"E' il mafioso il soggetto debole nella prima fase dell'accordo con l'apparato pubblico”, il giudice Giuseppe Lombardo
" L'attività quotidiana è difficile soprattutto in determinati territori"
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Intervenendo al Convegno alla Camera dei Deputati “Corruzione, il nuovo volto della Mafia”, il giudice Giuseppe Lombardo, Procuratore della DDA di Reggio Calabria, ha dichiarato come "i dati di fondo ci debbeano dare la misura del fenomeno italiano. L'attività quotidiana è difficile soprattutto in determinati territori. “Siamo pochi e ci sentiamo soli, abbiamo la sensazione di lavorare su basi poco solide”, ha dichiarato il magistrato.
"Quando ho iniziato questo percorso una ventina di anni fa mi è stato detto che la parte più delicata delle fattispecie che cercherai di contrastare sono i reati contro la pubblica amministrazione. “Avrai sempre la sensazione di non capire le cose”
"Quando ho iniziato ad occuparmi di antimafia a Reggio Calabria ho cercato di rispondere alla domanda "cos'è la Mafia e quanto ampia è"? Senza rispondere a questa domanda si rischia di tenere al di fuori sistemi che sono rilevanti per comprendere un sistema come ad esempio è la 'ndrangheta oggi.
Un po' di tempo fa si raccontava che la mafia calabrese fosse un gruppo di famiglie che curavano spazi di territorio limitato e che entravano in conflitto per pochi milioni di lire.
Un po' di tempo fa si raccontava che la mafia calabrese fosse un gruppo di famiglie che curavano spazi di territorio limitato e che entravano in conflitto per pochi milioni di lire.
Davanti ad un'intercettazione registrata a Prato, il giudice Lombardo continua il suo intervento, “non farò nomi perché farei torto a troppa gente”, uno dei bossi calabresi agli arresti domicliari discuteva con un giovane imprenditore. Era il febbraio del 2002 ed era una fase storica che ha portato allo scioglimento del comune di Reggio Calabria per mafia e alla nascita di quel programma criminale che porta al condizionamento, al controllo, alla massiccia partecipazione. “Ho parlato con gli altri due grandi capi, l'occasione che sta per apprestarsi, con l'introduzione di queste società miste è straordinaria, dovete superare le vostre difficoltà, la 'ndrangheta non è di nessuno ma è di tutti. L'occasione che abbiamo davanti non è legata ad una logica di profitto, ma una logica di potere. Diventeremmo indipensabili come interlocutore politico”. “Anche io sono d'accordo”, rispondeva il boss mafioso, è li inizia il percorso".
"Spesso e volentieri quando si parla di corruzione si trascura un dato di fondo, prosegue Lombardo: esistono problemi di corruzione, ma in determinati territori quella parte fa parte di un programma ben più ampio che deve essere affrontato con intelligenza. Il patto di scambio non è solo il sostegno elettorale, ma c'è qualcosa di più. E' un negozio reciproco: lo scopo che si vuole perseguire, si adatta ad una serie di dinamiche. L'aspetto più inquietante è che il soggetto debole nella prima fase dell'accordo con l'apparato pubblico è il mafioso. Come è possibile? Il primo che al buio si deve esporre e ritenere autorevole l'altro interlocutore è proprio il mafioso. Il soggetto mafioso fa un investimento in questa prima fase. In questo primo stadio dell'accordo avviene che i soggetti si scambiano una serie di informazioni. E' un contratto che già in questa prima fase è una causa illecita, non è un rapporto ma un progetto criminale, è già un comportamento che lede i principi costituzionali di buona amministrazione.
Questa logica pone una serie di problematiche, quello che è certo è che al momento iniziale la cosca mafiosa non chiede nulla in cambio. Il problema principale non è il soggetto politico, ma è l'apparato. Lo sento ripetere troppo poco, sostiene Lombardo. Quello che non si rinnova e su cui si dovrebbe intervenire. Cosa fa colui il quale si propone? Fa i conti della serva, ha il sostegno senza tirare fuori un euro. Un'organizzione criminale tenta di far passare così la sua veste autorevole. “Noi non abbiamo bisogno di denaro, ma di altro”, è il loro ragionamento. E il patto viene così accettato, quello che ne deriva è devastante. Con quell'operazione, l'organizzazione criminale da soggetto debole che fa una promessa al buio diventa un soggetto che assumerà per sempre la veste di creditore. E' abilitata a divenire componente stabile di un sistema che ha già più anime".
Cos'è la mafia quindi oggi? Bisogna incidere su questo percorso perverso a livello normativo. E non si parla solo di soggetto politico eletto, ma di tutto un apparato amministrativo che ha alle spalle e che riesce ad incidere su quel patto originario anche in caso di mancata elezione.
“Vorrei concludere ribadendo l'interdizione perpetua dai pubblici impieghi deve essere un punto di riferimento imprescindibile. Io al battitore libero ci credo poco”, conclude Lombardo.


