Fino a 5 anni di reclusione e maxi multe: la Germania introduce il reato per chi nega l'esistenza di Israele
Il Bundesrat, la camera alta del parlamento tedesco, ha approvato lo scorso 10 luglio un disegno di legge che criminalizza la negazione pubblica del "diritto all'esistenza" di Israele o la richiesta della sua abolizione, prevedendo pene fino a cinque anni di reclusione. La proposta, presentata dallo Stato dell'Assia, passa ora all'esame della camera bassa, il Bundestag, nel quadro di un forte inasprimento delle misure di Berlino contro l'attivismo filo-palestinese e del fermo rifiuto del governo di riconoscere lo Stato di Palestina.
Se venisse definitivamente approvato, il provvedimento renderebbe la Germania il primo Paese in Europa a punire penalmente chi nega il "diritto all'esistenza" di Israele. La norma andrebbe a estendere l'articolo 130 del codice penale tedesco, ovvero la medesima legge utilizzata per perseguire il reato di negazionismo dell'Olocausto.
I dubbi di incostituzionalità e le critiche
Il testo, tuttavia, solleva profondi dubbi di natura giuridica. Il servizio di ricerca del tribunale di primo grado ha rilevato che la proposta violerebbe con molta probabilità la Legge Fondamentale (la costituzione tedesca), avvertendo che il rischio concreto è quello di istituire un "diritto speciale contro una specifica opinione", in aperta violazione dell'articolo 5 sulla libertà di espressione. Secondo gli esperti del tribunale, estendere la stretta eccezione costituzionale – oggi riservata alla propaganda nazista – fino a includervi i discorsi critici su Israele sarebbe "difficile da giustificare". Sulla stessa linea Luke Hoss, deputato del partito di sinistra Die Linke, che ha liquidato il disegno di legge come "palesemente incostituzionale".
Anche Amnesty International si è opposta duramente al provvedimento, dichiarando: "La tutela della vita ebraica è di fondamentale importanza, ma questa iniziativa mette seriamente a repentaglio la libertà di espressione".
Il contesto: giro di vite e forniture militari
Il disegno di legge si inserisce in un contesto di crescente pressione da parte delle autorità tedesche sulla solidarietà verso la Palestina, caratterizzato da forti limitazioni a manifestazioni ed eventi e dall'intensificazione della sorveglianza sui gruppi di attivisti. Già a febbraio, un rapporto delle Nazioni Unite aveva ammonito Berlino, evidenziando come il ricorso sistematico alla criminalizzazione, alla sorveglianza e a misure di sicurezza eccezionali violi gli standard internazionali sui diritti umani, rischiando di erodere la fiducia dei cittadini nelle stesse istituzioni democratiche.
In questo clima, cinque attivisti – noti come i "Cinque di Ulm" – sono attualmente sotto processo per aver fatto irruzione in uno stabilimento della Elbit Systems nella città di Ulm, nel sud della Germania. La Elbit, colosso israeliano della difesa, ha registrato enormi profitti dall'inizio del conflitto a Gaza.
Nonostante una parte significativa dell'opinione pubblica tedesca si opponga al sostegno militare a Tel Aviv, la Germania si conferma il secondo maggiore fornitore di armi a Israele dopo gli Stati Uniti. Dall'ottobre 2023, Berlino ha approvato licenze di esportazione per centinaia di milioni di dollari, mantenendo attive le forniture anche durante il conflitto che vede contrapposti Israele e Stati Uniti all'Iran. Il legame militare tra i due Paesi è stato ulteriormente blindato nel gennaio precedente, con la firma di un patto di sicurezza volto ad ampliare la cooperazione strategica contro le fazioni della resistenza in tutta l'Asia occidentale.


