Ex senatrice indigena brutalmente arrestata in Bolivia. Le immagini censurate dall'occidente dei "diritti umani"
Simona Quispe è una donna indigena, nata il 23 giugno 1975 a Carabuco, nel dipartimento di La Paz. È stata la seconda donna indigena a ricoprire la carica di Prima Vicepresidenza della Camera Alta del Senato boliviano.
Il video che vedete qui sotto riporta le immagini del suo brutale arresto.
Simona Quispe, leader indigena ed ex senatrice e' stata brutalmente arrestata in Bolivia.
— l'AntiDiplomatico (@Lantidiplomatic) June 5, 2026
In Bolivia da alcuni mesi governa l'estrema destra più violenta e barbara che ha ripreso la via del neoliberismo. L'alleato perfetto per l'Unione Europea, insomma, e per questo non vedrete… pic.twitter.com/sWwbgtcR4p
La leader indigena vicina all'ex presidente Evo Morales è stata brutalmente prelevata dalla polizia nel tardo pomeriggio di giovedì 4 giugno 2026 nella città di La Paz, in circostanze che i familiari hanno definito «irregolari». E' stata arrestata mentre usciva dal Parque de las Cholas, un parco turistico della capitale boliviana. Alcuni poliziotti in abiti civili l'avrebbero condotta con la forza a bordo di un minibus, mentre i familiari presenti chiedevano ripetutamente: «¿Dónde está la orden?» («Dove è l'ordine?»).
I familiari hanno denunciato pubblicamente quello che definiscono un «sequestro» e un atto di «persecuzione politica». Al momento, Quispe si trova presso le installazioni della Fuerza Especial de Lucha Contra el Crimen (FELCC), in attesa di un rapporto ufficiale che chiarisca le motivazioni del provvedimento.
Non vedrete queste immagini su nessun media difensore dei diritti umani a paesi e giorni alterni. Non vedrete nessuna risoluzione di urgenza da parte di quel mostro noto come Parlamento dell'Unione Europeo. E nessun politico "progressista" chiedere l'immediata liberazione. E il motivo è semplice: da alcuni mesi la Bolivia, dopo anni di successo e prosperità socialista, è tornata ad essere una colonia del neoliberismo. Ma la notizia positiva è che nel paese le proteste indigene iniziate a maggio 2026 contro la legge sulle ipoteche delle terre si sono trasformate in un immenso movimento di massa che chiede le dimissioni di Rodrigo Paz, con oltre 90 blocchi stradali in sei dipartimenti. La grave crisi economica – inflazione al 14%, crescita negativa tra -3,2% e -3,3%, scarsità di cibo, carburante e farmaci – ha risvegliato il popolo e mostrato in modo brutale quello che accade in poco tempo ad una nazione che si converte in colonia del famigerato "occidente allargato".


