Ex procuratrice capo della CPI svela tutta la verità sulle minacce e corruzione di Israele (VIDEO ITA)

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Ex procuratrice capo della CPI svela tutta la verità sulle minacce e corruzione di Israele (VIDEO ITA)

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Fatou Bensouda, ex procuratrice capo della Corte Penale Internazionale (CPI), ha rivelato in un'intervista a Talk to Al Jazeera trasmessa il 25 maggio e totalmente oscurata dai media mainstream occidentali di aver subito una campagna coordinata di intimidazioni e minacce da parte di Israele per fermare l'indagine sulla situazione in Palestina. L'ex magistrata gambese ha descritto un sistema di pressioni che andava dalle visite notturne di «uomini sconosciuti» alla sua casa all'Aia fino a incontri con l'allora capo del Mossad, Yossi Cohen, in cui le sarebbe stato esplicitamente detto che la sua sicurezza e quella della sua famiglia erano a rischio.

Bensouda ha raccontato che, dopo aver avviato l'esame preliminare sulla situazione in Palestina nel 2015, uomini sconosciuti con legami con Israele si sono presentati direttamente alla sua abitazione all'Aia. «Ho percepito chiaramente il messaggio – ha dichiarato –: volevano fermare l'indagine».

La magistrata ha descritto una serie di incontri con Yossi Cohen, allora a capo del Mossad, tra cui uno avvenuto in un hotel di New York durante l'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Secondo il suo racconto, gli incontri erano inizialmente «amichevoli», con un tentativo di «vincersi la sua fiducia», ma sono rapidamente degenerati in richieste esplicite: interrompere l'indagine sulla Palestina.

Alla domanda se Cohen le avesse detto che Israele poteva «prendersi cura di lei» e che procedere con l'inchiesta avrebbe potuto compromettere la sua sicurezza e quella della sua famiglia, Bensouda ha risposto: «He did. He did» («Lo ha fatto. Lo ha fatto»). Ha interpretato quelle parole come minacce dirette contro di lei e i suoi cari.

Secondo un'inchiesta del Guardian citata nell'intervista, Cohen avrebbe mostrato a Bensouda foto segrete di suo marito, scattate a sua insaputa, facendo intendere che proseguire l'indagine avrebbe danneggiato la sua carriera e la sicurezza familiare. L'ex procuratrice ha parlato di minacce dirette non solo alla sua persona, ma anche a stretti collaboratori professionali.

In un evento legale a Londra, ha definito le tattiche usate contro di lei come «inaccettabili, di stile da teppisti» (thug-style tactics). Ha inoltre dichiarato di essersi «sentita lasciata sola» e non sufficientemente sostenuta quando il governo olandese non l'ha protetta adeguatamente durante questa campagna di intimidazione.

Bensouda ha collegato queste minacce alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro di lei e contro la CPI. Secondo la sua ricostruzione, le sanzioni statunitensi facevano parte di una strategia più ampia per ostacolare le indagini della Corte, in particolare quelle su Israele e Palestina e sull'Afghanistan. Le misure adottate dall'amministrazione Trump nel 2020 – che includevano il congelamento dei beni e il divieto di ingresso negli Stati Uniti per i funzionari della CPI coinvolti nell'indagine su militari americani e israeliani – sono state da lei interpretate come una delle forme di pressione esterna più simboliche contro la Corte.

L'ex procuratrice ha espresso amarezza per la mancanza di sostegno ricevuta dagli Stati membri della CPI, che secondo lei non l'hanno sufficientemente protetta dalle pressioni politiche. «Mi sono sentita non sostenuta», ha dichiarato. A suo avviso, molti paesi non hanno voluto affrontare frontalmente le pressioni di potenze come Stati Uniti e Israele, lasciando l'ufficio del procuratore spesso solo di fronte a queste intimidazioni.

 

«Giustizia sacrificata agli interessi politici»

Il messaggio centrale dell'intervista è che la giustizia internazionale viene sacrificata a interessi politici. Secondo Bensouda, la CPI rischia di essere percepita come una corte selettiva, con accuse di doppio standard: «solo per l'Africa e per 'teppisti' come Putin», mentre leader potenti come Benjamin Netanyahu rimangono fuori. Si è chiesta apertamente se il premier israeliano potrà mai essere realmente portato davanti alla Corte.

«La giustizia internazionale non può sopravvivere se applicata in modo selettivo», ha affermato.

L'inchiesta sulla Palestina è stata avviata formalmente da Bensouda nel 2021, dopo anni di esami preliminari e battaglie legali sulla giurisdizione della Corte. Nel 2024, il suo successore Karim Khan ha chiesto mandati di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, per il ministro della Difesa Yoav Gallant e per leader di Hamas. Netanyahu ha definito tali richieste «vergognose» e ha chiesto ai leader del «mondo libero» di opporsi alle sanzioni e alle pressioni sulla CPI. Così funziona il mondo capitalista, i potenti controllano i giudici affinché non li giudichino e li perseguano solo contro i loro nemici, tutto è corruzione e mafia.

 

DI SEGUITO L'INTERA INTERVISTA SOTTOTITOLATA IN ITALIANO

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