"Gestione pessima": oltre il 68% degli americani boccia la guerra di Trump contro l'Iran
Secondo un sondaggio nazionale condotto dall'Università del Massachusetts (UMass) Amherst e pubblicato il 1° settembre, il tasso di approvazione del presidente statunitense Donald Trump è sceso al minimo storico del 32%, travolto dalla guerra contro l'Iran e dalle sue pesanti ripercussioni economiche.
Oltre il 68% dei 1.000 intervistati ritiene che Trump abbia gestito male il conflitto, a fronte di appena un 25% che ne approva l'operato. Il tasso di disapprovazione complessivo ha così raggiunto il 64% — con il 54% che disapprova fortemente la sua presidenza — registrando un calo di un punto percentuale rispetto alla rilevazione condotta dallo stesso ateneo lo scorso marzo.
A pesare sulla reputazione del presidente è soprattutto l'impatto economico: l'inflazione legata ai conflitti e i conseguenti effetti a catena sull'economia americana vedono oltre la metà degli intervistati bocciare la gestione finanziaria della Casa Bianca, contro solo il 22% di pareri favorevoli. La disaffezione inizia a intaccare anche lo stuolo di fedelissimi: tra i 262 elettori di Trump interpellati, il 16% ammette che, col senno di poi, avrebbe scelto un altro candidato o preferito l'astensione.
Alexander Theodoridis, co-direttore del sondaggio, chiarisce che non si tratta di un esodo di massa, ma evidenzia "segnali chiari e costanti di erosione" che potrebbero rivelarsi decisivi in una competizione elettorale serrata.
Mentre il conflitto entra nel suo settimo mese — a fronte di un'iniziale previsione di Trump che stimava la durata in un solo mese — la situazione sul campo e sui mercati peggiora:
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Mercati e debito: L'esitazione degli investitori verso i titoli del Tesoro USA ha spinto i costi di finanziamento a lungo termine ai massimi da vent'anni.
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Crisi energetica: La chiusura dello Stretto di Hormuz ha fatto impennare il petrolio Brent oltre i 92 dollari al barile, spingendo al rialzo i prezzi del carburante e riaccendendo le spinte inflazionistiche.
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Tensioni militari e politiche: L'Iran ha ampiamente ricostruito le proprie capacità militari, mantiene bloccato lo Stretto alle navi americane e ha colpito basi statunitensi negli EAU e in Giordania in risposta all'attacco sull'isola di Larak. Contestualmente, la Difesa USA mostra profonde crepe interne: il 31 agosto il Segretario dell'Esercito Dan Driscoll ha rassegnato le dimissioni dopo mesi di attriti con il Segretario alla Guerra Pete Hegseth, diventando il terzo alto funzionario militare ad abbandonare l'incarico da aprile.
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