FALSO. Non catturato ma sequestrato: il Corriere della Sera e l'etica del giornalismo

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FALSO. Non catturato ma sequestrato: il Corriere della Sera e l'etica del giornalismo

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di Vito Petrocelli 

Il Corriere della Sera sta all’etica del giornalismo come gli Stati Uniti a quella del diritto internazionale. Ed è proprio quando i gangster di Washington gettano la maschera con i loro crimini che il giornale di Milano offre il peggio della sua famigerata storia editoriale.

Il giorno dopo l’aggressione mafiosa contro uno Stato sovrano e il sequestro del presidente legittimo del Paese – il tutto, chiaramente, per fregare le immense risorse minerarie che da 25 anni Caracas aveva deciso dovessero appartenere al popolo e finanziare i diritti sociali, e non ai consigli di amministrazione delle multinazionali europee ed a stelle e strisce – il Corriere apre con questo titolo.



Definirlo ridicolo è persino riduttivo. Nessun riferimento al crimine. Al diritto internazionale. All’Onu. Nulla. Tutto come se fosse la presentazione di un nuovo videogioco. E poi attenzione bene: “catturato”, e non – come doveva essere – “sequestrato”.

Ma la vera vergogna, senza il minimo pudore, del quotidiano di via Solferino arriva scorrendo successivamente il giornale online. Si giunge a un capolavoro assoluto di mistificazione. Nell’intervistare la docente di diritto internazionale dell’Università di Bari, Marina Castellaneta, il Corriere sceglie questo titolo.




"L'attacco di Trump in Venezuela era legale? E quali potrebbero essere le reazioni?". Senza nessun riferimento al fatto che fosse una intervista, chi fosse l'intervistato e soprattutto, come etica del giornalismo impone, dando la risposta dell'esperto in questione nel titolo. 

Per darvi l'idea è come se si intervistasse un onesto esperto di sociologia della comunicazione sull’etica del giornalismo e si titolasse: “Quella del Corriere della Sera è vera informazione?”, senza indicare la risposta. O come se si intervistasse un onesto esperto di criminologia e si titolasse: “Hannibal Lecter è stato un assassino?”. E potete continuare anche voi con gli esempi che più vi vengono in mente...

Eppure non c’è ambiguità nelle risposte della professoressa intervistata. Marina Castellaneta dichiara da subito alla giornalista Valentina Santarpia che si tratta di «una grave violazione del diritto internazionale, una forma di aggressione a uno Stato sovrano». E la docente argomenta chiaramente i motivi: «Perché l’articolo 2, paragrafo 4, della Carta delle Nazioni Unite stabilisce il divieto di uso della forza. È una norma cogente, inderogabile, se non nel caso di legittima difesa, a seguito di un attacco armato già sferrato».

Anche quando la Santarpia prova a giustificare il crimine in tutti i modi e a cercare qualche scusa e prova a spiegare alla professoressa che veramente Trump ci ha detto che si tratta di un’operazione contro il narcotraffico…, la professoressa risponde: «Non è una motivazione valida. Riguardo al narcotraffico, così come al traffico di esseri umani o alla corruzione internazionale, esistono convenzioni ad hoc delle Nazioni Unite, e gli strumenti utilizzati sono quelli del diritto: la cooperazione tra le autorità di indagine, la raccolta di prove, lo svolgimento del processo. In nessun modo è consentito l’utilizzo della forza e l’attacco a uno Stato sovrano per ingerenze nella lotta al narcotraffico, che compete a quello Stato o a quella comunità nazionale legittimi».

Non si arrende la Santarpia e incalza nuovamente nel tentativo di trovare una giustificazione (forse più per la sua coscienza) al crimine degli USA, ma la professoressa chiude – anche infastidita –: «C’è un fascicolo aperto presso la Corte penale internazionale, e in quella sede tutto si svolge secondo lo stato di diritto e con un equo processo. Tra l’altro, il Venezuela ha ratificato lo Statuto della Corte. Invece questo uso di potere sfrenato, senza limiti non si può considerare un mandato d’arresto, ma un sequestro di persona. Tra l’altro, un capo di Stato gode di immunità, un elemento più volte invocato dagli USA nei confronti di Netanyahu».

Viste le risposte della docente, il titolo corretto dell'intervista sarebbe dovuto essere questo: "Docente di diritto internazionale non ha dubbi: Contro il Venezuela grave violazione del diritto internazionale. Maduro è stato sequestrato". Un sequestro di persona, dice correttamente la professoressa. Non cattura: SEQUESTRO, caro Corriere della Sera. Ma per questo bisognerebbe prima esportare l'etica del giornalismo dentro le stanze di Via Solferino...


P.s. Non è la prima volta che il Corriere della Sera opera questa vergogna semantica come vi avevamo riportato nel 2017 con questa intervista a Gianni Minà

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