Cina e Russia è arrivata solo l’astensione e non il veto alla Risoluzione sopracitata, questo è avvenuto unicamente per non inimicarsi le petromonarchie, con le quali si vogliono mantenere relazioni diplomatiche ragionando in termini geo-economici e monetari; parimenti con l’Unione Europea le due potenze che guidano il mondo multipolare continuano a tenere una porta aperta nella consapevolezza che l’unica strategia energetica e di mercato valida per 450 milioni di persone resta quella sino-russa. Anche se l’Unione Europea agisce dalla sua fondazione per la deindustrializzazione più completa, rimane una popolazione numericamente rilevante che è tre volte superiore a quella russa. E la catastrofe energetica innescata dall’aggressione all’Iran della Coalizione Epstein colpirà la popolazione europea in pieno, riducendola a cavia per nuovi esperimenti di biopolitica austeritaria. Gli stessi media americani infatti ci dicono che nella realtà dei fatti con le navi gassiere bloccate nel Golfo è ricominciato il pompaggio del gas russo dal Turkish Stream (https://www.reuters.com/business/energy/russias-pipeline-gas-exports-europe-jump-22-year-on-year-march-amid-mideast-2026-04-01/). Questo per supplire agli ultimi giorni di freddo, a scorte invernali finite. Certo, difficilmente gli americani permetteranno un simile affronto al loro impero, così come non lo stanno permettendo dal lato petrolifero (si veda quanto avviene a Ust-Luga). Intanto però la realtà ci dice che è la Russia ad aiutare l’Europa nel bel mezzo di quella che è stata definita “la più grave crisi energetica di tutti i tempi” dal direttore esecutivo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE), Fatih Birol.


Come risponde l’Unione Europea a questo scenario?

In quanto costruzione artificiale dell’imperialismo americano, come vero e proprio tallone di ferro per schiacciare le popolazioni, all’UE non importa nulla dei suoi cittadini, infatti ragiona esattamente come se fosse un membro del Commonwealth, e a riprova di ciò ieri sono arrivate praticamente in simultanea le dichiarazioni del Primo Ministro australiano Albanese e del Commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen che hanno sostanzialmente annunciato il lockdown energetico. Il meccanismo lo conosciamo molto bene a partire dalla gestione pandemica emergenziale del 2020: il neoliberismo occidentale esercitando una forma estrema di biopolitica illichiana-foucaultiana scarica i costi umani, materiali ed economici sulle popolazioni che vengono stremate e ridotte in condizioni di povertà assoluta. Non mi stancherò mai di ricordare, che il numero che più di tutti riporta quest’operazione di ingegneria biopolitica avvenuta a mezzo dei lockdown è l’incremento della povertà assoluta in Italia: si è passati in un paio di anni da 4 milioni e mezzo di poveri a oltre 6 milioni, gettando 2 milioni di persone nell’inferno terreno della povertà assoluta come se nulla fosse, come mero esercizio di bilancio. Nel 2020 lo si è fatto con la scusa sanitaria e oggi i vassalli si preparano a farlo con la scusa dell’emergenza energetica, poco cambia: lo Stato borghese, si sarebbe detto un tempo, sacrifica i propri cittadini - a partire dalle classi subalterne - visti unicamente come numeri sull’altare di un’economia che Mario Draghi ci ha spiegato negli anni di transizione dal Covid all’emergenza russofoba essere “di guerra”. Ora che nella guerra ci siamo veramente e che la controparte giustamente si difende con ogni mezzo necessario, consapevole di affrontare la questione esistenziale, alle nostre classi dominanti torna utile l’arma postmoderna del lockdown: usare l’individualizzazione, l’austerità, la colpevolizzazione e l’atomizzazione sociale come strumento di macelleria sociale. Cambia l’innesco del lockdown e si passa dalla pandemia all’energia, ma i risultati attesi sono gli stessi: impoverimento di massa e deindustrializzazione a vantaggio del centro dell’Impero.

A molti sarà venuto il mio stesso deja vu, ma come è accaduto durante il primo lockdown, quello sanitario, anche durante questo secondo atto energetico la mano tesa ci arriva inaspettatamente proprio da coloro che le nostre classi dominanti hanno denigrato, offeso nonché attaccato direttamente. Qualcuno si ricorda la chiusura dello spazio aereo da parte dei vassalli dell’Europa dell’Est agli aerei russi che arrivavano per portare aiuti a Codogno? Ebbene nell’intermezzo del terrorismo pandemico, la russofobia e il “timore per gli agenti russi” iniziavano a venire insinuati nell’opinione pubblica.
Allo stesso modo proprio mentre i nostri quisling ieri proclamavano l’austerità energetica, il Presidente della Federazione russa, dopo aver dato una poderosa dimostrazione di forza economica rompendo il blocco energetico americano nel “cortile di casa” americano a Cuba, ha teso la mano alle popolazioni europee e ai mercati mondiali, dicendo: “Gli eventi in Iran stanno già avendo un impatto diretto sui mercati energetici e sul trasporto di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz. Sempre più Stati e aziende stanno riflettendo non solo sulla velocità e sul costo dei trasporti, ma il fattore decisivo sta diventando la sicurezza e la sostenibilità delle rotte di trasporto e delle catene logistiche, che sono meno soggette a crisi, conflitti militari e altri rischi esterni. La Russia può offrire al mondo tali soluzioni e svolgere un ruolo importante nella formazione di una nuova architettura della logistica globale e del commercio internazionale in generale. Per i nostri partner, le rotte logistiche russe possono essere vantaggiose sia economicamente, grazie alla riduzione dei tempi di trasporto, sia in termini di diversificazione dei flussi di trasporto globale”.
Tutto questo mentre l’Impero americano decadente apre fronti di guerra e inchioda le catene del valore globale per poi chiedere ai suoi vassalli di pagare le spese militare e mettere la carne da cannone sul campo di battaglia. Ma d’altra parte, già David Harvey analizzando la “follia del capitale” nell’Occidente finanziarizzato aveva approfondito il “concetto di anti-valore” basato sulla “teoria della svalutazione” che incrementava il tasso di sfruttamento: «ogni volta che non si riesce a mantenere una certa velocità di circolazione del capitale lungo le varie fasi di produzione, realizzazione e distribuzione, si producono difficoltà e sconvolgimenti. Siamo costretti a riconoscere l’importanza di mantenere la continuità e la velocità di circolazione. Qualsiasi rallentamento del valore in movimento comporta una perdita di valore»1. Ebbene, la pianificazione di questa nuova grande crisi economica dell’Occidente sembra portarci proprio nella direzione in cui si creano incentivi a garanzia di ulteriore produzione di valore e plusvalore e potete star certi che le popolazioni che accetteranno il vassallaggio dell’Impero in questa fase saranno le più sfruttate dall’emergenza energetica e dal lockdown che lorsignori stanno apparecchiando.

La mano tesa, ancora una volta, ci viene dalla Russia. Sapremo stringerla?

1 D. Harvey, Marx e la follia del capitale, Feltrinelli, Milano, 2017, p. 82

Alex Marsaglia

Alex Marsaglia

Nato a Torino il 2 maggio 1989, assiste impotente per evidenti motivi anagrafici al crollo del Muro di Berlino. Laureato in Scienze politiche con una tesi sulla rivista Rinascita e sulla via italiana al socialismo, si specializza in Scienze del Governo con una tesi sulle nuove teorie dell’imperialismo discussa con il prof. Angelo d’Orsi. Redattore de Il Becco di Firenze fino al 2021. Collabora per un breve periodo alla rivista Historia Magistra. Idealmente vicino al marxismo e al gramscianesimo. Per una risposta sovranista, antimperialista e anticolonialista in Italia e nel mondo intero. 

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