Gazprom stacca la spina all’Ucraina: niente più gas finché non pagate. Trema anche l’Europa

Le trattative tra Russia e Ucraina sul prezzo per le forniture di gas da qui alla fine dell’anno sono fallite

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Gazprom stacca la spina all’Ucraina: niente più gas finché non pagate. Trema anche l’Europa

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di Eugenio Cipolla

La rottura si è consumata ieri pomeriggio, al termine di un lungo e complesso negoziato che si è risolto in un nulla di fatto. Perché nonostante le pressioni e la mediazioni dell’Unione Europea, le trattative tra Russia e Ucraina sul prezzo per le forniture di gas da qui alla fine dell’anno sono fallite. Le due parti, infatti, non sono riuscite a trovare un’intesa per proseguire sulla via del compromesso. Kiev pretendeva che Gazprom praticasse uno sconto più corposo rispetto a quello proposto dal colosso energetico russo (40$ per ogni mille metri cubi di gas, che avrebbero portato il prezzo finale a 247$) e un accordo annuale piuttosto che trimestrale, come invece proposto dagli emissari di Mosca.
 
Così, da stamattina alle dieci, Gazprom ha interrotto le forniture di gas verso l’Ucraina. «Kiev non pagherà le forniture di gas del mese di luglio e per questo motivo noi non consegneremo loro gas senza che un pre-pagamento», ha detto il capo di Gazprom, Alexei Miller, assicurando che la sua società resterà sulle proprie posizioni anche per i colloqui futuri, previsti nei prossimi mesi. «C'è delusione e frustrazione per il trilaterale sul gas di ieri a Vienna, ma ora l'intenzione è continuare i negoziati a livello tecnico durante l'estate per arrivare a un'intesa a settembre», ha detto il vicepresidente della Commissione Ue, Maros Sefcovic, che ha svolto il ruolo di mediatore nelle discussioni.
 
Perché ora l’Europa sta cominciando a tremare di fronte alle dure prese di posizione della Russia. Sefcovic ha assicurato che non ci sono rischi di approvvigionamenti né per l’Ucraina né per i paesi dell’Ue, parlando di «una situazione molto diversa rispetto a quella dell’anno scorso», e anche Kiev ha fatto sapere che continuerà comunque a garantire il transito del gas russo diretto verso l’Europa attraverso i gasdotti ucraini, ma la realtà dei fatti racconta un’altra storia. Negli ultimi sei mesi l’Ucraina ha ridotto le importazioni di gas dalla Russia del 73,4%, approvvigionandosi essenzialmente grazie al reverse flow concesso da alcuni paesi confinanti come Ungheria e Slovacchia.
 
Il paese guidato da Orban, che negli ultimi mesi si è avvicinato moltissimo a Mosca, allontanandosi dai burocrati di Bruxelles, ha interrotto oggi con grande tempismo le forniture di gas verso Kiev, mentre la Slovacchia ha aumentato il flusso. E’ qui il dilemma che sta divorando molti analisti. Quanto potrà reggere un piccolo paese come la Slovacchia? Sarà in grado di garantire un flusso continuo e il fabbisogno ucraino per l’inverno? La risposta non è affatto scontata. Molti, ricordando che il consumo di gas in Ucraina è diminuito a causa dell’aumento spropositato delle tariffe imposto dal Fondo Monetario Internazionale, sono convinti sì, mentre altri, facendo presente che il paese è ancora impegnato nella guerra in Donbass e che dunque non potrà permettersi di lasciare i propri soldati al freddo e al gelo, pensano l’esatto contrario.
 
A dispetto di quanto dice Sefcovic, comunque, molti esperti russi e ucraini sono invece convinti che la situazione tra Gazprom e Naftogaz sia la stessa dell’anno scorso. «L’Ucraina non sarà in grado di fare a meno del gas russo in vista del prossimo inverno e l’acquisto di gas dalla Federazione russa riprenderà», ha detto Alexei Grivach, vicedirettore del Fondo nazionale di previdenza energetica. «Stiamo vivendo la stessa situazione dell’anno scorso e penso che entro settembre si troverà un accordo», gli ha fatto eco Valentin Zemlyansky, ex addetto stampa di Naftogaz Ucraina.
 
Ma a quale prezzo? Sono due essenzialmente i rischi ai quali sta andando incontro l’Unione Europea. Il primo, forse meno probabile, riguarda il comportamento di Kiev sul gas che attraversa i suoi gasdotti per andare in Europa. L’Ucraina, come già fatto in passato, potrebbe approfittarne per sottrare gas destinato ai paesi Ue e pomparlo nei propri impianti di stoccaggio. Il secondo, molto più realistico, potrebbe essere un’ulteriore aiuto economico a Kiev per affrontare i pagamenti delle forniture concesse da Gazprom. E in questo momento, con la Grecia in default, e un’Unione Europa intransigente agli occhi del mondo intero, potrebbe non essere proprio un grande spot. Per questo i maligni dicono che il rinvio sia stato pilotato dai burocrati europei per prendere tempo. 

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