Giordania, l'appello di politici e attivisti: "Via le truppe USA dal Paese"
Secondo il New York Times, centinaia di figure politiche, giuristi e attivisti giordani hanno firmato una lettera aperta chiedendo l'immediata cessazione della presenza militare statunitense nel Regno Hashemita. La testata americana ha descritto l'iniziativa come "una rara sfida pubblica al governo" di Amman.
Nella lettera si legge che la presenza delle forze USA espone il Paese a gravi rischi di sicurezza, politici ed economici senza tutelare alcun interesse nazionale, aumentando il pericolo che la Giordania venga trascinata in un conflitto regionale involontario.
Le dichiarazioni dei promotori e la repressione
Tra i firmatari figura il novantenne attivista politico Sufyan al-Tell, che ha spiegato al quotidiano di aver aderto per evidenziare la netta frattura tra le scelte dei governanti e il volere del popolo, contrariato dagli stretti legami della monarchia con Washington e Tel Aviv:
"Come popolo giordano non accettiamo la politica del governo e lo sfruttamento del Paese per difendere Israele. Le nostre capacità non devono servire a questo scopo."
Tell — già arrestato nel 2022 dalle forze di sicurezza per aver pianificato di contestare pubblicamente un discorso del re — ha aggiunto che la lettera continua a raccogliere centinaia di adesioni nonostante la forte consapevolezza dei rischi: "La solita risposta del governo è aprire le porte delle prigioni e arrestarci uno ad uno".
Tensioni al Parlamento di Amman e escalation regionale
Le spaccature interne sono emerse chiaramente anche in ambito istituzionale. Durante una recente sessione del Parlamento giordano, la proposta del deputato Ali al-Khalayleh di esprimere il cordoglio alle forze americane per la morte di alcuni soldati negli attacchi iraniani ha scatenato un acceso scontro in aula, sfociato in urla e accuse da parte di diversi parlamentari nei confronti dell'esercito statunitense.
La protesta pubblica giunge in un momento di forte escalation: la Giordania è diventata bersaglio di un'ondata di attacchi con droni e missili condotti dall'Iran contro i siti militari USA presenti sul territorio. Amman, storicamente alleata di Washington e Tel Aviv, ha messo a disposizione il proprio spazio aereo e le proprie basi per agevolare le operazioni israelo-americane. Proprio nelle ultime ore, le autorità del regno hanno confermato l'intercettazione di nuovi vettori iraniani lanciati a seguito della ripresa dei raid americani contro l'Iran.


