Delcy Rodríguez: "In Venezuela c’è un solo presidente e si chiama Nicolás Maduro"

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Delcy Rodríguez: "In Venezuela c’è un solo presidente e si chiama Nicolás Maduro"

Caracas accusa Washington di una aggressione militare senza precedenti e denuncia il sequestro del presidente Nicolás Maduro e della prima combattente Cilia Flores. È questo il quadro tracciato dalla vicepresidente esecutiva del Venezuela, Delcy Rodríguez, che ha guidato una riunione straordinaria del Consiglio di Difesa della Nazione insieme ai rappresentanti dei poteri pubblici dello Stato, all’alto comando militare e alle principali autorità nazionali.

Secondo quanto riferito dalla vicepresidente, l’operazione militare statunitense sarebbe scattata all’1:58 della notte e ha avuto come esito l’“illegale e illegittimo sequestro” del capo dello Stato e di sua moglie. Rodríguez ha ribadito con fermezza che "in Venezuela c’è un solo presidente e si chiama Nicolás Maduro Moros", respingendo qualsiasi ipotesi alternativa e definendo l’azione come un attacco diretto alla sovranità nazionale.

Nel suo intervento, la vicepresidente ha sostenuto che il governo bolivariano aveva già denunciato nei giorni precedenti l’esistenza di una minaccia in corso, mascherata da “false scuse e pretesti”. A suo avviso, l’obiettivo reale dell’operazione sarebbe il cambio di regime, funzionale al controllo delle risorse energetiche, minerarie e naturali del Paese. Un disegno che, secondo Rodríguez, dovrebbe essere compreso e condannato dalla comunità internazionale.

Di fronte a quella che è stata bollata come un’aggressione militare “senza precedenti”, l’esecutivo venezuelano ha annunciato l’attivazione di tutte le strutture dello Stato. Il sistema di sicurezza cittadina e l’insieme del potere nazionale sono stati mobilitati per difendere l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale del Paese, giudicate “selvaggiamente attaccate”. Parallelamente, la vicepresidente ha riferito che la popolazione si è riversata nelle strade, rispondendo all’appello lanciato in precedenza da Maduro per l’attivazione della Forza Armata Nazionale Bolivariana e delle milizie popolari.

Rodríguez ha inoltre annunciato l’emanazione di un decreto di “conmoción externa”, firmato dal presidente Maduro prima del suo sequestro e trasmesso alla Sala Costituzionale del Tribunale Supremo di Giustizia per la necessaria convalida. Secondo la vicepresidente, si tratta di una misura pienamente incardinata nel dettato costituzionale e destinata a entrare in vigore in modo immediato una volta ottenuto l’avallo giudiziario.

Nel suo discorso non sono mancati riferimenti al contesto internazionale. Rodríguez ha parlato di un ampio sostegno proveniente da Cina, Russia, America Latina, Caraibi, Africa e Asia, affermando che numerosi governi sono rimasti colpiti dalla gravità dell’attacco. Ha anche attribuito all’operazione "sfumature sioniste”, definendola vergognosa e in aperta violazione dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite, in particolare degli articoli che tutelano la sovranità e il divieto dell’uso della forza.

Richiamando le parole di Simón Bolívar nella Lettera di Giamaica, la vicepresidente ha evocato la lotta storica contro il colonialismo e ha assicurato che il Venezuela “non tornerà mai a essere colonia di nessun impero”. Allo stesso tempo, ha ricordato che solo pochi giorni prima Maduro aveva ribadito pubblicamente la disponibilità del suo governo a mantenere relazioni di dialogo e a costruire canali diplomatici basati sul rispetto reciproco e sulla legalità internazionale, compresa l’apertura verso il popolo degli Stati Uniti.

In conclusione, Rodríguez ha rivolto un appello alla calma e all’unità nazionale, invitando il popolo venezuelano ad affrontare la crisi in modo compatto. Ha sottolineato la necessità di una “fusione poliziesca, militare e popolare” capace di agire come un solo corpo nella difesa del Paese, definendo la fase attuale come una tappa decisiva nella lotta per la sovranità e l’indipendenza del Venezuela.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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