"Ed ora Renzi che facciamo, ci mettiamo a fare concorrenza al Bangladesh?". Paolo Cardenà sul Job Act
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Un commento su Facebook di Paolo Cardenà, autore del blog Vincitori e Vinti, vi offre meglio di ogni altro possibile commento il quadro delle “riforme” del lavoro proposte da Renzi (non a caso non lo vedrete scritto su nessun giornale).
Vi ricordiamo sempre che per valutare l'impatto di quello che accadrà in Italia con la scure di questo governo sul mondo del lavoro, basta fare un confronto con la realtà della Grecia, dove da quattro anni la Troika ha imposto riforme similari.
Ok, facciamo tutte le riforme del mercato del lavoro possibili: rendiamo il lavoro più flessibile, tagliamo i salari e rendiamo il lavoro più competitivo.
Ma poi, che facciamo? Tutto risolto? Neanche per sogno.
Ci mettiamo a fare concorrenza al Bangladesh, ai vietnamiti, ai cinesi o agli indiani?
Pensate davvero che potremmo fare concorrenza a popoli estremamente più operosi, che sono in grado di produrre lo stesso bene prodotto in Italia con la metà del tempo impiegato qui da noi, in assenza di eccessi di burocrazia (solo per usare un eufemismo) e a costi infinitamente di più bassi dei nostri.
Cioè, paesi che non hanno la zavorra del debito pubblico o quella derivante dai costi per il mantenimento dello stato sociale, con fattori demografici imparagonabili con quelli dell'Italia, che è invece vittima di un cronico deficit demografico, aggravato dalla fuga di massa di giovani ragazzi che stanno abbandonando il paese per cercare futuro altrove.
Ci sarebbe anche da considerare, poi, il fattore preparazione. Ad esempio l'India, che ogni anno sforna decine di migliaia di eccellenti laureati che godono di una preparazione imparagonabile con quella offerta dalle università italiane, che invece sembrano essere rimaste a 30 anni.
Per l'italia è indispensabile una rivoluzione copernicana, a partire proprio dalla scuola. E non è detto che sia sufficiente.

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