Giornata mondiale libertà di stampa. RSF e l'Analisi del metodo che ignora le stragi di giornalisti a Gaza

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Giornata mondiale libertà di stampa. RSF e l'Analisi del metodo che ignora le stragi di giornalisti a Gaza

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Sembra un ossimoro, è un paradosso.

Di quale libertà di stampa stiamo parlando?
L'Italia "scivola" al 56° posto, ma che significa?
In Italia la cosiddetta informazione mainstream, finanziata da noi cittadini, ormai si regge solo articoli online copia incolla e servizi televisivi molto attenti a fare da megafono al governo Meloni o a fare credere che esiste una falsa alternativa.
In realtà, entrambe le facce della medaglia dicono le stesse cose, offrono le stesse notizie, si autocensurarano con la stessa solerzia senza vergogna.

Altrimenti, rischiano di non lavorare più.

Le testate di re-informazione (o controinformazione che dir si voglia) sono censurate dai canali social, additate come false e complottiste, de-monetizzate, chiuse e sottoposte a costante oscuramento .

Non solo: la testata giornalistica L'AntiDiplomatico da tempo subisce una vera e propria persecuzione, un'aggressione alla libertà di espressione e informazione da parte del giornale concorrente, Open, e in particolare dall'azione di censura operata dal Signor Puente per Meta.

Ma questa "giornata della libertà di stampa" gronda sangue.

Lo stesso rapporto di 2026 RSF Index (Indice RSF 2026 o Indice mondiale della libertà di stampa 2026 elaborato da Reporters Sans Frontières (Reporter Senza Frontiere), scrive:

"Da ottobre 2023, più di 220 giornalisti sono stati uccisi a Gaza dall'esercito israeliano, di cui almeno 70 mentre svolgevano il loro lavoro"

Lo stesso sta avvenendo in Libano.
I giornalisti, quelli veri, non gli inviati chiusi in hotel in attesa di rilanciare le agenzie imposte, quelli che documentano, sono perseguitati e uccisi dai criminali dell'entità sionista.
La stessa entità di occupazione della Palestina ha reso illegale (anche per i giornalisti stranieri) documentare con foto o video le conseguenze degli attacchi iraniani, pena fino a 5 anni di reclusione.

Eppure, il rapporto di RSF anche quest'anno non documenta nulla di tutto questo.
E non lo farà mai.
Andatelo a leggere: vedrete condannate la Russia, la Cina, l'Iran, Cuba, il Venezuela....

Perché?
Perché il metodo di rilevazione è totalmente estraneo alla metodologia di raccolta statistica di dati solidi.
Il mio Prof di Statistica mi avrebbe bocciata...

Si tratta, in sintesi, di una raccolta spuria di dati soggettivi, una miscellanea di sensazioni, impressioni, valutazioni sulle leggi di ogni stato e numero di querele.

Report Senza Frontiere invia un questionario ai suoi partner in vari paesi del mondo: associazioni, gruppi, comitati, altre ONG, singoli giornalisti selezionati ad esclusiva discrezione di RSF.
La lista è secretata, per "tutelare" chi partecipa al sondaggio.
Quindi non è dato sapere di chi siano le opinioni e i voti espressi per giudicare la libertà di espressione della stampa in ogni Paese.
Metodo estremamente discutibile, che nulla ha a che fare con una seria e significativa metodologia sociologica.
Ogni "giurato" ha a disposizione voti da 1 a 10 sui seguenti temi:
Pluralismo, indipendenza dei media, contesto legislativo, censura e possibile autocensura.
Un primo punteggio viene ottenuto attraverso una formula matematica.
È inutile ribadire che si tratta di un metodo assolutamente percettivo, di cui tra l'altro non è dato conoscere il campione né la sua effettiva distribuzione globale. Sappiamo soltanto che si tratta di 18 ONG per la libertà di espressione, con circa 150 corrispondenti tra ricercatori, giuristi, giornalisti e "attivisti per i diritti umani".
Sul punteggio pesano in modo particolare le sanzioni per i reati di stampa, le querele e le intimidazioni denunciate, l'esistenza o meno di un monopolio di stato, il livello di indipendenza dei media pubblici.

Reporter o Cia senza frontiere? 
Ne avevamo parlato qui in tempi  non sospetti: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-reporter_o_cia_senza_frontiere/6_15322/

In guerra la prima vittima è la verità, è un celebre detto attribuito erroneamente ad Eschilo.
Nell'epoca delle fake news e dell'intelligenza artificiale, quanto è facile manipolare la realtà senza neppure dover ricorrere ad artifici sofisticati?
Basta non parlare più di Epstein File, ad esempio, per derubricare la notizia , annullare la priorità e distrarre tutti noi, vittime disarmate del continuo bombardamento infodemico che ci aliena in questa drammatica Matrix da Truman
Show...
 

Agata Iacono

Agata Iacono

Sociologa e antropologa

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