Daniele Luttazzi- Come Amazon e Google sanno battere Microsoft nei contratti con Israele
di Daniele Luttazzi - Fatto Quotidiano, nonc'èdiche
Ieri avevo appena inviato in redazione il mio articolo sul cloud Azure di Microsoft (Israele l’ha usato per i suoi crimini contro i palestinesi come i nazisti usavano la tecnologia Ibm per i loro crimini contro gli ebrei, spiega un’inchiesta di MintPressNews); che il Guardian rivelava nuovi dettagli sul Progetto Nimbus, il contratto da 1,2 miliardi di dollari con cui Amazon e Google, nel 2021, accettarono di fornire servizi cloud al governo israeliano. L’accordo Nimbus include una clausola insolita che ha implicazioni legali ed etiche rilevanti.
Come altre grandi aziende hi-tech, Amazon e Google sono tenute per legge a fornire informazioni alle autorità giudiziarie, spesso sotto vincolo di segretezza. Israele temeva, però, che dati sensibili trasferiti nel cloud potessero essere accessibili a governi stranieri, e per questo ha imposto un sistema segreto di notifica: se costrette a fornire dati israeliani alle autorità di altri governi, Amazon e Google dovranno avvisare il governo israeliano tramite pagamenti simbolici. Secondo documenti trapelati dal ministero delle Finanze, tali “compensazioni speciali” dovranno corrispondere convenzionalmente al prefisso telefonico internazionale del Paese in questione (ad esempio 1000 shekel per gli Usa, 3900 per l’Italia), versati entro 24 ore dal trasferimento dei dati alle autorità (se l’ordine impedisce di rivelare qualsiasi informazione, il pagamento simbolico dovrà essere di 100.000 shekel).
Giuristi statunitensi ritengono che l’insolito stratagemma è in conflitto con le leggi Usa sulla segretezza delle indagini. Anche funzionari israeliani hanno riconosciuto che il sistema potrà scontrarsi con le normative estere, costringendo le aziende a scegliere tra “violare il contratto o la legge”. Con Nimbus, Israele ottiene inoltre ampie garanzie sull’uso delle tecnologie cloud: l’accordo vieta ad Amazon e Google di sospendere o limitare i servizi anche in caso di accuse di crimini di guerra o violazioni dei termini d’uso, come accaduto il mese scorso con Microsoft, che ha bloccato l’accesso dell’Idf ad alcuni servizi di Azure, la sua piattaforma cloud, perché il Guardian e +972 Magazine avevano rivelato che l’Unità 8200 la usava per la sorveglianza di massa dei palestinesi e per localizzare bersagli da bombardare, e la notizia aveva provocato le proteste di dipendenti e investitori (la complicità di Microsoft con l’Idf, un cliente pluridecennale, continua su altri progetti). Microsoft partecipò anche alla gara per Nimbus, ma fu battuta da Amazon e Google, che firmando l’accordo si impegnarono dunque a non interrompere il servizio cloud neppure se Israele lo impiegasse per attività militari o di sorveglianza nei Territori palestinesi.
Il governo israeliano può trasferire sul cloud “qualsiasi contenuto o dato desideri”, inclusi materiali di intelligence: le clausole di Nimbus mirano a impedire che pressioni etiche o politiche inducano Amazon e Google a limitare gli abusi di Israele. Il contratto dura sette anni e prevede che i dati governativi e militari siano conservati in nuovi data center israeliani gestiti da Amazon e Google. Le aziende negano qualsiasi illecito. “L’idea che eludiamo obblighi legali statunitensi è categoricamente falsa”, ha dichiarato Google, mentre Amazon afferma di non avere “procedure per aggirare la riservatezza imposta da ordini legali”. Il ministero delle Finanze israeliano ha definito le accuse “infondate”, ma documenti interni mostrano che Israele ottenne le importanti concessioni, con le società disposte a subordinare alle richieste israeliane le proprie regole contrattuali standard. Il Progetto Nimbus ha suscitato proteste da parte di dipendenti di Google e di attivisti, che ne chiedono la cancellazione poiché ritenuto funzionale all’implementazione dei crimini israeliani a Gaza e in Cisgiordania (t.ly/Ad2Yy).

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