"Fuori dall'euro oltre un milione di posti di lavoro verrebbero persi in Italia". Barlaam sul Sole 24 ore
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Riccardo Barlaam oggi sul Sole 24ore offre l'enesima difesa mainstream all'idea che dalla crisi economica si possa uscire solo con più Europa.
Dopo una critica iniziale alle politiche rigoriste dei paesi del Nord Europa “che stanno cancellando il destino delle giovani generazioni nei paesi del Sud Europa”, l'autore sostiene come bisagna cambiare strategia ma non uscire dall'euro o dall'Europa “come gridano (e grideranno ancora di più nei prossimi mesi) i leader populisti e nazionalisti”, ma “con un coraggio politico non più visto negli ultimi 13 anni sotto la commissione Barroso. Per assurdo, c'è bisogno di più Europa (e non di meno Europa) per tornare a crescere”. La soluzione: maggiori investimenti produttivi, crescita e l'accettazione da parte di Berlino di una politica moetaria espansionistica della Bce.
Dopo una critica iniziale alle politiche rigoriste dei paesi del Nord Europa “che stanno cancellando il destino delle giovani generazioni nei paesi del Sud Europa”, l'autore sostiene come bisagna cambiare strategia ma non uscire dall'euro o dall'Europa “come gridano (e grideranno ancora di più nei prossimi mesi) i leader populisti e nazionalisti”, ma “con un coraggio politico non più visto negli ultimi 13 anni sotto la commissione Barroso. Per assurdo, c'è bisogno di più Europa (e non di meno Europa) per tornare a crescere”. La soluzione: maggiori investimenti produttivi, crescita e l'accettazione da parte di Berlino di una politica moetaria espansionistica della Bce.
In un passaggio Barlaam riconosce la minaccia della deflazione, della disoccupazione (12,2% della popolazione attiva) e dei debiti eccessivi degli Stati, sostenendo come allo stato attuale esistano due soluzioni percorribili: l'uscita dell'euro o una sua rifondazione attraverso una integrazione rafforzata. Ritenendo possibile solo una dissoluzione incontrollata, Barlaam conclude che avrebbe costi altissimi per gli stati nazionali e ricadute recessive globali. Per la Francia, riprendendo quanto dichiarato dall'economista Bavarez, ci sarebbe una caduta del Pil del 20% e la perdita di almeno 1 milione di posti di lavoro, oltre ad una svalutazione del 30% della moneta. In Italia sarebbe anche peggio.
Rimane curioso come Barleem non approfondisca il fatto di come le politiche necessarie per uscire dalla crisi in modo coordinato – mutualizzazione dei debiti, Unione bancaria, aumento salariale e della domanda interna dei paesi del nord, politica monetaria espansiva della Bce – vengono rifiutati e verranno rifiutati in futuro dalla Germania. L'accordo di Grande coalizione raggiunto da socialisti e Merkel in tal senso è emblematico. A questo punto è populismo chiedere un piano B e non lasciar vedere il proprio paese – i redditi delle fasce più basse della popolazione in particolare – morire per colpa dell'euro, Maastricht ed il Mes?
Se siete curiosi di approfondire quello che realmente accadrebbe in Italia in caso di uscita dall'euro vi consigliamo la lettura di quest'intervista al Prof. Francese Jacques Sapir: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=5595;
al Columnist economico del Telegraph Ambrose Evans-Pritchard: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=5960
al Columnist economico del Telegraph Ambrose Evans-Pritchard: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=5960
oltre ad una lettura quotidiana di Goofynomics, blog di Alberto Bagnai


