Giordania: Ancora proteste contro i rincari di gas e carburante

La polizia interviene per disperdere la folla. Un morto

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Giordania: Ancora proteste contro i rincari di gas e carburante

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Per il secondo giorno consecutivo le Forze dell’ordine giordane sono intervenute per disperdere i manifestanti che erano scesi nelle principali piazze delle città giordane per protestare contro l’aumento del prezzo del carburante e del gas domestico decisi dal governo del primo ministro Abdullah Nsur.
Ad Amman, la polizia ha sparato gas lacrimogeni per disperdere circa 300 manifestanti che si erano riuniti davanti alla sede del Ministero degli Interni e scandivano slogan contro il regime, considerati illegali secondo la legge giordana.  Nella città meridionale di Tafileh,  i manifestanti avrebbero sparato e ferito quattro agenti. Nella città settentrionale di Irbid,  nel corso di  un attacco contro una stazione di polizia, un uomo armato è rimasto ucciiso in uno scontro a fuoco con le Forze dell’ordine.12 gli agenti rimasti feriti.
Il capo della polizia Hussein Majali ha confermato l’arresto di 158 persone negli ultimi due giorni. Seconfo Majali alcuni ex detenuti hanno sfruttato le proteste per commettere crimini.
"Le forze di sicurezza hanno colpito con il pugno di ferro tutti coloro che cercano di minare la sicurezza del paese. Le manifestazioni pacifiche saranno trattate in modo civile", ha detto ai giornalisti Majali. 
Gli aumenti, ha spiegato il premier, sono necessari per contribuire a ridurre un deficit  di bilancio di 3,5 miliardi di dinari (circa $ 5 miliardi di dollari). Per ridurre l'onere per i poveri, il governo ha detto che pagherà 420 dinari l'anno ($ 592) per le famiglie che guadagnano meno di 10.000 dinari (circa 14.000 dollari) ma questo non ha placato le proteste. 
ll leader dei Fratelli Musulmani giordani, Hammam Said, ha esortato il re Abdullah II ad intervenire per annullare l'aumento dei prezzi. Said ha aggiunto che le elezioni generali del 23 gennaio , che gli islamisti boicotteranno, "dovrebbero essere posticipate, poiché l'attuale atmosfera non è favorevole per tenere una consultazione popolare”.
Nella giornata di venerdì una nuova manifestazione ad Amman ha preso di mira il re Abdullah II, invocando la caduta del regime. La polizia ha impedito ai manifestanti di avvicinarsi al palazzo reale. Al momento non si registrano scontri.
 
 
 
   

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