"Dobbiamo rifiutare quell'istituzione che si è appropriata del nome di Europa". Jacques Sapir

L'economista francese sull'importanza delle prossime elezioni europee

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"Dobbiamo rifiutare quell'istituzione che si è appropriata del nome di Europa". Jacques Sapir

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In vista delle prossime elezioni europee, Jacques Sapir dedica un lungo post con la premessa che:  “Uno può sentirsi culturalmente e storicamente europeo e rifiutare quell’istituzione che si è appropriata del nome di Europa, ma che è ben lontana dall'essere adeguata a tale scopo”.
 
Il perseguimento delle politiche di austerità, esplicitamente attuate per “salvare l’euro” senza imporre un costo troppo alto alla Germania stanno attualmente conducendo i paesi dell’Europa del sud verso la bancarotta e la miseria. Deve essere ripetuto in tutte le forme possibili: l’unico modo di uscire dal circolo vizioso dell’austerità e del debito è smantellare l’euro.



Ma l’UE soffre anche di molteplici difetti, che nel tempo sono diventati sempre più evidenti e che Sapir elenca in questo modo: non garantisce né la sicurezza economica ai popoli degli stati membri, e, come dimostra la crisi ucraina quando i leader della UE, che si vantano di rispettare i diritti umani ma non hanno esitato a dare il loro sostegno a dei gruppi fascistoidi come il “Pravy Sektory” o SVOBODA,  nemmeno la sicurezza politica; questa stessa UE si è, inoltre, dimostrata totalmente incapace di evitarci la crisi finanziaria del 2007-2008 e questa linea politica proseguirà con la firma del “Trattato Transatlantico”, che stabilisce le condizioni di un libero scambio generalizzato con gli Stati Uniti. Questo trattato è abominevole per diversi aspetti, secondo Sapir, sia perché toglie agli Stati le competenze fondamentali su temi quali la sovranità alimentare o la tracciabilità dei medicinali, sia perché costituisce un malcelato abbandono di tutte le normative francesi ed europee. 
 
La gestione da parte della Troika in Grecia è definita da Sapir “criminale” per le conseguenze prevedibili di una tale gestione e per la responsabilità di aver fatto entrare un movimento neo-nazista come Alba Dorata nel Parlamento Greco. Ma questa Unione Europea può essere modificata come pensano molti partiti politici? Secondo Sapir la risposta è no perché l’Unione Europea comprende troppi membri per  poter portare avanti dei progetti interessanti e la sua natura liberista non è solo inscritta nel progetto europeo fin dal principio, ma corrisponde precisamente alla logica con cui si svolgono i negoziati. Quando si cerca un compromesso, risulta sempre molto più facile convergere su una posizione di non-intervento, sia che si tratti di materie economiche che sociali.  


 
A questo punto, prosegue l'economista francese si potrebbe obiettare che questa è una conseguenza della natura inter-governativa della UE, e che per questa ragione bisogna andare nella direzione di un’Europa federale. Ma questo ragionamento poggia su false basi. Anzitutto, non esiste un popolo europeo, sia questo dovuto a rappresentazioni politiche troppo divergenti o al peso di storie diverse che sono troppo profondamente radicate. Solamente la soluzione inter-governativa è possibile se si vuole preservare un minimo di democrazia. Inoltre la soluzione federale esigerebbe ad oggi dei massicci trasferimenti fiscali dai redditi dei più ricchi al fine di alimentare questo “bilancio federale” che taluni vagheggiano. La federalizzazione dell’Europa è un non-senso, tanto politico quanto economico.
 
Il solo modo di “cambiare l’Europa” per davvero sarebbe quello di provocare una grave crisi, bloccando il processo decisionale, cosa che la Francia potrebbe fare da sola o assieme ad altri paesi, fino ad ottenere ciò che vogliamo, almeno in parte. Questo è ciò che il Generale De Gaulle fece negli anni ’60 con la sua politica della “sedia vuota”. Tuttavia, né l’UMP né i Socialisti – il discorso si può allargare a tutti i partiti tradizionali che oggi in campagna elettorale chiedono un cambiamento dell'Ue - si fanno oggi sostenitori di questa linea, il che pone un dubbio fondamentale sulla loro effettiva volontà di “cambiare l’Europa”. 
 
In realtà, il discorso sul “cambiare l’Europa” si rivela essere, che sia di proposito o come conseguenza dei mezzi che vengono proposti, un discorso mistificatore. Non si cambia nulla, ma si finge di voler cambiare per legittimare delle posizioni che nei fatti non cambieranno nulla. Non è nemmeno come nel Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, “cambiare tutto perché nulla cambi”. In realtà non dobbiamo “cambiare l’Europa”, ma cambiare di Europa. E per questo, si deve cominciare col distruggere ciò che ora rende impossibile all'UE qualsiasi cambiamento.
 
Per la traduzione completa del lungo articolo di Jacques Sapir si rimanda e si ringrazia Voci dall'estero

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