Egitto. Il processo Morsi spinge gli egiziani a sostenere una nuova tirannia

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Egitto. Il processo Morsi spinge gli egiziani a sostenere una nuova tirannia

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 Il processo Morsi spinge gli egiziani a sostenere una nuova tirannia, sostiene Roula Khalaf sul Financial Times.
 
 Gli egiziani dovrebbero essere abituati ai processi presidenziali. In meno di tre anni, due presidenti sono stati arrestati e condotti davanti a dei tribunali con accuse legate a casi di violenze contro i manifestanti. 
 
Se Hosni Mubarak può dirsi  fortunato dal momento che non è più in carcere e un’Alta corte ha rigettato una precedente condanna contro di lui, spianando la strada per la sua assoluzione, lo stesso non può dirsi di Mohammed Morsi, il presidente islamista deposto il 3 luglio che è comparso davanti ai giudici egiziani il 4 novembre.
 
Secondo il FT, Morsi riceverà un trattamento più duro dalla selettiva giustizia egiziana. Dal colpo militare di luglio, spiega Khalaf, in Egitto si respira una strana atmosfera: si plaude alla repressione degli islamisti e si celebrano le vecchie forze di sicurezza di Mubarak, soprattutto il Generale Abdel Fattah al-Sisi.
 
Il breve periodo di governo islamista, avverte il FT,  viene usato per giustificare la sbagliata marginalizzazione dei Fratelli Musulmani ma anche per una più ampia campagna per il dissenso. Agli egiziani basterebbe guardare al caso del comico Bassem Youssef il cui programma televisivo è stato sospeso dopo una puntata perché il comico si è permesso di prendere in giro le autorità e ridicolizzare l’adulazione del Generale Sisi. 

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