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Evo Morales denuncia le politiche di ricatto del Fondo Monetario Internazionale a cui si è consegnata l'Argentina

 

«Alcuni, per aiutare, come la Banca Mondiale (WB) o il Fondo Monetario Internazionale, ci condizionano, ricattano, danno denaro in cambio di privatizzazioni», ha denunciato con forza il leader indigeno

 

La cosiddetta «larga noche neoliberal», ossia il lungo ventennio segnato dall’applicazione del neoliberismo più selvaggio in America Latina, ha provocato danni inenarrabili. Uno dei protagonisti di questa drammatica pagina della storia sudamericana fu il Fondo Monetario Internazionale. Lo stesso organismo a cui si è rivolto il governo neoliberista dell’Argentina. Il presidente Mauricio Macrì ha intatti richiesto, ed ottenuto, un prestito per 50 miliardi dollari. La contropartita è quella classica: bisogna procedere con le ‘riforme’. Ossia privatizzare, svalutare il lavoro, svendere le risorse naturali. Senza dimenticare che i salari vanno tagliati per non provocare fiammate inflative. Peccato che già adesso, nonostante i licenziamenti di massa e i tagli imposti da Macrì, l’inflazione in Argentina sia ormai fuori controllo. 

 

A tal proposito, il presidente boliviano Evo Morales, ha criticato la decisione presa dal regime neoliberista che si è insediato a Buenos Aires. 

 

«Alcuni, per aiutare, come la Banca Mondiale (WB) o il Fondo Monetario Internazionale, ci condizionano, ricattano, danno denaro in cambio di privatizzazioni», ha denunciato con forza il leader indigeno. 

 

Morales ha poi spiegato che «grazie alla nazionalizzazione degli idrocarburi, abbiamo deciso con il supporto della nostra gente, di renderci indipendenti dalle imposizioni del FMI per diventare il paese con la più alta crescita economica della regione, a livelli che il FMI ci riconosce». 

 

A riprova che le politiche di neoliberismo selvaggio servono solo a impoverire le masse a beneficio di una ristretta minoranza. Quelle élite economiche che detengono che leve del potere. 

 

Le dichiarazioni di Evo Morales arrivano alla vigilia di una missione all’estero che porterà il capo dello Stato boliviano a recarsi in Russia e Cina. Insomma, mentre l’Argentina con il regime neoliberista di Macrì torna al passato più nero del paese. La Bolivia, cresce a ritmi sostenuti, e rafforza i propri legami con i due giganti, in campo diplomatico ed economico, che sempre più riescono a bilanciare quello che era lo strapotere a livello internazionale di Washington e dei suoi vassalli europei.     

Fonte: America XXI
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