Foreign Policy: "La Bce è un monarca assoluto protetto da un tabù tedesco. Tutto questo deve cessare"

Legrain: "La Bce alla fine si troverà di fronte a una reazione democratica molto più grande rispetto a una sola contestatrice che getta coriandoli"

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Foreign Policy: "La Bce è un monarca assoluto protetto da un tabù tedesco. Tutto questo deve cessare"

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Riprendendo la frase dell'attivista Josephine Witt del 15 aprile scorso mentre saltava sul podio dove Mario Draghi  parlava - “Basta con la dittatura della BCE!” - Philippe Legrain in un articolo su Foreign Policy  scrive come la protesta, anche se confusionaria, sollevava un problema reale: la BCE è la banca centrale più indipendente del mondo e abusa del suo potere incontrollato e incontrollabile.
 
Il potere della BCE è unico al mondo. Le altre banche centrali, prosegue l'ex consigliere economico della Commissione, funzionalmente indipendenti sono in definitiva asservite ai propri governi eletti: è inconcepibile che la Federal Reserve USA possa rifiutarsi di acquistare le obbligazioni del tesoro durante una crisi, se il governo federale glielo richiede. Ma la BCE, che non viene eletta da nessuno, non ha un padrone politico. Non esiste un governo dell’eurozona. 
 
L’eccessiva indipendenza della BCE è radicata nei trattati UE. Come un monarca assoluto, la BCE è ulteriormente protetta da un tabù politico di ispirazione tedesca che considera un reato di lesa maestà chiedere conto [alla banca centrale] delle sue azioni e dei suoi poteri. Come minimo, i banchieri centrali, indipendenti e deresponsabilizzati, dovrebbero “rimanere nel loro orticello,” come dichiara Willem Buiter, capo economista di Citigroup. Eppure la BCE dà lezioni, intima e detta perfino l’agenda ai governi su questioni fuori dal suo ambito di competenza, in particolare opponendosi alla ristrutturazione dei debiti ed esigendo consolidamento fiscale e riforme strutturali. Per ottenere quello che vuole, in effetti, ha perfino minacciato di privare illegalmente i greci e gli irlandesi — e, per estensione, anche altri — del diritto di utilizzare la propria moneta, l’euro, come moneta a corso legale.
 
Non stiamo parlando solo di dichiarazioni pubbliche inopportune, prosegue Legrain. Nell’estate del 2011, Trichet e Draghi scrissero all’allora primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, chiedendogli di dare il via all’austerità e alle riforme come condizione perché la BCE comprasse titoli di stato italiani per limitare il panico che minacciava di condurre il paese alla bancarotta. Quando Berlusconi si rifiutò di farlo, la BCE, di fatto, costrinse il primo ministro eletto alle dimissioni, lasciando che tutti sapessero che avrebbe acquistato obbligazioni italiane solo se egli fosse stato sostituito con un tecnocrate più manipolabile.

Nel dicembre 2011, quando sembrava che il panico avrebbe causato il collasso dell’euro nel giro di settimane, Draghi richiese ai governi dell’eurozona di sottoscrivere un “fiscal compact” che avrebbe imposto una disciplina fiscale molto più rigida, suggerendo che questo avrebbe potuto indurre la BCE ad intervenire per sedare il panico. I governi dell’eurozona obbedirono debitamente e ora sono legati in questa nuova camicia di forza fiscale attraverso gli obblighi del trattato recepiti nelle costituzioni nazionali.

La BCE è anche intervenuta direttamente nell’impostazione di politiche fiscali e riforme economiche come facente parte della Troika (che comprende anche il FMI e la Commissione Europea), che ha guidato i paesi che hanno ricevuto prestiti UE-FMI – la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo e Cipro — quasi come fossero delle colonie.

Il potere corrompe. E un potere deresponsabilizzato corrompe al massimo grado. La BCE dovrebbe smettere di immischiarsi in questioni politiche che sono al di fuori del suo mandato di stabilità finanziaria e politica monetaria. Dovrebbe rinunciare ai suoi poteri appena acquisiti di vigilanza e risoluzione delle banche dell’eurozona e affidarli a un’agenzia che sia indipendente dalle banche e sia correttamente responsabile di fronte ai parlamentari eletti. Dovrebbe essere molto più aperta e trasparente riguardo le proprie attività, in particolare riguardo alle entità con le quali conduce operazioni finanziarie, e in quali termini. I suoi funzionari dovrebbero essere sanzionati — e se necessario licenziati — dal Parlamento Europeo se non ottemperano ai loro doveri o abusano dei loro poteri. Se la BCE fosse saggia, farebbe tutto questo volontariamente — o chiederebbe che tali cambiamenti divenissero legge. Poiché non vi è alcun segno di tale ravvedimento, alla fine si troverà di fronte a una reazione democratica molto più grande rispetto a una sola contestatrice che getta coriandoli”, conclude l'autore. E noi non possiamo che sperarlo vivamente...
 
Per la traduzione completa dell'articolo di Foreign Policy si rimanda e si ringrazia Voci dall'estero

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