Daniele Luttazzi - Le parole di Grossman e le colpe dei sionisti liberal (ma di sinistra)

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Daniele Luttazzi - Le parole di Grossman e le colpe dei sionisti liberal (ma di sinistra)


di Daniele Luttazzi - Nonc'èdiche, Fatto Quotidiano*


La scorsa settimana, in un’intervista a Repubblica, lo scrittore israeliano David Grossman ha dichiarato che anche per lui quello di Israele a Gaza è genocidio. Meglio tardi che mai. “Ma il modo con cui l’ha fatto rivela tutti i difetti del sionismo liberal”, spiega in un thread su X Nimer Sultany, avvocato palestinese per i diritti umani e studioso di diritto internazionale. Le sue glosse alle parole di Grossman obbligano a riflettere sull’ignavia degli odierni coccodè. Sultany accusa Grossman: 

1) di aver negato troppo a lungo la realtà dei fatti (Grossman: “Ho fatto tutto il possibile per evitare di dover chiamare Israele uno Stato genocida”. Sultany: “Quindi sei stato parte del problema mentre altri urlavano a vuoto”); 

2) di non riconoscere il proprio fallimento morale (Grossman: “Sento l’urgenza interiore di fare la cosa giusta, e questo è il momento per farla”. Sultany: “Nonostante abbia negato di fronte a prove crescenti di atrocità di massa, sente l’urgenza dopo che 18.500 bambini sono stati uccisi, dopo che il 90% di Gaza è stato distrutto e quando la popolazione è ammassata nel 12% del territorio”); 

3) di autoassolversi (Repubblica: “Vorrei chiederle di rispondere a chi – sono tanti – dice che voi intellettuali israeliani non avete detto o fatto abbastanza per fermare quello che succede a Gaza”. Grossman: “Credo che prendere di mira chi ha combattuto l’Occupazione per quasi 60 anni, e che in questa battaglia ha investito la maggior parte della propria vita e della propria carriera, sia ingiusto”. Sultany: “Nessun dubbio, nessuna autocritica”); 

4) di dimenticare la Storia (Grossman: “Sono assolutamente convinto del fatto che la maledizione di Israele sia nata con l’Occupazione dei territori palestinesi nel 1967”. Sultany: “Nessun riconoscimento del peccato originale: la Nakba”); 

5) di incolpare le vittime (Grossman: “Il grande errore dei palestinesi sta nel fatto che avrebbero potuto trasformare Gaza in un luogo fiorente: invece hanno ceduto al fanatismo e l’hanno usata come rampa di lancio per i missili contro Israele. Se avessero fatto l’altra scelta, magari questo avrebbe spinto Israele a cedere anche la Cisgiordania e a mettere fine all’Occupazione anni fa”. Sultany: “Incolpare le vittime, revisionismo, auto-giustificazione: non si tratta delle politiche di Israele – annessione, negazione dell’autodeterminazione, assedio di Gaza da 16 anni e svolta a destra della società israeliana –, il problema sarebbero il fanatismo e le scelte dei palestinesi. La differenza tra il sionismo di destra e il sionismo liberal è solo una questione di grado: quanti palestinesi sono disposti a far morire, e quanta discriminazione contro i nativi sono disposti a tollerare. I sionisti liberal sono parte del problema e la ragione per cui ci troviamo nella situazione attuale: hanno conferito a Israele una patina di rispettabilità, nonostante il consolidamento dell’apartheid e la crescente brutalità dell’occupazione”).

Gli fa eco il sociologo Alonso Gurmendi: “Un numero crescente di intellettuali israeliani sta dicendo cose come: ‘Rifiutavo di crederci, ma ora non posso più negarlo: è genocidio’. Non c’è alcun merito in questo. Siete parte del motivo per cui il genocidio non è stato denunciato per così lungo tempo.” Sultany: “Il sionismo liberal negazionista è riassunto da questa domanda, tratta da un editoriale di Haaretz: ‘Israele cesserà di essere una democrazia?’ Non avete sentito parlare dei rapporti di Human Rights Watch e Amnesty International che definiscono Israele un regime di apartheid? Ai neri il Sudafrica concedeva una forma di ‘autogoverno’ nei ‘territori nazionali’.

Questo rendeva forse il Sudafrica una democrazia?” Grossman può sempre domandare in giro.

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