Gli Stati Uniti rivelano per la prima volta di disporre di armi nello spazio
Per la prima volta gli Stati Uniti hanno riconosciuto ufficialmente di disporre di armi nello spazio. La rivelazione è arrivata da Troy Meink, segretario dell’Aeronautica statunitense, durante l’apertura della conferenza «Air, Space & Cyber 2026» dell’Air & Space Forces Association, tenutasi a National Harbor, nel Maryland.
«Oggi continuiamo a garantire la nostra prontezza ad affrontare la sfida delle minacce in continua evoluzione, ovunque esse si presentino», ha dichiarato Meink nel suo intervento. Poi la frase decisiva: «Ecco perché la Space Force dispone ora di armi di controllo spaziale in orbita in grado di difendere le forze congiunte dall’azione ostile degli avversari». Il segretario non ha fornito dettagli tecnici, limitandosi a definire l’annuncio «importante dal punto di vista della deterrenza».
Nel corso della sessione di domande e risposte, Meink ha evitato di entrare nel merito, sottolineando che la formulazione delle sue dichiarazioni era stata «molto ben ponderata». «È di fondamentale importanza che manteniamo il nostro predominio, non solo nell’aria ma anche nello spazio», ha aggiunto, secondo quanto riportato da Air & Space Forces Magazine.
Secondo il Washington Post, che cita un funzionario statunitense, la tecnologia evocata da Meink potrebbe includere la capacità di «neutralizzare» un satellite nemico qualora venga utilizzato per colpire truppe americane o un satellite degli Stati Uniti. Una precisazione che non chiarisce la natura dei sistemi dispiegati, ma ne suggerisce la portata.
Il quadro giuridico internazionale non vieta in assoluto la presenza di armi nello spazio: il divieto riguarda le armi di distruzione di massa, non i sistemi convenzionali. È su questa zona grigia che si è progressivamente spostata la competizione tra grandi potenze. La Space Force fu istituita nel 2019 da Donald Trump, durante il suo primo mandato, con la descrizione dello spazio come «il più recente teatro di guerra al mondo». Nel 2025 l’amministrazione ha poi annunciato i piani per il Golden Dome, un sistema di difesa missilistica a più livelli — comprendente intercettori spaziali — destinato a proteggere l’intero territorio degli Stati Uniti.
Lo scorso marzo, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha condannato quella che ha definito «la militarizzazione dello spazio», sostenendo che il Golden Dome «rappresenta una minaccia significativa per la stabilità strategica». Dagli anni Duemila, Stati Uniti, Cina, India e Russia hanno testato armi antisatellite. Nel novembre 2021, l’esercito russo ha distrutto con successo un satellite spia di epoca sovietica ormai fuori servizio. Il Ministero degli Esteri russo dichiarò allora che l’operazione era stata condotta nel rigoroso rispetto del diritto internazionale e che non era diretta contro alcun Paese in particolare.
Ora, con l’ammissione di Meink, la corsa agli armamenti spaziali entra in una fase nuova: non più solo sperimentazione o deterrenza dichiarata, ma presenza operativa di armi in orbita. Una soglia che, fino a oggi, nessuna potenza aveva rivendicato pubblicamente.


