Difesa civile: cosa succederebbe agli italiani se il nostro Paese fosse in guerra?

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Difesa civile: cosa succederebbe agli italiani se il nostro Paese fosse in guerra?

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di Francesco Santoianni

 

Cosa succederebbe agli italiani se il nostro Paese fosse in guerra, ad esempio, contro la Federazione russa? Non un conflitto termonucleare bensì una “guerra di attrito”[1] così come viene larvatamente auspicato (ufficialmente, per proteggersi da una fantomatica minaccia russa) da media mainstream e statisti europei. Sì, ma, intanto, che si fa per proteggere le popolazioni e le installazioni civili?

Dopo il frettoloso ritiro, da parte della UE, del fallimentare video di Hadja Lahbib (Commissario per la gestione delle crisi) e l’archiviazione del Programma Securing Europe Facility,  a promuovere la Difesa Civile ci pensano i governi degli stati.

Tra i primi, il governo tedesco che, tra l’altro, ha  realizzato un opuscolo destinato ad essere letto da gran parte della popolazione; obiettivo realizzato solo in parte per l’opposizione dei Comuni i quali, già in crisi finanziaria, dovrebbero sobbarcarsi (come suggerito dall’opuscolo) gli oneri per la costruzione e il funzionamento dei rifugi per la popolazione. Sempre in Germania Operationsplan Deutschland[2] , un documento di circa 1000 pagine ancora coperto da segreto si Stato, redatto da una commissione di esperti per conto del Governo; una sintesi e alcuni allegati di questo documento, avrebbero dovuto essere consegnati (tramite la BDA, omologa tedesca di Confindustria) alle aziende per prepararle ad affrontare la guerra. Consegna ancora sospesa per la solita questione: chi dovrebbe pagare per realizzare le previste misure di Difesa Civile? Questione che ha tenuto banco anche a Stoccolma nel sontuoso summit di presentazione del rapporto “Civil Defence in Europe: an Initial Assessment”, redatto dall’International Institute for Strategic Studies[3], che, in parole povere, evidenzia come nessuno stato della dell’Unione Europea è ancora dotato di una soddisfacente struttura di Difesa civile.

 

La Difesa civile in Italia

Attualmente la Difesa civile in Italia è quasi inesistente, essendo ancora priva di una esaustiva normativa di riferimento[4]. Intanto, il 7 luglio 2026, si sono conclusi i lavori del Tavolo interministeriale istituito dal Ministero dell'Interno  (istituito un anno prima) che ha redatto una proposta di normativa sulla Difesa destinata ad essere esaminata dal Parlamento.

Se ci si sofferma, poi, sulle strutture di Difesa civile, la situazione è ugualmente sconsolante. Per quanto se ne sa, i principali bunker destinati, in caso di guerra, ad ospitare strutture di comando - West Star: monte Moscal, vicino ad Affi (Verona; Back Yard: monte Vicino, a Grezzana (Verona); Proto: Monte Massico, provincia di Caserta; Monte Soratte: Sant’Oreste, (Roma) - che avrebbero dovuto essere rimodernati, sono chiusi da decenni mentre l’unica struttura disponibile, destinata, tra l’altro, ad ospitare  anche il comando nazionale della Difesa civile – il bunker DC 75 di Montelibretti a Roma – a quanto pare, non darebbe garanzie in caso di guerra.

Peggio ancora per quanto riguarda i rifugi antiaerei destinati ai civili per i quali – per quel che è dato sapere - non è ancora prevista nessuna nuova realizzazione; mentre, per quelli costruiti per la seconda guerra mondiale, non risulta nessuno studio liberamente consultabile che elenchi quanti di questi rifugi potrebbero essere, agevolmente, rimessi in funzione.

Per quanto riguarda l’analisi della vulnerabilità (territoriale e sistemica) del nostro Paese e i conseguenti piani di Difesa civile, l’ultimo studio liberamente consultabile è “Il sistema di sicurezza civile italiano” dell’Istituto Affari Internazionali risalente a dieci anni fa. Per quanto riguarda, invece, la resilienza del nostro apparato logistico e produttivo a bombardamenti (con armamenti non nucleari) russi, in attesa di un ancora fantomatico Piano nazionale di Difesa civile, si rimanda ad un davvero interessante articolo che evidenzia come la popolazione italiana sarebbe condannata a morire di fame dopo pochi giorni di bombardamenti.

 

[1] La guerra di attrito è una strategia militare in cui una fazione cerca di sconfiggere il nemico esaurendone progressivamente le risorse materiali e la volontà di combattere. A differenza della guerra lampo, che punta a vittorie rapide e decisive, questa logica prevede un conflitto prolungato. Viene adottata quando uno dei due eserciti è impossibilitato a sfondare le linee avversarie o quando possiede un vantaggio netto in termini di risorse economiche e demografiche. L'obiettivo primario non è la conquista di territori, ma infliggere perdite costanti e insostenibili all'avversario finché il suo apparato bellico, politico e statale non collassa. Si attua, così un “regime change”

[2] La sezione protezione civile di Operationsplan Deutschland, nella primavera 2026, avrebbe costituito il “piano Dobrindt” (dal nome del ministro dell’interno) approvato dal governo federale: 10 miliardi di euro da spendere entro il 2029 per rafforzare la protezione civile tedesca in caso di attacco. Le voci di spesa più rilevanti includono circa 1.000 veicoli speciali, 110.000 brande da campo, un ampio programma di ammodernamento delle strutture del THW (il Technisches Hilfswerk, l'organizzazione tedesca di soccorso tecnico), task force mediche in oltre 50 sedi sul territorio nazionale e standard di formazione unificati per i soccorritori. È prevista anche l'istituzione di un "Kommando zivile Verteidigung" (Comando per la difesa civile) all'interno del Ministero dell'Interno, oltre all'aggiornamento dell'app di allerta Nina perché indichi ai cittadini il rifugio antiaereo più vicino — che si tratti di un bunker vero e proprio o di soluzioni decentralizzate come garage, stazioni della metropolitana o scantinati di edifici pubblici.

[3] Davvero inquietante, poi che il documento “Civil Defence in Europe: an Initial Assessment”, (presentato a Stoccolma il 21-22 aprile maggio 2026, è reperibile a questo indirizzo) includa nella Difesa civile anche la “Difesa psicologica”) indicando come una punto di eccellenza la famigerata Agenzia svedese per la difesa psicologica (Myndigheten för psykologiskt försvar, o MPF):  un'autorità governativa con sede a Karlstad, istituita nel gennaio 2022 allo scopo di proteggere la società democratica e le elezioni “dalle campagne di disinformazione e dalle influenze straniere”.

[4] Sulla normativa italiana di Difesa civile si veda il capitolo 17 del mio libro “Disaster Management – Protezione civile”, leggibile interamente in questo sito

https://www.disastermanagement.it/difesa-civile-cosa-succederebbe-agli-italiani-se-il-nostro-paese-fosse-in-guerra/

 

 

Francesco Santoianni

Francesco Santoianni

 

Da dieci anni, smaschera, qui, fake news diffuse dai Signori della Guerra. E anche su www.pecorarossa.it e www.disastermanagement.it  

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