Gianni de Michelis: "Hanno annullato una classe dirigente e con l'euro attentato alla sovranità nazionale"
Intervista all'ex ministro che firmò Maastricht in "Oltre l'euro": tutto il percorso de l’AntiDiplomatico trova una conclusione editoriale
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Il percorso d’interviste de l’AntiDiplomatico ha trovato una conclusione editoriale grazie alla pubblicazione di “Oltre l’euro” (Arianna edizioni)
All’interno del libro sono presenti tre sezioni. Nella prima, di natura economica, sono evidenziate nel dettaglio tutte le insostenibilità della zona euro grazie ai contributi di:
Yanis Varoufakis, ex ministro delle finanze del primo governo Tsipras in Grecia ed un amico de l’AntiDiplomatico con diverse interviste rilasciate nel corso del 2014.
Ambrose Evans Pritchard, Columnsist del Telegraph. Una delle voci più autorevoli nel panorama finanziario internazionale e con l’onestà di dire prima di altri verità a cui stanno ora approdando in tanti.
Jacques Sapir, economista francese che insegna anche a Mosca e voce accademica più autorevole in Europa nel denunciare i disastri prodotti dalla zona euro nell’Europa del Sud.
Brigitte Granville, economista francese che insegna a Londra ed ex consulente del Ministero economico russo nella fase di transizione del rublo in seguito alla fine dell’Unione Sovietica. Nel testo un utile parallelo con la situazione dell’euro attuale.
Alberto Bagnai. Economista italiano che per primo e con maggiore autevorelezza e forza ha denunciato i soprusi del “peggior sistema monetario della storia”.
Vladimiro Giacché. Economista italiano autore di “Anschluss”. Il rischio che corre l’Italia è di trasformarsi in una nuova Germania Est.
All'interno anche i contributi di Nino Galloni, Piergiorgio Gawronski e Paolo Savona.
La seconda parte, giuridica, è impreziosita dal lavoro scientifico ed accademico dei Prof. Guarino, Carlo Amirante, Francesco Borrelli ed Arienzo, tutti giuristi e scienziati politici di fama che analizzano la perdita di diritti e i rischi del nostro paese nel seguire un modello di globalizzazione fallito e fallimentare che trova nell'euro il suo feticcio maggiore. Di notevole importanza è il contributo di Lidia Undiemi che, per prima in Italia, ha denunciato con forza dal 2012 ha denunciato il “colpo di stato” contro l’Italia esercitato attraverso Mes e Fiscal Compact.
Nella terza parte del saggio di Cesare Sacchetti, firma nota per l’AntiDiplomatico, viene proposta una ricostruzione delle dinamiche che nel 1992 posero fine al virtuoso modello economico italiano, figlio del dopoguerra e che lanciò l’Italia tra le prime potenze industriali europee. Perché mai la magistratura solamente nel 1992 scatenò un’ondata giudiziaria senza precedenti e decise con un colpo di spugna di spazzare via un’intera classe dirigente, seppur responsabile di gravi episodi di corruzione, mentre l’allora Pds fu risparmiato dalle inchieste di Mani Pulite? Maastricht non nacque con una consapevole decisione del popolo italiano, ma venne tutt’al più imposto dopo che era stato creato un clima di caccia alle streghe e di presunte inevitabili rinunce da compiere sulla difesa dello stato sociale.
Il libro si conclude con un'intervista esclusiva mai pubblicata prima dell'ex Ministro degli Affari Esteri italiano che firmò il Trattato di Maastricht, Gianni De Michelis, che torna a parlare dopo diversi anni della fase che ha dato inizio alla stagione di cessione di sovranità del nostro Paese. Il 1992 non è solo l'anno di Maastricht, del resto, ma anche di Mani Pulite, l'inchiesta che di fatto ha distrutto un'intera classe dirigente. Una coincidenza? E qui l'ex Ministro si lascia alle prime rivelazioni: “Non so se quest'operazione fu un modo per favorire il vincolo esterno e la rinuncia alla sovranità del Paese. Ma il risultato è stato esattamente quello: attentare alla sovranità nazionale. Io, personalmente, il 7 febbraio del 1992, in qualità di Ministro degli Esteri, ho firmato il Trattato di Maastricht perché ritenevo che l'Italia sarebbe stato uno dei Paesi che ne avrebbe maggiormente beneficiato. Ma le scelte successive di Prodi con il Patto di Stabilità e le nuove condizioni imposte per l'ingresso dell'euro hanno completamente rivoluzionato quello che avevamo firmato a Maastricht, prendendo così una direzione opposta”. E ancora: “Era stato scelto il parametro del 60% perché il totale del debito pubblico europeo era pari al 57% del Pil complessivo. Il parametro preveniva e limitava il pericolo che tra Maastricht e l'entrata in vigore dell'euro, che avvenne il primo gennaio del 1999, i Paesi potessero fare i furbi e aumentare il loro debito. Per questa ragione l'Italia avrebbe dovuto in quel momento puntare sul debito pubblico comune all'Europa. Ma con l'accettazione del Patto di Stabilità fece l’esatto opposto”. A determinare questo improvviso cambiamento di linea, secondo l'ex Ministro degli Esteri, furono condizionamenti esterni: "ci furono pressioni su Ciampi dalla Germania”.
A nostra domanda precisa, De Michelis giudica poi “possibile” che l'ondata di privatizzazioni del Governo Amato, che di fatto determinò le condizioni con entrare nella zona euro, fosse un attacco voluto da potenze straniere per deindustrializzare l'Italia: “Sì. Questa è un'interpretazione possibile. Il Governo Amato non era un governo tecnico, era un governo politico, ma, nonostante questo, in realtà, si prestò allo smantellamento dello Stato imprenditore, con tutte le privatizzazioni di quegli anni, e il tutto senza neppure intaccare il debito pubblico, utilizzato invece come pretesto per tale operazione”.
Nel libro si trova anche un’interessante introduzione di Paolo Becchi sull’idea storico-filosofica di Europa e le degenerazioni che ha vissuto con l’introduzione dell’euro. La trattazione si conclude con una post-fazione di Paolo Savona dal titolo "Un necessario distinguo".

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