Eurogendfor. Quello che è stato nascosto ai popoli di Georgia, Ucraina e Moldavia prima dell'accordo con l'Ue

Nigel Farage: “Fronteggiamo la prospettiva di malcontento civile diffuso, persino una rivoluzione in Europa”

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Eurogendfor. Quello che è stato nascosto ai popoli di Georgia, Ucraina e Moldavia prima dell'accordo con l'Ue

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Quando il 27 giugno scorso Georgia, Ucraina e Moldavia hanno firmato gli accordi di associazione con l'Ue in vista di un futuro ingresso nell'organizzazione, i media hanno parlato di una svolta per la democrazia, i diritti umani ed un futuro economico prospero dei tre paesi. Il problema è che alle popolazioni non è stata fatta molta chiarezza su un aspetto che secondo Andrei Akulov avevano il diritto di sapere prima della “scelta europea” dei loro governi.
 
Oltre al periodo di transizione economica che verrà imposta ai paesi, che non sarà certamente morbido per le popolazioni, nulla è stato fatto trapelare sulle ultime decisioni in relazione alla cosiddetta Forza di Gendarmeria Europea (EUROGENDFOR). "Le popolazioni di Georgia, Ucraina e Moldavia sono informate di tutto questo? Sono consapevoli? Qualcuno si è preso la briga di informarli e spiegar loro cosa questo significa in pratica? Difficile! Un aspetto importante tralasciato di proposito!"
 
 
La Forza di Gendarmeria Europea (EUROGENDFOR) è un’iniziativa multinazionale di 6 stati membri dell’UE – Francia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Romania e Spagna – sancita da un trattato firmato nel 2006 con l’obiettivo di rafforzare le capacità di gestione delle crisi internazionali e contribuire allo sviluppo della Politica di Sicurezza Comune e Difesa. EUROGENDFOR può essere considerata una forza di polizia integrata, studiata per portare a termine missioni in differenti scenari, compresi quelli destabilizzati, a supporto dell’UE, dell’ONU, dell’OCSE, della NATO o di coalizioni create ad hoc.
[...]
Le metodologie di intervento sono le seguenti: rimpiazzo delle forze dell’ordine locali in aree in cui la conduzione della normale vita civile è in crisi (ovvero privare la nazione del suo potere sovrano, nota dell’autore) e costruire strutture militari in ambienti in cui i livelli di insicurezza e crimine sono molto elevati a causa di un malfunzionamento del’esercizio della legge (un pretesto molto facile da far stare in piedi – nota dell’autore). C’è la possibilità di appellarsi ad essa durante eventi considerati particolarmente a rischio come i meeting annuali del G8 o simili. Una volta che il G8 sarà diventato G7 le nazioni occidentali dominanti decideranno il destino di stati sovrani e li costringeranno a fare ciò che ci si aspetta da loro.
Il contingente è di circa 2.500 uomini in grado di intervenire entro 30 giorni in ogni angolo del mondo. L’articolo 29 stabilisce che i membri dell’EUROGENDFOR non subiranno alcun processo per le loro azioni negli stati da cui provengono, in quelli in cui agiranno o in casi connessi alla loro missione. Qualsiasi atrocità i membri operativi commettano – non comporterà alcuna responsabilità. Per cui, ad esempio, potranno andare in Ucraina e sparare indiscriminatamente senza affrontare alcuna conseguenza.
Secondo la Dichiarazione di Intenti e il Trattato, EUROGENDFOR è configurata come una forza “Operativa, preorganizzata, robusta e rapidamente dispiegabile” atta a sostenere la Politica di Sicurezza Comune e Difesa, anche se utilizzata in strutture esterne all’UE.
[...]
Il 24 giugno è il giorno in cui il Consiglio Europeo ha deciso sulle regole e le procedure per la messa in opera della clausola di solidarietà (Articolo 222 TFEU). Questa clausola stabilisce che l’Unione ed i suoi membri devono agire congiuntamente per difendere uno stato membro vittima di attacchi terroristici (le Repubbliche di Donetsk e Luhansk nell’Ucraina dell’Est?) o di disastri naturali. L’Unione è tenuta a mobilitare le forze in suo possesso la Commissione e gli Alti Rappresentanti, assistiti dal Servizio Europeo per l’Azione Esterna, identificheranno  tutti gli strumenti e le capacità dell’Unione che potranno meglio contribuire a rispondere alla crisi e prenderanno le dovute contromisure sotto le loro rispettive competenze. Il 24 giugno è stato inoltre attivato con effetto immediato l’accordo di Risposta Politica Integrata alle Crisi, un meccanismo approvato nel giugno 2013 dal Consiglio. Questo permetterà un rapido coinvolgimento delle autorità politiche di tutta l’Unione per permettere al Consiglio di assicurare una gestione strategica delle contromisure e di intraprendere azioni appropriate per il benessere dello stato in difficoltà.
 
Andrej Hanko di Linke, partito di sinistra tedesco ha commentato in questo modo la decisione. Lo riporta sempre Akulov:
“L’approvazione presso il Consiglio degli Affari Generali è stata fatta in segreto: il punto non era menzionato nel programma dell’incontro. La stampa non era stata informata. Questa è una delle clausole più controverse contenute nei trattati dell’UE. È precisamente la ragione per cui l’accordo sui dettagli della clausola di solidarietà era stato rimandato al momento della firma del Trattato di Lisbona”. Secondo Andrej Hanko la clausola rafforza il corso verso la militarizzazione degli affari interni, poiché il personale militare può essere inviato in un altro stato membro a richiesta. “Sono preoccupato che questa clausola si applicherà a situazioni che potrebbero avere un impatto funesto sulle persone, l’ambiente e la proprietà”. 
Nigel Farage il leader dell’UKIP il 15 maggio ha dichiarato: “Fronteggiamo la prospettiva di malcontento civile diffuso, persino una rivoluzione in Europa”. Viene alla mente la situazione in Ucraina, Moldavia e Georgia. È un finto segreto che questi stati siano di fronte al pericolo di manifestazioni di malcontento popolare durante l’attuazione delle misure richieste dagli accordi stipulati. La gente sarà felice del crollo degli standard di vita a cui è abituata? E se iniziassero a pensare ed a chiedere informazioni sulla situazione? Per loro c’è l’EUROGENDFOR.

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