Gli attacchi statunitensi al Venezuela lanciano un allarme per la governance globale: editoriale del Global Times

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Gli attacchi statunitensi al Venezuela lanciano un allarme per la governance globale: editoriale del Global Times

 

Di Global Times – Pubblicato: 4 gennaio 2026, ore 22:51


Lanciare un attacco militare contro un Paese sovrano in nome della “applicazione della legge” e catturare con la forza il presidente di un altro Stato facendo leva su una potenza schiacciante: si tratta di uno scenario talmente oltraggioso che persino gli sceneggiatori di Hollywood farebbero fatica a immaginarlo. Eppure Washington lo ha reso realtà sotto gli occhi del mondo, sconvolgendo la comunità internazionale. Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres si è detto profondamente allarmato, avvertendo che questa mossa costituisce “un pericoloso precedente”, mentre il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha affermato che tali azioni rappresentano “il primo passo verso un mondo di violenza, caos e instabilità”. Nel giro di un giorno, molti Paesi nel mondo hanno condannato il comportamento egemonico degli Stati Uniti. Anche la maggior parte degli alleati di Washington ha espresso la propria riluttanza a sostenere l’operazione, ribadendo la necessità di rispettare il diritto internazionale.

Secondo diverse fonti, gli Stati Uniti si sono dichiarati pienamente soddisfatti sia del processo sia dei risultati dell’operazione militare. Tuttavia, ciò che la comunità internazionale osserva sono gli enormi danni e i gravi pregiudizi causati da tale azione. Washington ha posto la sua cosiddetta accusa federale al di sopra dell’autorità del diritto internazionale, sostituendo i mezzi diplomatici con la violenza militare. In sostanza, ha elevato la legge della giungla del “potere fa diritto” al di sopra delle norme internazionali e dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite. Da quando le tensioni tra Stati Uniti e Venezuela si sono intensificate, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha convocato riunioni di emergenza per discutere la situazione nei Caraibi. Molti Paesi hanno sottolineato la necessità di rispettare il diritto internazionale, ma tali richieste sono state completamente ignorate da Washington. Questo atteggiamento riflette chiaramente l’egemonia in stile statunitense che prevale sul multilateralismo.

L’azione militare ha inoltre arrecato gravi danni alla pace in America Latina e nei Caraibi. Geograficamente distante dai principali focolai di conflitto, la regione è stata a lungo considerata una delle più pacifiche al mondo. Per questo, i 33 Paesi dell’America Latina e dei Caraibi difendono con forza la pace conquistata a fatica: non a caso, nel 2014 la Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici ha dichiarato la regione “zona di pace”. Oggi, però, la continua escalation delle azioni militari statunitensi sta portando le fiamme della guerra in questo territorio. Questa volta è toccato al Venezuela — ma chi sarà il prossimo? Il presidente cileno Gabriel Boric ha espresso il sentimento diffuso in gran parte dell’America Latina affermando: “Domani potrebbe essere chiunque”. Si immagini: se una grande potenza può, grazie alla sola forza militare, aggirare tutte le procedure e ricorrere alla forza contro un altro Paese a proprio piacimento con il pretesto di “combattere il crimine”, arrivando a colpire persino leader di Stati sovrani, quale Paese potrebbe davvero garantire la propria sicurezza? In tale contesto, gli attacchi statunitensi contro il Venezuela non rappresentano solo una questione regionale, ma mettono in luce l’urgente necessità di correggere le carenze della governance globale.

Le azioni militari statunitensi contro il Venezuela hanno dunque lanciato un serio allarme per la governance globale. Questa crisi in escalation — oltre a riflettere il persistente bullismo degli Stati Uniti verso l’America Latina — deriva anche dallo squilibrio del sistema di governance mondiale, che ha favorito il proliferare dell’egemonia. L’attuale equilibrio di potere internazionale è profondamente mutato, ma le riforme del sistema di governance globale sono rimaste a lungo indietro, lasciando ai Paesi in via di sviluppo una rappresentanza e una voce gravemente insufficienti. In questo contesto squilibrato, le potenze egemoniche possono violare le regole senza subire vincoli efficaci, mentre i Paesi in via di sviluppo faticano a proteggere i propri diritti e interessi attraverso meccanismi internazionali equi. La detenzione forzata di Maduro da parte degli Stati Uniti è stata possibile, almeno in parte, proprio perché gli attuali meccanismi di governance mondiale mancano di strumenti efficaci in grado di imporre costi reali ai comportamenti egemonici.

La storia ha già dimostrato che la conquista militare e il saccheggio delle risorse non portano stabilità, ma seminano i germi di nuovi conflitti. Come ha osservato un professore citato dal quotidiano britannico The Guardian, è “molto raro” che gli interventi statunitensi nella regione siano seguiti da “pace, tranquillità, stabilità e democrazia”. In qualità di membro fondatore delle Nazioni Unite, membro permanente del Consiglio di Sicurezza e Paese ospitante della sede dell’ONU, gli Stati Uniti non hanno sostenuto l’ordine internazionale, ma ne hanno minato le fondamenta, violando le norme delle relazioni internazionali e indebolendo la struttura della governance globale. Nel frattempo, il cosiddetto “intervento in stile americano” ha lasciato dietro di sé problemi duraturi per la pace e lo sviluppo regionali, ha aggravato l’onere della governance mondiale e ha aumentato i costi di gestione. Le reazioni globali dimostrano chiaramente che il tentativo degli Stati Uniti di riaffermare la propria autorità nell’emisfero occidentale attraverso azioni contro il Venezuela è stato respinto dalla stragrande maggioranza dei Paesi, confermando la tendenza irreversibile verso il multilateralismo e il diffuso consenso in favore dell’equità e della giustizia.

Lo scorso anno, la Cina ha proposto l’Iniziativa per la governance globale, che sostiene con chiarezza i principi dell’uguaglianza sovrana, dello Stato di diritto internazionale, del multilateralismo, dell’approccio incentrato sulle persone e dei risultati concreti. L’attuale crisi venezuelana mette in evidenza la lungimiranza, la rilevanza strategica e l’urgenza di questi cinque principi fondamentali. Essa dimostra che l’umanità costituisce una comunità dal destino comune e che l’egemonismo rappresenta un nemico condiviso da tutta l’umanità. L’unico modo per la comunità internazionale di eliminare alla radice il terreno su cui cresce l’egemonismo è unirsi saldamente in difesa del diritto internazionale, dell’equità e della giustizia, lavorando insieme per riformare la governance globale e creare un ambiente stabile volto a garantire prosperità duratura a tutti i Paesi.

*Traduzione de l'AntiDiplomatico

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