Di fronte alla portata della crisi greca quella di Hollande è solo vaga retorica

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Di fronte alla portata della crisi greca quella di Hollande è solo vaga retorica

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Nella sua rubrica settimanale sulle colonne del FT – The greek crisis will fast expose Hollande del 8 maggio - Gideon Rachman torna ad analizzare l'impatto che il neo presidente francese François Hollande avrà sul futuro dell'Europa. Come primo discorso da presidente domenica notte, Hollande ha subito chiarito il primo obiettivo: guidare la lotta contro le politiche d'austerità imposte da Bruxelles. Sempre domenica 6 maggio, nelle elezioni legislative greche il popolo di Atene ha scelto in maggioranza i partiti che vogliono ripudiare o rinegoziare il piano di rientro imposto dall'UE. Questo, secondo Rachman, pone Hollande di fronte ad un dilemma che segnerà tutto il suo mandato: sostenere le istanze del popolo greco contro l'austerità o continuare a seguire la linea della Germania e del FMI nel chiedere che i termini del salvataggio greco non siano rinegoziati?
La scelta di Hollande segnerà per sempre il futuro della Francia e soprattutto dell'Europa. Se decidesse di assumere il ruolo di leader dei rivoltosi dell'Europa del sud, Hollande avrebbe l'appoggio del governo italiano e spagnolo, che come quello greco vogliono ammorbidire l'ortodossia tedesca sul rigore. Ma ogni sforzo d'isolare la Germania all'interno dell'Unione Europea sarebbe voler rinunciare ad uno dei cardini della politica estera di Parigi dal dopo guerra, l'idea cioè che la “coppia franco-tedesca” costituisse la base dell'integrazione europea. Alleandosi con i paesi del sud dell'Europa, Hollande danneggerebbe inoltre l'immagine della Francia come una delle principali economie continentali, dando un senso d'instabilità e inaffidabilità ai mercati finanziari. E ancora più grave, una divisione franco-tedesca creerebbe una falla sistemica nell'UE tale da mettere in pericolo la continuazione dell'esperimento monetario unico.
Quindi, molti analisti ritengono che Hollande alla fine cercherà di ottenere solo alcuni piccoli cambiamenti di facciata, che possano permettergli in modo propagandistico di dire di aver indirizzato il dibattito europeo verso la crescita. Molto probabilmente, sottolinea Rachman, Hollande accetterà il vincolo costituzionale della parità di bilancio, così come previsto nell'ultimo fiscal compact, in cambio di un vago impegno della Germania a negoziare un nuovo “patto della crescita” da affiancare a quello di bilancio. La Merkel, che continuerà a respingere sempre l'idea di Eurobonds, vale a dire la creazione di un debito comune europeo, potrebbe piegarsi inoltre ai cosiddetti “project bonds”, finanziando progetti per le infrastrutture. 
Ma l'eruzione del vulcano greco nelle ultime elezioni renderà vano ogni sforzo conciliatorio franco-tedesco. I problemi di Atene hanno raggiunto un livello tale da non poter essere più affrontati con l'ennesima clausola da affiancare ai trattati europei, ma richiede decisioni immediate, coraggiose e pericolose. La questione centrale per il futuro di Atene riguarda al momento la capacità del nuovo governo greco – se riuscirà a formarsi dalle ultime elezioni legislative – a continuare nelle politiche d'austerità imposte per il secondo pacchetto d'aiuti. Se la Grecia dovesse rifiutarsi, il Fondo Monetario internazionale ha già chiarito che non sbloccherà i 130 miliardi di euro necessari ad Atene per evitare il default. In quest'ultimo caso, i tagli a salari e pensioni verrebbero sostituiti da qualcosa di ancora più caotico e pericoloso: l'uscita della Grecia dall'euro. Ipotesi, che visto il voto di domenica ad Atene, è quella scelta dalla maggior parte degli elettori greci. I due partiti favorevoli alla continuazione del piano di rientro negoziato con la troika, la Nuova Democrazia di Samaras e il partito socialista Pasok di Venizelos, hanno ottenuto solo un terzo dei voti. Ed anche il leader conservatore Samaras, durante la campagna elettorale, aveva promesso l'impegno del suo esecutivo ad una rinegoziazione dei termini del patto, suscitando le ire e le critiche della cancelliera tedesca Angela Merkel. 
Di fronte alla scelta di supportare la Grecia o la Germania, la Francia sceglierà con molta probabilità Berlino e Hollande sarà costretto ad esporsi alle critiche di vaga retorica nella sua campagna anti austerità: la creazione di “project bonds”è nulla in confronto alla visione di una Francia in grado di sfidare la Germania ed il FMI sulla gestione della crisi greca. La combinazione del caos politico in Grecia e l'inflessibilità del FMI lasciano prevedere una grave crisi per Atene l'estate prossima e l'UE sarà di fronte ad un bivio e ad una delle decisioni più importanti della sua storia: azionerà ulteriori aiuti, nonostante il dietro front del FMI? O permetterà un default del paese con tutti i rischi economici e politici che questo comporterà? Di fronte ad uno scenario del genere, conclude Rachman, la retorica vaga di Hollande sul salvare l'Europa dall'austerità è del tutto irrilevante. 

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