Gli Usa hanno sostenuto la guerriglia islamista del Caucaso del Nord. I dettagli rilevati

In un'intervista all’emittente Rossiya-1, Putin ha svelato alcuni dettagli delle manovre Usa per destabilizzare Mosca

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Gli Usa hanno sostenuto la guerriglia islamista del Caucaso del Nord. I dettagli rilevati

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di Eugenio Cipolla


Mentre i media occidentali sono troppo impegnati a domandarsi quali e quante mail del presidente Usa Barack Obama siano cadute nelle mani di Mosca, che da diverso tempo, attraverso abili hacker, ha iniziato una intensa cyber-guerra con Washington, dalla Russia arriva una notizia davvero troppo importante per essere ignorata: agli inizi del 2000 gli Stati Uniti sostennero la guerriglia islamista del Caucaso del Nord.
 
A rivelarlo ieri è stato lo stesso Vladimir Putin, il quale nel corso di una lunga intervista concessa all’emittente Rossiya-1 per il documentario “Presidente”, dedicato ai suoi 15 anni a capo della Russia, ha svelato alcuni dettagli delle manovre Usa per destabilizzare Mosca. «Una volta – ha raccontato Putin – i nostri servizi segreti hanno registrato contatti diretti tra i militanti del Caucaso del nord e i rappresentanti dei servizi speciali Usa in Azerbaijan. A dire il vero li aiutarono pure con il trasporto e gli spostamenti», sostenendo che i terroristi non devono mai e ovunque essere sostenuti per risolvere questioni geopolitiche transitorie.
 
Quando Putin sollevò la questione all’allora presidente Usa, George W. Bush, venne rassicurato dal suo interlocutore, il quale gli promise che avrebbe preso i responsabili dei suoi servizi d’intelligence “a calci nel sedere”. Dieci giorni dopo, però, l’Fsb venne informata «dalla controparte americana del suo diritto a sostenere tutte le forze dell’opposizione in Russia», inclusi i separatisti islamici del Caucaso.   
 
Il leader del Cremlino ha anche espresso la sua delusione riguardo la volontà dell’Occidente di vedere una disgregazione della Russia ai tempi del secondo conflitto nel Caucaso. «I miei colleghi, molti tra presidenti e primi ministri, mi dissero successivamente che avevano deciso da soli la fine dell’esistenza della Russia nella sua forma attuale. L’unica domanda che mi pongo oggi è cosa sarebbe successo in quel caso e quali conseguenze ci sarebbe state».  
 
Il presidente russo è poi tornato sulla questione della Crimea, rivendicando di aver fatto la scelta giusta. «Non mi pento di nulla – ha sottolineato – la cosa più importante per noi è stata capire cosa voleva davvero la gente in Crimea. Restare con l’Ucraina o venire con la Russia? Se la gente voleva tornare con noi, evitando di farsi governare da neo-nazisti e nazionalisti di Bandera, non avevamo il diritto di abbandonarli». Per Putin non è stata «una questione strategica, dovuta alla posizione della Crimea sul Mar Nero, ma un elemento di giustizia storica».
 
Tuttavia, ha aggiunto, ieri come oggi la Russia deve difendere i propri interessi geopolitici e gli altri paesi devono capirlo. «E’ necessario che i nostri partner comprendano questo aspetto. Ciò non toglie che dobbiamo rispettarci a vicenda, cercare un equilibrio, delle soluzioni reciprocamente accettabili». 

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