"Giustizia negata": gli esperti ONU chiedono un'indagine indipendente sui 168 bambini uccisi nel raid in Iran
Un gruppo di esperti indipendenti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani ha chiesto ufficialmente l'apertura di un'indagine indipendente sul bombardamento della scuola elementare Shayare Tayebe a Minab, in Iran. A cinque mesi dalla tragedia che il 28 febbraio 2026 ha provocato la morte di 168 bambini e di diversi insegnanti, gli esperti sollecitano Stati Uniti e Israele a fare piena luce sull'accaduto e a rendere pubblici i risultati dei rilievi.
In una dichiarazione congiunta rilasciata venerdì, i funzionari dell'ONU hanno criticato l'opacità con cui Washington e Tel Aviv stanno gestendo il caso:
"Il fatto che gli Stati Uniti e Israele non abbiano reso noti i risultati delle indagini solleva legittimi dubbi sull'equità, l'efficacia e la trasparenza delle procedure. La giustizia ritardata è giustizia negata."
Secondo le informazioni raccolte, l'istituto era una struttura esclusivamente civile, priva di qualsiasi impiego o copertura militare, ed è stato colpito due volte nell'arco della stessa giornata durante l'orario scolastico. Gli esperti hanno sottolineato che le vittime e le loro famiglie hanno diritto alla verità, alla giustizia e a un risarcimento adeguato, ricordando che "definire la morte di civili come un banale errore non cancella gli obblighi sanciti dal diritto internazionale umanitario, né esclude le responsabilità penali individuali".
L'attacco a Minab rappresenta, secondo l'ONU, uno degli episodi più drammatici del fallimento nel proteggere i civili durante le operazioni militari condotte contro l'Iran a partire dal 28 febbraio 2026. L'offensiva ad interim – protrattasi fino al 7 aprile – ha causato la morte di almeno 3.519 persone (tra cui oltre 500 donne) e il ferimento di più di 33.000 civili, oltre a provocare devastazioni diffuse a infrastrutture protette come ospedali e scuole.
L'ONU esorta pertanto la comunità internazionale e i paesi d'influenza a intervenire per fermare l'escalation e prevenire una catastrofe umanitaria ancora peggiore, ribadendo che il divieto di uso della forza contro la sovranità di uno Stato resta un pilastro fondamentale dell'ordinamento internazionale.


