Elezioni in Cile: Jara in testa, ma la destra punta al ballottaggio
Il Cile si prepara a un’elezione presidenziale cruciale che riflette la profonda frammentazione politica del paese. Quattro sono i candidati in lizza: Jeannette Jara, ex ministra del Lavoro e prima candidata comunista all’interno della coalizione di centrosinistra, guida i sondaggi con circa il 26% delle preferenze, ma resta lontana dal 50% necessario per evitare il ballottaggio del 14 dicembre.
Il suo slogan, “Da Conchalí alla Moneda”, richiama le sue origini popolari e una promessa di governo inclusivo. Dall’altro lato, la destra arriva divisa ma potenzialmente unita al secondo turno. José Antonio Kast, leader del Partito Repubblicano, punta su un “governo d’emergenza” per ristabilire ordine e sicurezza. Evelyn Matthei, esponente della destra tradizionale ed erede politica di Sebastián Piñera, cerca di imporsi come figura moderata e filo-occidentale, con chiari segnali di sintonia verso Washington.
La novità è Johannes Kaiser, il “Milei cileno”, deputato ultraliberista che propone tagli radicali, chiusura delle frontiere e l’uscita da accordi internazionali. In un clima dominato dal tema della sicurezza e dell’austerità, il voto cileno si profila come un test cruciale tra la promessa sociale della sinistra e la spinta securitaria e neoliberale della destra.
Tratto dalla newsletter quotidiana de l'AntiDiplomatico dedicata ai nostri abbonati

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