Daniele Luttazzi - Pasolini e la bufala della rapina inventata da massoni e fascisti

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Daniele Luttazzi - Pasolini e la bufala della rapina inventata da massoni e fascisti


Pubblichiamo i primi due approfondimenti di Daniele Luttazzi sul caso Pasolini pubblicati dal Fatto Quotidiano, aggiornandovi anche sulle prossime pubblicazioni dell'Autore. 


di Daniele Luttazzi - Nonc'èdiche, Fatto Quotidiano

Secondo la Cassazione (1980), Pier Paolo Pasolini fu ucciso nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 da Pino Pelosi, che agì da solo per motivi personali legati a un tentativo di violenza sessuale e a un litigio.

Nel 2005, Pelosi, che si era auto-accusato, ritrattò, affermando di non aver ucciso Pasolini; di aver assistito al pestaggio compiuto da tre uomini; e che fu costretto a prendersi la colpa per paura di ritorsioni. Nel 2010, quindi, la Procura di Roma riaprì l’indagine, ma le tracce di Dna sui reperti conservati non furono sufficienti a smentire la versione processuale. Studiosi, investigatori e biografi ritengono tuttavia altamente improbabile che Pelosi abbia agito da solo, e ipotizzano l’omicidio politico: gli articoli di Aldo Colonna pubblicati sul manifesto, nonché i libri di Michele Metta, Gianni D’Elia e Giovanni Giovannetti ricostruiscono l’assassinio in maniera più plausibile, a cominciare dal contesto storico. Togliatti, con l’amnistia del 1946, aveva voluto favorire la riconciliazione nazionale perdonando fascisti minori, ma la misura servì ad assolvere anche criminali gravi, inclusi membri della banda Koch.

Funzionari e magistrati ex fascisti tornarono nei loro ruoli, garantendo continuità tra il vecchio regime e i nuovi apparati della Repubblica. Grazie a quella mancata epurazione prese forma la rete che sosterrà la strategia della tensione (Piazza Fontana, Italicus, Brescia, stazione di Bologna), la copertura dei neofascisti e i legami occulti tra potere politico, massoneria e servizi segreti. Nel 1951, lo Psychological Strategy Board Usa elaborò un piano di guerra psicologica per “screditare le figure di spicco del comunismo gonfiando scandali”. Nel 1958 sorge a Roma, nel quartiere Eur, il Centro Mondiale Commerciale (Cmc), sezione italiana della Permindex (Permanent Industrial Exhibition), ufficialmente società commerciale, in realtà copertura della Cia. Nel Cda del Cmc siedono imprenditori, massoni e politici legati ai servizi segreti e alla destra eversiva. Gli obiettivi del Cmc sono la lotta al comunismo italiano e la manipolazione dell’opinione pubblica. Il presidente è l’avvocato romano Giorgio Zeppieri, che nel 1961 denuncia Pasolini per “rapina a mano armata” (con “una pistola con proiettili d’oro”) di un benzinaio del Circeo.

L’accusa grottesca viene sostenuta dalla perizia “a distanza” del criminologo Aldo Semerari, che definisce Pasolini “socialmente pericoloso” e “affetto da infermità mentale”. Quella perizia è diffusa ai giornali da una misteriosa agenzia, Stampa Internazionale Medica, e pubblicata dal quotidiano Il Tempo (30 novembre 1961) accanto a una foto dello scrittore armato (è una foto di scena dal film di Lizzani Il gobbo). Il processo si conclude nel 1968 con l’assoluzione per insufficienza di prove. Riconducibili a Zeppieri anche le minacce di morte ricevute dal poeta e le svariate aggressioni fisiche da parte di neofascisti. Il complotto omicida, sostiene inoltre Colonna, prende corpo nello studio legale dei massoni Roberto Ascarelli e Virgilio Gaito, in piazza di Spagna. Lo Studio è sede del Cda del Cmc, della loggia massonica Hod ed è la culla della futura loggia P2. Semerari, professore di Psicologia criminale alla Scuola superiore di Polizia, è la figura che collega Licio Gelli, servizi segreti, criminalità neofascista e Banda della Magliana. La sera prima dell’omicidio, il fotografo Dino Pedriali (autore dei nudi dell’amico Pasolini a Chia) fu avvisato dal padre, agente dei Servizi, di allontanarsi da Roma perché “sarebbe accaduto qualcosa di terribile”. (1. Continua)

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2- Le verità su Pasolini: da Johnny lo Zingaro al complotto Zeppieri

 

Riassunto della puntata precedente: per la Cassazione (1980), Pasolini fu ucciso nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 da Pino Pelosi dopo un tentativo di violenza sessuale. Studiosi e biografi ritengono tuttavia assai improbabile che Pelosi abbia agito da solo, e ipotizzano l’omicidio politico: gli articoli di Aldo Colonna pubblicati sul manifesto, nonché i libri di Michele Metta, Gianni D’Elia e Giovanni Giovannetti ricostruiscono l’assassinio in maniera più plausibile. Per il libro Petrolio Pasolini raccoglie materiale scottante sui legami tra politica, petrolio, mafia e P2, e redige una lista di 120 nomi (ufficiali dell’Arma, politici e industriali) coinvolti in trame e attentati, e collusi con la Cia.

Questi documenti, insieme a un dossier segreto su un notabile Dc, erano custoditi in una cassaforte nella sua casa in via Eufrate, all’Eur. L’avvocato Zeppieri, scrive Colonna, è al centro di un complotto che, dopo anni di vessazioni giudiziarie, minacce e aggressioni, culmina con l’omicidio di Pasolini. La notte dell’agguato, Pasolini si reca all’Idroscalo di Ostia con Pelosi, un giovane borgataro con cui aveva una relazione, per recuperare le pizze rubate del film Salò. Lo attendono più persone (Johnny lo Zingaro, Antonio Pinna, Sergio Placidi, Giorgio Capece, i fratelli Borsellino, cinque picchiatori neofascisti e due balordi). La spedizione punitiva è guidata da Jacques Berenguer (del clan dei Marsigliesi, che usava i membri della futura banda della Magliana come manovalanza). Pasolini viene pestato brutalmente per oltre 40 minuti, infine Johnny lo Zingaro lo investe con un’auto, causandone la morte. Dopo il delitto, la GT di Pasolini viene abbandonata lungo la Tiburtina presso la roulotte dello Zingaro.

Alle 2 di notte, i carabinieri bussano a casa di Graziella Chiarcossi, cugina di Pasolini, per avvisarla del ritrovamento dell’auto: una procedura anomala (le comunicazioni su furti d’auto vengono fatte in orario d’ufficio). Alle 4:30 arriva sul luogo del delitto il maggiore dei carabinieri Antonio Cornacchia (dirigente del Nucleo investigativo, futuro generale, aprirà la Renault 4 col cadavere di Moro e farà sopralluoghi a Londra intorno al cadavere di Calvi): in alto già sanno che il cadavere è eccellente?

Comunque il caso verrà lasciato alla Polizia, altra anomalia. Arrestato all’Idroscalo, Pelosi si dichiara unico colpevole, quindi la Dc finanzia con 50 milioni di lire l’avvocato Rocco Mangia per assumerne la difesa (lo rivelò Mangia all’avvocato Marazzita). Mangia, proposto come legale di Pelosi dal piduista Franco Salomone (giornalista del Tempo), nomina come periti Aldo Semerari, amico di Gelli, uomo dei Servizi e già perito contro Pasolini nel grottesco processo di Latina; e Franco Ferracuti, psichiatra legato alla Cia, ai Servizi e alla P2. Entrambi garantiscono che Pelosi resti reo confesso, confermando la tesi del delitto sessuale individuale. In questo modo la pista politica viene accantonata e il caso archiviato come omicidio passionale. Pochi giorni dopo la morte, la casa di Pasolini in via Eufrate viene svaligiata: spariscono dalla cassaforte i gioielli della madre, i manoscritti, gli appunti e la lista dei 120 nomi. Un guasto anomalo alla centralina Sip di via Eufrate aveva inoltre isolato per giorni la linea telefonica dello scrittore, probabilmente per consentire intercettazioni. Secondo questa ricostruzione, l’assassinio di Pasolini è insomma il culmine di una strategia di lungo periodo che comprende il discredito giudiziario (33 processi), le minacce di morte e le aggressioni; passa attraverso l’attività della P2, del Cmc/Permindex, e dei servizi segreti deviati; e termina col delitto all’Idroscalo, eseguito da manovalanza criminale e neofascista, ma deciso a livelli superiori.

(2. Continua)

PER APPROFONDIRE: 

 

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