Douma. L’OPCW condannata per diffamazione: ex ispettore vince battaglia legale storica sul presunto attacco chimico

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Douma. L’OPCW condannata per diffamazione: ex ispettore vince battaglia legale storica sul presunto attacco chimico

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GINEVRA – Un tribunale internazionale ha inflitto una pesante sconfitta all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW), ordinando all’ente di risarcire per danni morali e spese legali il dott. Brendan Whelan, ex ispettore che aveva denunciato la manipolazione delle indagini sul presunto attacco chimico del 2018 a Douma, in Siria. La sentenza del Tribunale amministrativo dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILOAT) rappresenta un duro colpo alla credibilità del Nobel per la Pace e riscrive la storia di uno degli episodi più controversi della guerra siriana. Lo riporta il giornalista Aaron Matè.

 

Whelan, chimico organico con oltre sedici anni di servizio presso l’OPCW, faceva parte del team avanzato inviato a Douma dopo le accuse – sostenute in particolare da Stati Uniti e Regno Unito – di un attacco con gas cloro sferrato dalle forze governative siriane. Il rapporto ufficiale dell’OPCW del marzo 2019 concluse che esistevano «ragionevoli motivi per credere» a un attacco, fornendo una parvenza di legittimità scientifica ai raid missilistici di ritorsione lanciati dagli Alleati ancor prima che gli ispettori potessero entrare nella città.

Ma Whelan, capo autore del rapporto interno del team, aveva già sollevato pesanti perplessità sulla qualità delle prove e sulla conduzione dell’inchiesta. Nel 2019, un ingegnere dell’OPCW diffuse uno studio tecnico che contraddiceva frontalmente le conclusioni ufficiali, gettando ombre sulla credibilità dell’intera indagine. Nonostante Whelan avesse lasciato l’Organizzazione otto mesi prima della fuga, venne comunque indicato come sospettato di averla favorita.

Nel febbraio 2020, il direttore generale Fernando Arias mise in scena un vero e proprio «processo show» davanti agli ambasciatori degli Stati membri, definendo Whelan e un collega «non whistleblower, ma individui che non accettavano che le proprie tesi fossero prive di prove». A Whelan venne comminata una censura pubblica e il bando a vita dall’OPCW. La stampa occidentale – da Guardian a Reuters, passando per il sito Bellingcat – accolse la versione dell’OPCW come una vittoria della verità, liquidando le critiche come disinformazione russa.

Whelan, però, non si arrese. Di fronte al Tribunale ILOAT, l’OPCW ha operato una clamorosa retromarcia: ha abbandonato l’accusa legata alla fuga di documenti e ne ha sostituite le contestazioni. Secondo la nuova versione, Whelan avrebbe violato la riservatezza diffondendo all’interno dell’OPCW email in cui denunciava la manipolazione del rapporto Douma – inclusa la soppressione del parere di tossicologi tedeschi che escludevano l’uso di cloro. L’Organizzazione sostenne che, condividendo queste preoccupazioni con un alto dirigente, Whelan aveva «seminato discordia» e indotto un collega a «mettere in dubbio l’integrità dei risultati».

Il Tribunale ha però dato torto all’OPCW su tutti i fronti, rilevando una «palese violazione del giusto processo»: a Whelan non erano mai state notificate formalmente le accuse, né era stato messo nella condizione di difendersi. L’OPCW è stata inoltre condannata per non aver mai consegnato all’ispettore il rapporto investigativo completo.

La sentenza – arrivata dopo sei anni di battaglia legale – annulla il bando e riabilita professionalmente Whelan, aprendo la strada a un eventuale reintegro. «Spero che i media che hanno ripetuto le falsità dell’OPCW correggeranno i loro errori», ha dichiarato Whelan. L’OPCW, da parte sua, dovrà ora rimuovere dal proprio sito il rapporto diffamatorio e risarcire il suo ex ispettore. "Il caso Douma, ufficialmente chiuso da anni, torna così a essere un capitolo aperto e doloroso per la credibilità del principale organismo mondiale di controllo sulle armi chimiche", conclude correttamente Matè.

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