E ora anche Barroso vuole dare lezioni sul debito italiano. Un po' di chiarezza prima della "legge d'instabilità"

La distruzione del Welfare italiano, una continua frode mascherata da necessità imprescindibile....

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E ora anche Barroso vuole dare lezioni sul debito italiano. Un po' di chiarezza prima della "legge d'instabilità"

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di Cesare Sacchetti
 
Accade spesso nella storia dei conflitti armati tra stati che una delle parti belligeranti inventi un casus belli, così da poter ottenere il pretesto necessario per muovere un attacco armato nei confronti dell’altra parte in conflitto, e guadagnare il sostegno della propria pubblica opinione e del Parlamento. Un caso di storia recente è quello delle cosiddette “armi di distruzioni di massa”che l’Iraq di Saddam Hussein avrebbe detenuto illegalmente e potenzialmente rappresentavano un pericolo per la comunità internazionale, motivazione utilizzata dall’amministrazione Bush, risultata colpevole di aver fabbricato prove false, e che ha consentito l’invasione dell’Iraq. La differenza spesso nel decidere chi è un pericolo e chi è innocuo per la comunità internazionale, cambia dallo stato e dal governo che è in possesso di tali armi e che si trova discrezionalmente inserito, quasi sempre su iniziativa degli USA e dell’UE, nella lista degli stati canaglia che costituirebbero un pericolo alla pace internazionale. Il giudizio è soggettivo, e lo stato che ha più peso a livello internazionale riuscirà a influenzare il giudizio degli altri più deboli, andando a ledere la sovranità degli stati meno forti della comunità internazionale. 
 
Il caso che ci interessa in questi giorni è quello tra due parti in causa: il Governo Italiano e l’UE rappresentata dalla Commissione Europea. L’oggetto del contendere è la ex legge finanziaria, nome cambiato in Legge di Stabilità, sempre per trasmettere un senso di rassicurazione, che approva le entrate e le uscite dello Stato. Il caso singolare che potrebbe configurarsi tra le parti in causa, si verificherebbe qualora una delle due aiuti l’altra a fornirle gentilmente il pretesto per aggredirla. Sappiamo che se non rispettiamo il parametro del deficit/PIL del 3% prescritto dal Trattato di Maastricht e gli altri parametri che Bruxelles giudicherà discrezionalmente aderenti ai suoi desiderata, andremo con ogni probabilità incontro al commissariamento il cammino della Troika sarà spianato. Gli ultimi dati dell’ ISTAT parlano di un peggioramento del livello di deficit/PIL nel primo semestre del 2014 per un rapporto pari al 3.8%, con un aggravamento di 0,3 punti percentuali. 
 
Non c’è da guardare alla prossima manovra con ottimismo, poiché se l’Italia rispetterà il 3% sarà costretta a una manovra fortemente restrittiva con tagli alla spesa pubblica e innalzamento della pressione fiscale, oppure nel caso opposto, se verrà superato il 3% daremo il pretesto agli euroburocrati, che non mancano mai di esprimere il loro ”apprezzamento” nei nostri confronti, di commissariarci ed entreremo nel buco nero dell’austerity peggiore, perché dall’altra parte ci attende una privatizzazione di tutto il sistema Italia, dei suoi servizi pubblici già duramente provati da anni di manovre restrittive e la cui somministrazione sarà gravemente compromessa. 
 
In tutto questo il PIL non cresce ormai da quattro, e mai tornerà a farlo visto che le manovre anticicliche che Keynes, considerato un sovversivo in questi tempi, raccomandava nelle fasi di depressione economica non vengono minimamente prese in considerazione e anzi, scacciate come roba da sperperatori della spesa pubblica. Non poteva mancare all’appello in questo scenario la dichiarazione di uno dei nostri migliori estimatori, l’ex presidente della Commissione Europea Barroso, che dichiara: ”chi ha creato il debito italiano? Molti pensano che sia il risultato di qualcosa che ha combinato Angela Merkel, o l’Unione Europea, o Lehman Brothers. L’ho sentito anche a Napoli, in un convegno. E questo è ridicolo”. 
 
Già, chi lo ha creato? Barroso merita una risposta a questa domanda. Fino al 1981 quando l’Italia aveva ancora il controllo della sua Banca centrale (Bankitalia) il livello del debito pubblico in rapporto al PIL si attestava sulla cifra del 58%. Il ministro del Tesoro dell’epoca, Beniamino Andreatta e l’ex Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi, con un semplice scambio epistolare scavalcando anche le procedure di controllo parlamentare, decisero di realizzare quello che è stato battezzato come il divorzio Bankitalia-Tesoro. Sostanzialmente il Tesoro fino a quel momento aveva il controllo della Banca d’Italia, e poteva obbligare la stessa banca a ricomprare i titoli del debito al tasso di interesse che il Tesoro stabiliva. In questo modo i tassi di interesse dei titoli del debito rimanevano a livelli bassi, poiché le aste che spesso andavano deserte per i rendimenti quasi nulli dei titoli , venivano ricomprati dalla Banca stessa. La Banca centrale comprava il suo debito pubblico attuando la monetizzazione del debito, quella che i Trattati europei espressamente vietano in omaggio al dogma dell’indipendenza della banca centrale con i risultati che stiamo vedendo. Il debito pubblico italiano dopo il divorzio passerà dal 58,46% del 1981 al 105,49% del 1992. 
 
Ecco cosa e chi ha costruito la bolla del debito creata ad arte per poi far ingoiare agli italiani “spendaccioni” le manovre restrittive promosse dalle stesse persone che prima creano il problema e dopo si presentato per trovare la soluzione. Lo stesso è accaduto quanto Mario Monti, nominato nel 2011 de facto della Merkel e dalla Commissione Europea Presidente del Consiglio senza passare da un’elezione democratica, ha applicato le soluzioni imposte dall’Europa. Risultato: il debito pubblico passerà dal 120,70% sul PIL al 132% in due anni di Governo Monti dopo una massiccia serie di tagli selvaggi alla spesa e aumento della pressione fiscale. Anche in questo caso si è agito conoscendo già gli effetti che avrebbero successivamente creato queste manovre suicide, ovvero l’aumento del debito necessario per avere quel pretesto necessario a invocare ancora più tagli. 
 
La teoria dell’incompetenza è poco credibile, stiamo parlando comunque di economisti che deliberatamente perseguono un solo scopo, la destrutturazione del welfare italiano ammantandola con la frode come una necessità imprescindibile ed inevitabile. Lo smantellamento dello Stato sociale prosegue.

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