Erdoagan all'Onu: “Gaza è il campo di concentramento più disumano e vergognoso della nostra epoca”

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Erdoagan all'Onu: “Gaza è il campo di concentramento più disumano e vergognoso della nostra epoca”

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di Michelangelo Severgnini

 

STRALCI DAL DISCORSO DI ERDOGAN ALLE NAZIONI UNITE TRADOTTI IN ITALIANO
 
 
“Gaza è il campo di concentramento più disumano e vergognoso della nostra epoca”.
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Signor Presidente, stimati membri, il 26 giugno 1945, in occasione della firma della Carta delle Nazioni Unite, i paesi membri hanno dichiarato con grande speranza quanto segue: «Noi, popoli delle Nazioni Unite, abbiamo deciso di proteggere le generazioni future dal flagello della guerra, che nel corso di una vita umana ha portato all’umanità sofferenze indicibili; di creare le condizioni necessarie per garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali, dell’onore e del valore della personalità umana, della tutela della giustizia e degli obblighi derivanti dal presente Patto; a vivere in pace gli uni con gli altri in uno spirito di buon vicinato e a unire le nostre forze per salvaguardare la pace e la sicurezza internazionali». Sono trascorsi oltre 81 anni dalla firma della Carta. Ma l’umanità attende ancora con nostalgia il giorno in cui quella forte volontà di allora prenderà vita.
Non c’è bisogno di andare così lontano. Basta dare un’occhiata alla situazione dell’ultimo anno. Gli ultimi 12 mesi sono passati alla storia come uno dei periodi più sanguinosi degli ultimi 30 anni, con oltre 60 conflitti e guerre. Da Gaza all’Ucraina e alla Russia, dal Myanmar al Darfur, dall’Iran al Libano, 250.000 persone hanno perso la vita. Molte altre hanno vissuto sofferenze indicibili. Centinaia di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le terre in cui erano nate e cresciute. Solo a Gaza, negli ultimi tre anni, 74.000 nostri fratelli e sorelle – per lo più bambini e donne – sono stati vittime del terrorismo di Stato israeliano. La popolazione di Gaza sta ancora cercando i propri cari tra le macerie.
In qualità di padre e nonno che ama profondamente i propri figli e nipoti, da questo podio devo esprimere quanto segue con il cuore spezzato. Gaza oggi non è solo il più grande cimitero di bambini del mondo. È anche la regione con il più alto tasso di bambini amputati al mondo. Gaza è il campo di concentramento più disumano e vergognoso della nostra epoca. Anche dopo il cessate il fuoco raggiunto grazie agli sforzi del presidente Trump e al contributo dei paesi, tra cui il nostro, il numero dei gazawi uccisi ha superato i 1.500. Sebbene il Movimento di Resistenza Palestinese abbia accettato il passaggio alla seconda fase del piano di pace, il governo israeliano non è disposto a porre fine all’occupazione. In Cisgiordania, invece, si sta vivendo il periodo più grave di terrorismo dei coloni. A Gerusalemme, l’accesso dei musulmani e dei cristiani ai luoghi sacri viene impedito. Si vuole distruggere l’UNRWA, che è un’iniziativa comune a tutti noi. Ora, miei cari amici, oggi esprimerò qui apertamente alcune verità, senza più frapporre alcuna barriera tra il mio cuore e le mie parole. Che nessuno se la prenda, che nessuno si offenda o si senta ferito. Questa non è una questione personale di Tayyip Erdo?an. È una questione umanitaria. È una questione di coscienza per tutti noi.
Di fronte a noi c’è una mentalità genocida che non si sazia mai di uccidere. Di fronte a noi c’è un quadro estremamente grave. Nessuno che abbia umanità nel cuore, che abbia misericordia e compassione, che sia dotato di equità e coscienza, può chiudere gli occhi di fronte a questo quadro. Ciò che questo scenario, che dovrebbe sconvolgerci tutti, ci dice è quanto segue: l’Organizzazione delle Nazioni Unite, istituita 81 anni fa per salvaguardare la pace e la sicurezza, non è più in grado di adempiere al proprio mandato, o meglio, è stata resa incapace di farlo. L’Organizzazione continua a perdere terreno. In Palestina, in Libano, in Sudan e in altre zone di crisi, coloro che hanno riposto le proprie speranze nelle Nazioni Unite provano una profonda delusione. Ma vorrei ricordare che un giorno tutti saranno costretti a rifugiarsi nella coscienza comune dell’umanità. Oggi possiamo sentirci al sicuro, nel benessere e nella serenità. Possiamo vivere nel comfort, lontani dalle zone di conflitto e di crisi. Ma nessuno di noi può sapere cosa accadrà domani, cosa ci capiterà. Per questo motivo ritengo estremamente azzeccato il tema dell’Assemblea Generale di quest’anno, incentrato sul ripristino della fiducia nel sistema internazionale.
(…)
Il Consiglio di Sicurezza deve essere assolutamente riformato secondo il principio «Il mondo è più grande di cinque». Cari amici, da un lato dobbiamo stare al passo con la tecnologia in rapida evoluzione, dall’altro abbiamo la responsabilità ardua ma nobile di costruire un ordine più equo. A questo proposito, vorrei condividere con voi alcuni principi fondamentali. Innanzitutto, dobbiamo cambiare l’attuale concezione secondo cui il diritto internazionale viene applicato in modo diverso a chi è forte e a chi è debole. Non dimentichiamo che un sistema internazionale in cui chi commette un reato la fa franca, e in cui l’impunità è diventata la norma, è destinato a marcire.
(…)
Per quanto riguarda Gaza, invece, siamo fedeli all’accordo che abbiamo firmato un anno fa a Sharm El-Sheikh. Dobbiamo iniziare senza indugio la ricostruzione di Gaza. A questo proposito, vi invito a esercitare una maggiore pressione su Israele. Che tutti lo accettino ormai.
I tentativi di soffocare lo Stato palestinese sono destinati a fallire. Insha’Allah, vedremo quei giorni meravigliosi in cui prenderà forma uno Stato palestinese indipendente, con integrità territoriale, entro i confini del 1967 e con capitale Gerusalemme Est.
(…)
Sottolineo in particolare che gli ultimi attacchi contro le navi mercantili nel Mar Nero sono inaccettabili, indipendentemente da chi li abbia compiuti. Riteniamo che sia necessario salvaguardare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Auspichiamo che le questioni attualmente in sospeso nel Mar Egeo e nel Mediterraneo orientale vengano risolte sulla base di rapporti di buon vicinato e nel rispetto del diritto internazionale. La nostra proposta di una Conferenza sul Mediterraneo Orientale contribuirà alla creazione di un terreno comune. Colgo l’occasione per ribadire oggi ancora una volta l’appello che ho lanciato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. L’uguaglianza sovrana e lo status internazionale paritario del popolo turco di Cipro devono essere riconosciuti, e l’isolamento disumano a cui è sottoposto deve finalmente cessare. Invito la comunità internazionale a riconoscere la Repubblica Turca di Cipro del Nord e a instaurare con questo Stato relazioni politiche, diplomatiche ed economiche.
(…)
È inoltre opportuno sottolineare che, mentre il nostro mondo cambia rapidamente, l’umanità ha iniziato a confrontarsi contemporaneamente con nuove minacce sociali. L’islamofobia, che si sta diffondendo in Occidente come una pestilenza, è in cima a queste minacce. Soprattutto le donne e le ragazze musulmane sono state sempre più esposte alla discriminazione negli ultimi anni. Consideriamo i divieti di indossare il velo nelle scuole, introdotti da alcuni paesi, come un attacco ai diritti più fondamentali delle donne. Anche la crescente xenofobia, il razzismo culturale e l’antisemitismo sono correnti velenose contro cui occorre lottare con determinazione. Dobbiamo renderci conto che la «genderizzazione» globale si è trasformata in un assedio che, oltre all’istituzione familiare, prende di mira anche i bambini innocenti. Possiamo spezzare questo assedio solo proteggendo la famiglia composta da uomo e donna. La Turchia continuerà a prendere l’iniziativa nella tutela della famiglia e dei bambini, nonostante gli attacchi delle lobby>>

Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Il suo film “L'Urlo" è stato oggetto di una censura senza precedenti in Italia.

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