Dazi USA-Cina. Trump risponde al Ceo di Walmart che annuncia aumento dei prezzi

Nonostante gli accordi commerciali, le tariffe residue al 30% continuano a colpire: esperti avvertono che i costi ricadranno sui consumatori

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Il CEO di Walmart, Doug McMillon, ha recentemente lanciato un allarme: i prezzi di molti prodotti potrebbero aumentare a causa dei dazi imposti dall’amministrazione Trump sulle importazioni dalla Cina. La dichiarazione ha scatenato una replica infuocata del presidente statunitense Donald Trump, che su Truth Social ha esortato la multinazionale a "farsi carico dei dazi" senza trasferire i costi sui consumatori. Lo riporta il Washington Post, sottolineando le tensioni in corso tra grandi aziende e governo sulla politica tariffaria.


McMillon ha spiegato che, nonostante i recenti accordi commerciali tra Stati Uniti e Cina abbiano ridotto alcune tariffe, quelle residue rimangono elevate e presto costringeranno la catena ad aumentare i prezzi. "Faremo del nostro meglio per mantenerli bassi, ma non possiamo assorbire tutta la pressione", ha dichiarato durante una conferenza con analisti, citato dal New York Times. Trump, tuttavia, ha replicato accusando Walmart di non proteggere i clienti: "Devono farsi carico dei dazi, non far pagare nulla ai consumatori!".

Secondo McMillon, i dazi su beni provenienti da paesi come Costa Rica, Perù e Colombia hanno già reso più costosi banane, avocado, caffè e rose. Ma la minaccia maggiore arriva dai dazi sui prodotti cinesi, in particolare elettronica e giocattoli. Walmart, che conta oltre 4.000 negozi negli USA e serve il 90% della popolazione, non è l’unica a segnalare problemi. Marchi come Adidas e McDonald's hanno avvertito che la guerra commerciale potrebbe danneggiare i loro business, mentre Honey-Can-Do International, fornitore di articoli per la casa, prevede rincari e calo della domanda.

Gao Lingyun, esperto dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, ha spiegato al Global Times che i dazi funzionano come un meccanismo a cascata: "All’inizio colpiscono gli importatori, ma alla fine è il consumatore a pagare". Anche se gli USA hanno temporaneamente ridotto alcune tariffe, l’aliquota media del 30% resta proibitiva, danneggiando aziende e famiglie. Steve Greenspon, CEO di Honey-Can-Do, concorda: "Il 30% è meglio del 145%, ma comunque insostenibile. I prezzi saliranno".

Un servizio della CNN del 13 maggio segnala che prodotti come articoli per l’infanzia, materassi e utensili sono già più costosi. Il Telsey Advisory Group, monitorando i prezzi online, ha rilevato aumenti moderati ad aprile in abbigliamento e arredamento, con attese di ulteriori rialzi nei prossimi mesi. "Finché i dazi resteranno, aziende e consumatori continueranno a soffrire", conclude Gao.

La disputa tariffaria, nonostante accordi parziali, rimane una spina nel fianco per l’economia USA, evidenziando come le tensioni commerciali rischino di pesare maggiormente sui cittadini comuni che sulle multinazionali.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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