Egitto: Morsi e Shafiq rivendicano la vittoria ma a comandare è ancora l’Esercito
I Fratelli Musulmani hanno dichiarato che il loro candidato, Mohammed Morsi, ha vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali svoltesi in Egitto il 16 e 17 giugno con il 52 % dei consensi e oltre un milione di voti in più del suo avversario, Ahmed Shafiq, ultimo Primo Ministro dell’era Mubarak. Si tratta di dichiarazioni rilasciate sulla base di dati non confermati dal momento che i risultati ufficiali saranno diramati soltanto nella giornata di giovedì 21 giugno. L’entourage di Shafiq smentisce infatti la vittoria del candidato della Fratellanza sostenendo che l’ex premier è in testa “al di là di ogni dubbio” e lamentando anche il ricorso alla violenza, alle minacce e all’intimidazione ai danni dei propri sostenitori.
I dati certi registrano intanto un calo dell’affluenza alle urne rispetto al primo turno delle presidenziali quando oltre il 46% degli aventi diritto ha votato per scegliere il primo Presidente democraticamente eletto nella storia dell’Egitto.
Senza un Parlamento e una Costituzione, il potere resta però ancora nelle mani dell’Esercito. Poco prima della chiusura dei seggi, il Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF) ha infatti diramato una “Dichiarazione Costituzionale complementare” che indice nuove elezioni legislative soltanto dopo la stesura della nuova legge fondamentale dello Stato. Nel frattempo il potere legislativo, il potere di controllo sul bilancio e di nomina di una nuova Assemblea Costituzionale, essendo la precedente nulla in quanto anticostituzionale il Parlamento che l’ha nominata, verranno esercitati dallo SCAF.
L’Esercito ha però confermato che cederà il potere al neo Presidente entro la fine di giugno.


