Dopo le parole di Geithner si grida al colpo di stato. Un omaggio a Paolo Becchi che lo dice da anni, deriso dall'informazione di regime

In un paese in cui è molto scarsa, noi abbiamo un'ottima memoria storica...

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Dopo le parole di Geithner si grida al colpo di stato. Un omaggio a Paolo Becchi che lo dice da anni, deriso dall'informazione di regime

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L’ex segretario al Tesoro Usa Tim Geithner scrive un libro di memorie «Stress Test. Riflessioni sulla crisi finanziaria», in cui ripercorre anche le fasi del famoso novembre del 2011, e, da ieri, tutta la stampa mainstream ha iniziato a indignarsi per quello che in pochi sostengono e scrivono da tempo, vale a dire che l'Italia vive da quella data in un "colpo di stato permanente". Non solo il prof. Paolo Becchi per portare avanti questa teoria è stato deriso nelle trasmissioni televisive di regime, ma ora, con la settantesima informazione al mondo che deve riconoscere lo scandalo per le parole del ministro dell'economia più potente del mondo all'epoca, subisce anche il danno dopo la beffa: nessuno cita il suo libro e la sua opera di divulgazione! E questo anche in un momento in cui il regime impersonificato da Vittorio Zucconi - che si ha ancora il coraggio di usare Twitter dopo la gaffe clamorosa di domenica - deve ammettere con un sarcasmo che aumenta solo la rabbia:

o Stefano Menichini, direttore di Europa:



Non credo che le parole di Zucconi e Menichini meritino alcun commento ulteriore, ma dimostrano la deriva molto pericoloda intrapresa dal Partito Democratito e da coloro che è pagato per difendere ciò che non è più difendibile.

"Ad un certo punto, in quell’autunno, alcuni funzionari europei ci contattarono con una trama per cercare di costringere il premier italiano Berlusconi a cedere il potere; volevano che noi rifiutassimo di sostenere i prestiti Fmi all’Italia, fino a quando non se ne fosse andato". Non lo vogliamo definire colpo di stato? Scegliete un altro termine, ma, ricordate, c'è chi ve l'ha scritto da anni e ha subito insulti e scherno. Non da tutti, noi abbiamo un'ottima memoria storica...
 
 

«Ad un certo punto, in quell’autunno, alcuni funzionari europei ci contattarono con una trama per cercare di costringere il premier italiano Berlusconi a cedere il potere; volevano che noi rifiutassimo di sostenere i prestiti Fmi all’Italia, fino a quando non se ne fosse andato», scrive Geithner. L’Amministrazione Usa, tuttavia, respinse ogni coinvolgimento nell’eventuale iniziativa, puntando piuttosto sul presidente della Bce Mario Draghi per salvare l’ Eurozona. «Parlammo al presidente Obama di questo invito sorprendente - scrive ancora Geithner - ma per quanto sarebbe stato utile avere una leadership migliore in Europa, non potevamo coinvolgerci in un complotto come quello".

«I mercati stavano scappando dall’Italia e la Spagna, settima e nona economia più grande al mondo», ricostruisce l’ex segretario partendo dagli scossoni del 2010, quando già aveva consigliato, riporta «La Stampa» ai colleghi europei di essere prudenti: «Se volevano tenere gli stivali sul collo della Grecia, dovevano anche assicurare i mercati che non avrebbero permesso il default dei paesi e dell’intero sistema bancario». Geithner non torna sul piano Fmi (poi ritirato) da 80 miliardi proposto nel novembre del 2011 al G20 tenuto Cannes, un prestito di cui diede notizia in quei giorni il «Financial Times». E sul quel vertice nel sud della Francia si limita a riferire: «Non facemmo progressi sul firewall europeo o le riforme della periferia, ma ebbi colloqui promettenti con Draghi sull’uso di una forza schiacciante». 

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