Egitto. "Tutte le opzioni restano aperte", Morsi sul rapimento di sette ufficiali nel Sinai
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L’Esercito egiziano ha inviato decine di veicoli militari nella penisola del Sinai alcuni giorni dopo il sequestro di sette membri delle Forse di sicurezza egiziane da parte di un gruppo armato che ha chiesto la liberazione di sette compagni condannati per l’uccisione di alcuni agenti e un civile durante un assalto a una caserma di polizia nella cittadina di Al Arish tra giugno e luglio 2011.
Il massiccio dispiegamento di uomini e mezzi da parte dell’Esercito segue le dichiarazioni del presidente Mohammed Morsi che domenica ha escluso di negoziare con i rapitori e ha precisato che per la liberazione degli ostaggi restavano aperte “tutte le opzioni”.
In un comunicato rilasciato dopo un vertice con i capi della sicurezza egiziana, il presidente Morsi ha negato l'esistenza di differenze tra gli apparati egiziani coinvolti nella soluzione della crisi, rassicurando sul "completo coordinamento" tra i ministeri dell’Interno e della Difesa.
La caduta del regime di Mubarak ha determinato una crescente instabilità nella penisola del Sinai. Il collasso delle Forze di sicurezza egiziane nella Penisola è coinciso con un aumento degli episodi di attacchi contro il personale della sicurezza e l’azione di gruppi estremisti che hanno fatto del Sinai la loro base di azione comune per colpire Israele.
La caduta del regime di Mubarak ha determinato una crescente instabilità nella penisola del Sinai. Il collasso delle Forze di sicurezza egiziane nella Penisola è coinciso con un aumento degli episodi di attacchi contro il personale della sicurezza e l’azione di gruppi estremisti che hanno fatto del Sinai la loro base di azione comune per colpire Israele.


