Francia e Gran Bretagna scaldano i bombardieri. Contro l’Isis? No contro Damasco

Hollande e Cameron sembrano intenzionati a giocare la carta dei raid sulla Siria sfruttando l’onda emotiva che colpisce l’opinione pubblica

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 Francia e Gran Bretagna scaldano i bombardieri. Contro l’Isis? No contro Damasco

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di Sergio Cararo
 
(Direttore di contropiano.org)
 
E adesso tutti vogliono andare a bombardare in Siria. L’opinione pubblica è ormai sufficientemente coinvolta, prima dall’impatto degli “orrori dell’Isis”, poi dalle immagini dei profughi siriani arrivati nel cuore dell’Europa con la foto del bambino morto su una spiaggia turca a fare da immagine-simbolo, ma anche come bulldozer mediatico per mettere a tacere ogni riluttanza e ogni capacità di discernimento. Si va a bombardare in Siria dunque, ma chi e per fare cosa? Dalle dichiarazioni ufficiali si conferma ormai che l’Isis è una solo una sorta di spauracchio a uso e consumo del consenso intorno all’intervento militare che ha come vero obiettivo la destabilizzazione finale del regime di Bashar Al Assad il quale, contrariamente ai pronostici e alla guerra civile scatenata dal paese dalle potenze occidentali e dalle petromonarchie del Golfo, negli ultimi quattro anni è riuscito a rimanere in piedi in una parte del paese.
 
Londra e Parigi stanno infatti scaldando i motori dei bombardieri. Da un lato annunciano l’accoglienza per 15mila  profughi siriani direttamente dai campi, dall’altro intendono iniziare entro ottobre una campagna di raid aerei in Siria. La Gran Bretagna pensa di impiegare i bombardieri Tornado stanziati nella base militare britannica a Cipro e finora utilizzati solo sporadicamente contro i miliziani dell’Isis sull’Iraq. Il ministro britannico George Osborne alla riunione dei ministri del G-20 adAnkara aveva affermato che “un piano per una Siria più stabile e in pace” deve prevedere la lotta contro la “radice del problema: il malvagio regime di Bashar al-Assad e i terroristi dell’Isis”. Dunque i bombardieri inglesi non si dedicheranno solo ai tagliagole dell’Isis ma anche – e secondo noi soprattutto – alle forze armate siriane.
 
Il presidente francese Francois Hollande, ha invece deciso l’avvio immediato di voli di ricognizione sulla Siria che dovrebbero anticipare i bombardamenti dei Mirage 2000 e dei Rafale delle forze aeree francesi. Un esperto militare come Gianandrea Gaiani scrive su Analisi Difesa che “le parole di Hollande lasciano qualche dubbio circa il fatto che il nemico che Parigi vuole colpire sia davvero l’ISIS”, appena due anni or sono i franco-britannici erano entusiasti inviare i oro jet a colpire la Siria di Assad. “A meno che Londra e Parigi non seguano le orme di Ankara con i jet di Ankara che da oltre un mese, con la scusa della guerra all’ISIS, bombardano i curdi, cioè i più fieri avversari dei jihadisti” sottolinea giustamente Gaiani.
 
"L'esodo massiccio di siriani, il fallimento della coalizione nel far retrocedere l'Isis in Iraq o ancora la maggiore presenza militare russa sul campo, stanno facendo lentamente cambiare la posizione francese", commenta Le Monde, ricordando che la Francia già partecipa con alcuni aerei alle operazioni in Iraq della coalizione diretta dagli Usa contro l'Isis. Ma non vuole fare altrettanto in Siria, per non aiutare in questo modo il regime di Bashar al Assad. Parigi invece potrebbe intervenire militarmente in Siria "per questioni di sicurezza interna" e "in tutta indipendenza", avrebbe spiegato una fonte governativa al quotidiano.
 
Ad agosto, il presidente statunitense Barack Obama aveva dato l'autorizzazione alle forze Usa per compiere raid aerei in difesa dei gruppi di ribelli siriani addestrati dagli Usa nell'ambito della sua strategia anti-Isis, ma anche se ad attaccarli fossero state le forze del presidente siriano Bashar al Assad. 
 
La risposta della Russia a questa direttiva di Washigton non si era fatta attendere. I possibili raid aerei Usa per proteggere l'opposizione siriana, secondo il Cremlino, potrebbero destabilizzare ulteriormente la situazione in Siria facendo il gioco dell'Isis. ''Mosca ha sottolineato ancora una volta che l'assistenza, tanto piu' con mezzi finanziari o tecnici all' opposizione in Siria, porta all'ulteriore destabilizzazione del Paese'', aveva dichiarato Dmitri Peskov, portavoce di Putin. ''In sostanza questo porta ad una situazione nel Paese di cui possono approfittare i terroristi del cosiddetto Stato Islamico perche' e' in questo modo che la dirigenza indebolita perde il suo potenziale per combattere l'ulteriore espansione dello Stato Islamico''.
 
Su questa frenesia da bombardamento, contro l’Isis ufficialmente, ma contro le forze di Assad più probabilmente, si innesta l’emergenza profughi con la decisione della Germania di aprire le porte ma solo ai rifugiati siriani. Un dettaglio che, a questo punto, si presta a interpretazioni molto diverse da quelle del diritto di asilo e dell’aiuto umanitario.
 
Ma i governi europei sono ormai “fulminati” sulla via di Damasco e decisi a sfruttare per i propri interessi (in questo caso la destabilizzazione finale della Siria di Assad) l’impatto emotivo derivante dall’emergenza rifugiati che è arrivata nel cuore dell’Europa. Hollande e Cameron sembrano quindi intenzionati a giocare la carta dei raid sulla Siria sfruttando l’onda emotiva che colpisce l’opinione pubblica, scrive Analisi Difesa e cita a tale un proposito alcuni sondaggi, come quello condotto in Francia dalla Odoxa secondo cui il 61% del campione di un migliaio di francesi sarebbe favorevole a un intervento addirittura terrestre contro l’ISIS in Siria, mentre in Gran Bretagna il sostegno a un intervento militare in Siria raccoglierebbe il consenso del 52% consensi pur senza specificare se si tratti intervento aereo o anche terrestre ,secondo un sondaggio pubblicato dal Sun.
 
Da cosa nasce questa accelerazione di Gran Bretagna e Francia? La prima, più che con i partner europei, da sempre gioca le partite in proprio e in raccordo con gli Stati Uniti. La Francia invece intende recuperare sul piano dell’attivismo (e dell’avventurismo) militare il protagonismo e l’autorevolezza che sul piano politico è stata invece incassata dalla Germania. Berlino fa il “beau jeste” dell’accoglienza dei profughi siriani e la Francia va a bombardare la Siria, con una ripartizione di bombe tra tagliagole dell’Isis e soldati siriani che sarà da uno a dieci (una contro l’Isis, dieci contro le forze armate di Assad).
 
In questo contesto desta sorpresa la momentanea prudenza del governo italiano e di Renzi “In Siria c'è un presidente, (Bashar al) Assad, che controlla una parte del territorio. L'Italia non partecipa a iniziative che Francia e Inghilterra hanno annunciato di studiare" ha affermato Renzi intervenendo alla trasmissione Porta a porta. “Quanto avvenuto in Libia con Gheddafi insegna ad avere attenzione a non avere un atteggiamento poco responsabile nell'affrontare la crisi in Siria ed Iraq”, ha sottolineato.
 
Ma negli altri paesi europei (e secondo noi ben presto anche in Italia) c’è una opinione pubblica ormai abilmente frastornata con immagini che non ammettono repliche né discernimento (il piccolo Aylan morto sulla spiaggia), esaltata con la bandiera europea portata in testa alla marcia dei profughi siriani dalla “cattiva Ungheria alla buona Germania”, con l’Inno alla Gioia di Beethoven (che è anche l’inno della Ue) che dilaga nelle amplificazioni delle stazioni, chiede solo che “i governi facciano qualcosa, qualsiasi cosa”. Se poi andranno a bombardare Damasco invece che le postazioni dell’Isis, nessuno ci farà troppo caso.

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