Dopo la destituzione di Yoon, la Corea del Sud sceglie Lee: largo vantaggio negli exit poll

L’ex governatore di Gyeonggi, favorevole a riforme costituzionali e dialogo con Pyongyang, ottiene il 51.7%. Sconfitta per i conservatori dopo l’imposizione fallita della legge marziale da parte di Yoon

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Lee Jae-myung, candidato del Partito Democratico, risulta essere in testa dai sondaggi diffusi al termine delle elezioni presidenziali anticipate in Corea del Sud.

Secondo l'exit poll congiunto condotto da tre emittenti nazionali, Lee Jae-myung avrebbe ottenuto il 51,7% dei voti, superando di oltre 12 punti percentuali il suo principale avversario, Kim Moon-soo del conservatore Partito del Potere Popolare (PPP), fermo al 39,3%. Lee Jun-seok della formazione di orientamento conservatore Nuovo Partito Riformista si è attestato al 7,7%. Stime separate di altre emittenti (JTBC, Channel A, MBN) confermano un vantaggio di Lee Jae-myung su Kim Moon-soo di circa 10 punti percentuali.

Le urne si sono aperte in seguito alla destituzione del presidente uscente Yoon Suk-yeol, causata dalla sua breve imposizione della legge marziale lo scorso dicembre.

La campagna elettorale è stata dominata dalla promessa di rilanciare la crescita economica, con entrambi i principali candidati che hanno sottolineato l'importanza di promuovere l'industria dell'intelligenza artificiale. Lee e Kim concordano anche sulla necessità di rivedere la Costituzione per sostituire l'attuale mandato unico quinquennale con un sistema di due mandati quadriennali.

In politica estera, Lee Jae-myung ha delineato un approccio marcatamente "pragmatico", distinguendosi dal rivale. Mentre Kim Moon-soo ha enfatizzato la deterrenza contro le minacce nucleari della Corea del Nord, Lee ha promesso una diplomazia più sfumata: "Dobbiamo dare priorità all'interesse nazionale e evitar di implicarci troppo nel conflitto tra Cina e Taiwan", ha dichiarato Lee in un dibattito a metà maggio, aggiungendo: "L'idea è rispettare lo 'status quo' e mantenere una distanza appropriata".

Alleanza USA sì, ma non esclusiva: Lee ha ribadito che l'alleanza con Washington "deve rimanere la base della nostra diplomazia e sicurezza e deve essere ulteriormente rafforzata". Tuttavia, ha avvertito: "Non dobbiamo mettere tutte le uova in un paniere". Ha sottolineato l'importanza di gestire bene anche i rapporti con Pechino e Mosca: "Non c'è bisogno di escludere completamente né di stabilire relazioni ostili con Cina e Russia. La diplomazia deve sempre concentrarsi sugli interessi nazionali".

Dialogo con la Corea del Nord: Lee ha espresso l'intenzione di migliorare le relazioni con Pyongyang per alleviare le tensioni e creare un ambiente di pace nella penisola.

Lee Jae-myung si è imposto all'attenzione nazionale per le sue dure critiche all'establish conservatore e per le sue posizioni a favore di una politica estera sudcoreana più assertiva. Questo gli ha permesso di presentarsi come un leader capace di guidare riforme profonde e combattere la corruzione e la disuguaglianza economica. Tuttavia, i suoi critici lo dipingono come un populista, accusandolo di alimentare la polarizzazione politica e di essere poco affidabile nel mantenere gli impegni.

 
 

 

 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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