Draghi lancia l'ultimatum ai paesi periferici per i contratti di riforma vincolanti: ultima cessione di sovranità
"Per i Paesi dell'Eurozona è arrivato il momento di cedere sovranità all'Europa per quanto riguarda le riforme strutturali". Lo ha dichiarato Mario Draghi al termine del consiglio direttivo della Bce. E ancora: "i Paesi che hanno fatto programmi convincenti di riforma strutturale stanno andando meglio, molto meglio di quelli che non lo hanno fatto o lo hanno fatto in maniera insufficiente". Il riferimento all’Italia è diretto, visto che secondo Draghi “una delle componenti del basso Pil italiano è il significativo debole livello degli investimenti privati, nonostante una ripresa dei consumi”. La causa? “L‘incertezza e la mancanza di riforme strutturali che non sono condotte con sufficiente impegno” e sono all’origine dello scoraggiamento degli investimenti, mentre occorrono passi avanti su “mercato del lavoro, nella giustizia civile e nella concorrenza” e “non c’è niente che la politica monetaria possa fare” per sopperire ai ritardi dei governi.
Alla Grecia, come vi abbiamo detto, la Commissione vuole superare il modello della Troika per imporre quei contratti di riforma vincolanti che Angela Merkel aveva ideato per la cessione definitiva di ogni sovranità residua ai paesi membri della zona euro. Lo stesso si cercherà di fare con gli altri paesi periferici dell'area e le parole di Draghi sono in tal senso chiaro. La sfida di oggi in Europa è epocale ed è tra chi vuole riappropriarsi di quote importanti di sovranità per poter tornare a incidere sulla vita dei propri cittadini, non rimanendo meri esecutori passivi di decisioni prese a Berlino, Bruxelles e Francoforte; e chi vuole, attraverso questi organismi sovranazionali, continuare a calpestare la democrazia popolare e decenni di conquiste costituzionali. Ognuno è chiamato ad una scelta chiara.


