Giordania: Gli esponenti delle tribù rurali fedeli al Re hanno conquistato la maggioranza dei seggi in Parlamento

Le elezioni sono state boicottate dagli esponenti della Fratellanza Musulmana

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Giordania: Gli esponenti delle tribù rurali fedeli al Re hanno conquistato la maggioranza dei seggi in Parlamento

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Il 23 gennaio si sono svolte in Giordania le prime elezioni parlamentari dopo le riforme introdotte dal Re Abullah II a seguito delle proteste della Primavera Araba che hanno interessato anche la monarchia Hashemita. I cittadini giordani hanno votato per il rinnovo della Camera Bassa del Parlamento, sciolta dal Re lo scorso 10 ottobre. In base alle riforme introdotte, le elezioni sono state monitorate da una Commissione elettorale indipendente, sarà garantita una rappresentanza femminile in seno all’Assemblea e per la prima volta il Re Abdallah II consulterà il Parlamento eletto per la scelta del primo ministro. Sulla regolarità del voto hanno vigilato anche diversi osservatori internazionali.
Le elezioni sono state boicottate dai Fratelli Musulmani, principale forza di opposizione in Giordania, e da altri partiti minori, che chiedono alla Casa regnante una maggiore rappresentanza politica, la revisione della legge elettorale introdotta lo scorso giugno che privilegia il voto tribale a discapito della reale rappresentanza delle forze politiche presenti nel Paese e la rinuncia ad alcune prerogative. Lo scontro politico con la Fratellanza si è acuito con l’ascesa nella regione e in Egitto della Fratellanza Musulmana.
L'assenza degli esponenti della Fratellanza ha ridotto l'elezione ad una sfida tra leader delle tribù rurali filo-governative, figure istituzionali e gruppi imprenditoriali. Secondo i dati  della Commissione Elettorale, la maggior parte dei 150 seggi parlamentari sarebbero andati ai candidati indipendenti e delle tribù rurali fedeli alla Casa regnante.
Sulle elezioni pesa inoltre l’attuale crisi economica che due mesi fa ha spinto Amman a raddoppiare il prezzo del gas, inasprendo lo scontro con la Fratellanza, e a chiedere un prestito al Fondo monetario internazionale in cambio dell’adozione di un pacchetto di austerità. Crisi economica acuita anche dall’afflusso di profughi siriani. Va inoltre considerato il contesto geopolitico in cui è inserita la Giordania, stretta tra la Siria in preda ad una guerra civile dove si teme la possibile ascesa della Fratellanza musulmana e che espone la Giordania ad un confronto con il Qatar, e l’Iraq dove è in corso una protesta sunnita contro il premier sciita al-Maliki.  

La Redazione
 
    

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