Disfatta saudita sul Mar Rosso: lo Yemen riconquista la costa e impone le sue condizioni
In Yemen, l'equilibrio militare sembra aver subito una svolta che rischia di trasformarsi in una crisi strategica per l'Arabia Saudita. In pochi giorni, le forze armate yemenite hanno annunciato la conquista di ampie porzioni della costa occidentale, compreso il porto storico di al-Mokha, avanzando verso Bab al-Mandab e l'isola di Mayyun. Un'operazione che, secondo quanto riferito dal portavoce Yahya Saree, ha interessato 5.400 chilometri quadrati e colpito formazioni sostenute da Riad. Il significato di questa offensiva va ben oltre la dimensione territoriale. Bab al-Mandab è uno dei principali corridoi marittimi del pianeta, attraverso cui transitano merci, petrolio e collegamenti strategici tra Asia, Medio Oriente ed Europa. Il controllo della costa offre a Sanaa nuove capacità di sorveglianza e pressione sulle rotte commerciali, rafforzando la sua posizione nei confronti della coalizione guidata dall'Arabia Saudita. La rapidità del collasso delle forze filo-saudite rappresenta l'aspetto più significativo della vicenda.
Le posizioni costruite da Riyadh e Abu Dhabi in quasi tre anni di operazioni militari sono state riconquistate in pochi giorni. Il sistema formato dalle forze di Tareq Saleh e dalle Brigate dei Giganti, sostenuto finanziariamente e militarmente dai due Paesi del Golfo, non ha retto all'offensiva yemenita. Secondo quanto riportato da Al-Akhbar, il principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe chiesto all'Oman di trasmettere ad Ansarullah una proposta di cessate il fuoco di due settimane, accompagnata da colloqui diretti. L'obiettivo dichiarato sarebbe affrontare le richieste umanitarie e arrivare a un accordo complessivo. Riad si sarebbe inoltre dichiarata disponibile ad allentare il blocco e consentire l'ingresso degli aiuti in Yemen. Ma la risposta di Ansarullah, secondo le fonti citate, non si limiterebbe a una tregua temporanea. Il movimento chiede la fine completa del blocco terrestre, navale e aereo, il ritiro saudita dal territorio yemenita e un risarcimento per i danni provocati dai bombardamenti. Soprattutto, insiste sulla necessità di una soluzione definitiva al conflitto tra Yemen e Arabia Saudita, distinta dalle questioni interne yemenite. È precisamente questo punto a mettere in discussione l'impostazione diplomatica di Riad.
Un dialogo tra fazioni yemenite sponsorizzato dall'esterno non viene considerato sufficiente: la questione centrale, per Ansarullah, è il rapporto diretto tra l'aggressione saudita e la sovranità dello Yemen. La pressione militare si accompagna a quella marittima. Sanaa ha annunciato una politica di blocco reciproco, vietando il passaggio delle navi saudite attraverso Bab al-Mandab e il Mar Rosso, mentre le altre imbarcazioni, secondo le dichiarazioni riferite dall'Oman, non sarebbero oggetto di misure che mettano in pericolo la navigazione generale. Il messaggio è chiaro: il blocco imposto allo Yemen non può essere separato dalle conseguenze che produce sui suoi avversari. Dopo anni di assedio e bombardamenti, le forze yemenite stanno cercando di trasformare la propria capacità militare in uno strumento di pressione economica e strategica. Le manifestazioni organizzate nella provincia di Saada, storica roccaforte di Ansarullah, confermano inoltre la mobilitazione politica interna a sostegno delle forze armate.
La formula «blocco contro blocco», rilanciata durante le proteste, sintetizza la logica con cui il movimento giustifica la propria risposta. Resta da capire se le aperture diplomatiche saudite rappresentino l'inizio di una reale inversione di rotta o soltanto un tentativo di guadagnare tempo dopo una grave battuta d'arresto militare. La condizione posta da Ansarullah, tuttavia, appare difficilmente conciliabile con una semplice tregua: la fine del blocco e il ripristino della sovranità yemenita non sono più presentati come concessioni negoziabili, ma come il punto di partenza per qualsiasi accordo.
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