Egitto: non si ha ancora il nome del presidente ed in migliaia tornano in piazza Tahrir
Tahrir di nuovo simbolo della rivolta popolare contro i militari al potere accusati di colpo di stato
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Migliaia di manifestanti stanno tornando ad occupare Piazza Tahrir contro il consiglio militare al potere in Egitto. La Commissione elettorale egiziana ha ulteriormente ritardato l'annuncio dei risultati delle presidenziali egiziane, dichiarando di aver bisogno di più tempo per analizzare le denunce dei due candidati - Mohammed Mursi di Fratellanza Musulmana e l'ex primo ministro di Mubarak, Ahmed Shafiq – entrambi proclamatisi vincitori del ballottaggio del 16-17 giugno.
Non si ha al momento ancora una data di riferimento per la pubblicazione dei risultati e la tensione comincia a salire, perché è sempre maggiore la preoccupazione che le elezioni vengano cancellate o truccate. Fratellanza Musulmana, in particolare, ha chiamato il popolo alla protesta contro la serie di emendamenti che hanno dato allo Scaf maggiori poteri legislativi e politici. Anche se il partito islamico dovesse alla fine risultare vincitore, non è chiaro al momento se le autorità militari permetteranno a Morsi di governare dopo decenni di scontri.
Il processo di transizione democratico iniziato con la primavera araba è sempre più in stallo. Subito dopo il ballottaggio delle elezioni presidenziali del 16-17 giugno, un gruppo di osservatori internazionali guidati dall'ex presidente americano Jimmy Carter aveva già espresso preoccupazione per il contesto politico e sociale creatosi nel paese. “Io sono profondamente preoccupato per la via anti-democratica che l'Egitto sta prendendo”, aveva dichiarato Carter. Domenica scorsa, inoltre, il consiglio militare aveva sciolto il Parlamento eletto – dominato da Fratellanza Musulmana – dopo che una corte aveva giudicato incostituzionali le elezioni legislative dello scorso anno. Sempre domenica, subito dopo la chiusura dei seggi, lo Scaf con un decreto costituzionale si era arriso il diritto di poter controllare e limitare i poteri del prossimo presidente. Passi giudicati colpi di stato da molte organizzazioni umanitarie: in particolare, Human Rights Watch (HRW) ha dichiarato giovedì di essere sempre più scettica sulle reali intenzioni dei militari di cedere il potere ad una autorità civile. "L'autorità dei militari di processare e detenere i cittadini va oltre quella posseduta da Mubarak”, ha dichiarato Joe Stork, direttore HRW per il Medio Oriente.


